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Irene De Arcangelis per “la Repubblica”
Sentiva di essere un boss filosofo. Tanto da aprire il suo profilo Facebook con la frase: «Passerà. E la tua prova si trasformerà in trionfo». Probabile allusione alle due diverse guerre di camorra che aveva dichiarato, appena ventiseienne, contro clan rivali di grosso calibro e ventennale esperienza criminale. Presuntuoso, aveva scritto: «Il destino non ha potuto fare altro che abbassarsi ai miei piedi, ciò che voglio lo raggiungo».
Comandare, dare ordini, inviare messaggi ai fedelissimi secondo le regole della camorra ai tempi dei social network. Ieri quel canale web si è fermato. Walter Mallo, emergente capocosca già fornito di uno dei più classici status symbol della mala — viveva con un pitone in casa, subito sequestrato — è stato arrestato dai carabinieri su ordinanza di custodia cautelare dell’Antimafia. Associazione mafiosa e armi.
In realtà l’escamotage per neutralizzare il rampante criminale, considerato dagli investigatori il promotore di due diverse faide esplose a Napoli negli ultimi mesi. Perché Mallo aveva dichiarato guerra ai Lo Russo di Miano e i Vastarella del rione Sanità, dove qualche settimana fa — si sospetta — sarebbe stato proprio Mallo a organizzare il raid in un circolo privato con un bilancio di due morti e tre feriti.
Nell’ordinanza eseguita ieri non c’è cenno della vicenda, si ricostruisce invece la faida con i Lo Russo grazie alle intercettazioni ambientali. Mallo è stato buttato giù dal letto in un appartamento di rione Don Guanella occupato abusivamente.
Tre ore dopo due falsi carabinieri hanno bussato alla porta di un pregiudicato agli arresti domiciliari e quando l’uomo — Luca “CioCio” Ciotola — ha aperto, lo hanno ucciso con venti colpi di pistola. Un delitto che rientra, in parte, nelle indagini sulle faide volute da Mallo. Ma anche in questo caso la scoperta viene fatta grazie a Facebook. Perché la vittima dell’omicidio era suo amico sul social network. E poche ore prima di morire aveva scritto sul profilo: «Buone notizie».
Mallo non è il primo aspirante boss a farsi pubblicità su Fb. Lo fa con frasi come «Vengo dalla vecchia guardia quella fatta da uomini con valori nascosti, la loro umiltà mi e stata trasmessa e la porterò avanti sempre... il sangue onorato vincerà», e annunci criptici come «Signori e signore presto assisteremo al terzo pentimento del disonore».
Foto con un look intellettuale, occhiali che nascondono in parte la lacrima tatuata sotto l’occhio destro. E intanto i messaggi ai suoi: «La vittoria è sempre nel pugno di pochi. Provare a preparare questa squadra di eroi è il segreto di ogni vittoria».
Quando i giornali scrivono delle sue imprese criminali, lui commenta, con tanto di errore di grammatica: «Cattiverie fatte da infami inutili e calugne scritte da giornali falliti». Infine il messaggio sul profilo di un amico ammazzato: «Sono stati infami e la pagheranno».
Boss autorevole e saggio. Immagine ben diversa da quella che fornisce la madre Addolorata durante gli sfoghi con le amiche senza sapere di avere le cimici nascoste in casa. La donna è vedova di un ex boss della camorra vecchia scuola ucciso anni fa. Rimpiange quei tempi, disprezza il comportamento del figlio.
Dice: «Stanno facendo proprio tarantelle grosse, guai grossi, sparano quaggiù… una bambina di quattro anni stavano colpendo. Ma che stiamo scherzando? Manco se fosse
uscito pazzo. Ma chi ne ha idea delle stupidaggini che fanno questi qua?... Danno fastidio a tutti.
Comandano a casa mia, comandano a casa della gente estranea, comandano la gente di mezzo alla strada… tutte le cose comandano. Tutti loro comandano. Speriamo che se lo arrestano non lo fanno uscire...».
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