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    IL CINEMA DEI GIUSTI - “METTETEVE A SEDE CHE VE FACCIO CAGÀ SOTTO”, È LA FRASE INIZIALE DI LILLO. CI SIAMO. E’ ARRIVATO IL PRIMO MONSTERS MOVIE COATTO DI QUEL CHE RESTA DELLA COMMEDIA ITALIANA, ANZI ROMANA MISCHIATA CON UN PO’ DI CINEPANETTONISMO PRE-NATALIZIO. NON SARÀ UN CAPOLAVORO (NO, NON LO È), MA FA PIUTTOSTO RIDERE, ANZI RIDE, QUESTO “UNA FAMIGLIA MOSTRUOSA” DIRETTO DA VOLFANGO DE BIASI… VIDEO


     
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    Marco Giusti per Dagospia

     

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    “Metteteve a sede che ve faccio cagà sotto”, è la frase iniziale di Lillo. Ci siamo. E’ arrivato il primo monsters movie coatto di quel che resta della commedia italiana, anzi romana mischiata con un po’ di cinepanettonismo pre-natalizio. Non sarà un capolavoro (no, non lo è), ma fa piuttosto ridere, anzi ride, questo “Una famiglia mostruosa” diretto da Volfango De Biasi, che lo ha scritto assieme a Filippo Bologna, Tiziana Martini e Alessandro Bencivenni e che poggia tutto, ma davvero tutto, sulla forza dei suoi attori truccati da mostri o da coatti romani.

     

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    Da una parte c’è una famiglia di veri mostri. Il babbo vampiro Vladimiro, un Massimo Ghini, bravissimo, con erre moscia, elegante un po’ blasé, la mamma strega Brunilde, Lucia Ocone, perfetta, lo zio Nanni, rincojonito ma superdotato, un po’ Creatura di Frankenstein un po’ Zio Fester, Paolo Calabresi, super, una nonna fantasma, Barbara Bouchet, sempre grande, una figlioletta vampiretta, Sara Ciocca. E un figlio lupo mannaro, Cristiano Caccamo, belloccio, il più normale di tutti, che si è innamorato, guarda un po’ con una bella ragazza romana, Luana ma si fa chiamare Luna, Emanuela Rei, che appartiene alla famiglia dei romani cafoni.

     

    Che è appunto l’altra famiglia, non meno mostruosa della prima, anzi. Composta dal padre Nando, Lillo, strepitosa, la mamma coatta, Ilaria Spada, giustissima, che si sente un po’ psicologa perché ha fatto un corso (“5 mila euro di master in psicologia, ma ci ritornano tutti” spiega Lillo), il nonno rincojonito, addirittura Pippo Franco, grande ritorno al cinema comico, che Lillo introduce con uno strepitoso “Cornicioni Paride, quando inizia a parlà è peggio di un gatto attaccato ai coglioni”. Ora che vi ho detto il cast vi ho detto quasi tutto. Perché Lillo, Ocone, Ghini, Pippo, Calabresi, vanno a ruota libera, hanno buone battute e non sono limitati da nessun tipo di tentativo di effetto speciale o di complessità autoriale.

     

    una famiglia mostruosa di volfango de biasi foto di chiara calabr una famiglia mostruosa di volfango de biasi foto di chiara calabr

    Il film ha una storia davvero, ma davvero minima. I due ragazzi si amano, aspettano un bambino, mostro o normale importa?, e devono fare incontrare le famiglie nel castelli dei vampiri. “Sarà na legnata de imu!?” domanda Lillo, che poi cerca anche di progettare una piscina nel parco della villa da bravo immobiliarista romano cafone. “Stiamo bene a soldi, ma mica pisciamo dalle ginocchia”, è la battuta più oscura di Lillo.

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    Povero, volgarissimo, sempliciotto nella sua parodia immediata come ai tempi d’oro del cinema basso italiano, il film offre il suo meglio nella rilettura romana moderna della vita dei mostri del passato, nella traduzione immediata dei tic di oggi, l’instagram dei mostri, lo specchio parlante visto come un megaschermo da cellulare, e nel confronto tra le due famiglie. I comici trionfano, Pippo Franco e Barbara Bouchet sono estremamente graziosi, Lillo domina la scena. Non ci so’ cazzi. In sala dal 24 novembre.

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