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“NON HO CAPITO GLI ITALIANI CHE HANNO PROTESTATO CONTRO L’INTERVENTO DI TRUMP. SI RENDONO CONTO DI COME SI VIVE IN VENEZUELA? MIA MADRE E MIA SORELLA FURONO RAPITE. NON HO MAI RIAVUTO I LORO CORPI” - PARLA AINETT STEPHENS, L'EX MODELLA VENEZUELANA CHE TRA IL 2004 E IL 2014 HA CONDOTTO DIVERSI PROGRAMMI TV IN ITALIA: “VENNI IN ITALIA CON IL CONTRATTO DA BADANTE, PER IL RUOLO DI 'GATTA NERA' RICEVEVO TANTE LETTERE D’AMORE- LA DESTITUZIONE DI MADURO? AVREI SPERATO IN NUOVE ELEZIONI RAPIDE: MI CONSIDERO UNA RIVOLUZIONARIA DI DESTRA, NON HO MAI AVUTO PAURA DELLE MIE IDEE E INFATTI TEMO DI NON POTER PIÙ TORNARE NEL MIO PAESE" – IL GRANDE FRATELLO, LO STALKER, GLI ATTACCHI DI PANICO E…
Elvira Serra per il Corriere della Sera - Estratti
Ai tempi del Mercante in Fiera era il sogno erotico di grandi e piccini.
Cosa facevano?«I bambini mi mandavano i loro disegni. Mi capita ancora di essere riconosciuta per strada da giovani uomini che ammettono di essersi presi una cotta per me da piccoli».
E gli adulti?
«Scrivevano lettere d’amore. O mi facevano trovare mazzi di fiori e piccoli regali nello studio dove registravo».
Gli anni d’oro di Ainett Stephens, 44, venezuelana, vanno dal 2005 al 2014, quando il suo volto (e il suo fisico da Venere nera) si impose su programmi come Real Tv , Il mercante in fiera , Chiambretti Supermarket . La rivista Fox Uomo la volle per il primo calendario italiano con una donna di colore: in origine le modelle dovevano essere due, una bianca e una nera, ma lei convinse tutti e lo fece da sola. Era il 2005: a Milano nasceva la «Naomi Campbell d’Italia».
Ha conosciuto l’originale?
«Ci siamo viste un paio di volte a Saint-Tropez. E comunque, tra festival ed eventi, era facile incrociarsi. Essere paragonata a lei, icona di stile e di bellezza, modello per tutte le donne afro discendenti, non poteva che essere un vanto per me».
Dov’è nata?
«In Venezuela, di fronte ai Caraibi
Da bambina cosa sognava di diventare?
«La giornalista d’inchiesta.È ancora il mio sogno: vorrei aprire un canale YouTube per parlare dei casi di cronaca».
(...)
Però è un grande onore che la Fondazione Vittorino Colombo mi abbia chiamata l’8 maggio scorso per moderare un convegno sulla transizione venezuelana post Maduro.
Io mi considero una rivoluzionaria di destra, non ho mai avuto paura delle mie idee e infatti temo di non poter più tornare nel mio Paese».
Che effetto le ha fatto la destituzione di Maduro?
«Avrei sperato in nuove elezioni rapide, anche perché non mi sembra che sia cambiato molto: la guardia nazionale continua a fermare e ad arrestare le persone per strada. Ma non ho proprio capito i manifestanti italiani che hanno protestato contro l’intervento di Trump. Si rendono conto di come si vive in Venezuela?».
Lei lo sa. Sua madre e sua sorella furono rapite.
«È successo nel 2004, avevo 22 anni. I loro corpi non sono mai stati ritrovati. Fu arrestato un uomo che era stato visto con loro prima della scomparsa, ma rimase in carcere solo per due giorni».
Spera ancora di rivederle?
«Non succederà su questa terra. Ho il rammarico di non essere tornata a casa, quel Natale. Ma con mia madre eravamo d’accordo che era meglio spedirle i soldi, piuttosto che spenderli nel viaggio. Lei aveva 45 anni, mia sorella 27».
Suo padre è ancora lì?
«Sì, assieme a un’altra mia sorella avvocato. Gli altri li avevo fatti venire tutti in Italia quando ho cominciato a lavorare bene. Vorrei far arrivare anche lui entro la fine dell’anno, ormai non ci vediamo dal 2012».
Quanti anni aveva quando è arrivata in Italia?
«Diciannove. Ero andata prima a Verona, dove viveva una mia connazionale. Lì ho conosciuto un bravissimo ragazzo, al quale voglio tuttora bene. Insieme decidemmo di trasferirci a Roma».
L’aiutò lui ad avere il permesso di soggiorno?
«Sì, mi fece un contratto da badante. Per sé. Quando mi accompagnò in Questura, il funzionario scoppiò a ridere. Ma i contributi da badante mi furono pagati tutti!».
Nel suo Paese era arrivata quarta a Miss Venezuela.
«In realtà terza. E la cosa mi fece molto ridere perché ai tempi giocavo a basket a livello agonistico e il mio allenatore mi rimproverava sempre perché sculettavo, quando andavo a prendere la palla: “Stephens, qui non siamo a Miss Venezuela!”».
(…) in Venezuela avevo sofferto il bullismo».
Lei?
«Sì, era quasi una vergogna essermi amico. Se per sbaglio certi compagni mi sfioravano, alle elementari, poi mi accusavano di averli macchiati di nero. Magari lo avevano sentito dai genitori».
Come arrivò il successo?
«Da Roma andai a Milano, sempre con lavori da hostess. Mi proponevo alle agenzie dello spettacolo, ma dicevano che non avrei mai avuto successo perché ero nera. Finché non conobbi Paola Benegas, che disse subito: tu diventerai famosa. Grazie a lei ho fatto il calendario per Fox Uomo ».
Cos’ha comprato con i primi guadagni?
«La casa. E ho fatto arrivare i miei fratelli».
Al Mercante in Fiera diventa la Gatta Nera. Come andò?
«Avevo partecipato al programma di Teo Mammuccari Mio fratello è pakistano come valletta, per una puntata, e il regista aveva apprezzato le mie risposte veloci. Così mi fece fare il provino per Real Tv : fu un successo. Il Mercante in Fiera arrivò poco dopo».
(…) E Chiambretti?
«Con lui bisogna saper stare al gioco, e io non sono permalosa per nulla. Durante una puntata feci uno stacchetto sexy davanti a Eto’o: se ne parlò per un pezzo».
Ha conosciuto Berlusconi?
«No, mai».
Chi l’ha emozionata di più?
«Nessuno. Ma avrei fatto carte false per conoscere Michael Jackson».
Conoscenze inattese?
«In un locale a New York incontrai Denzel Washington. Ero con un’amica, lui si incuriosì e venne a presentarsi. Ci siamo sentiti qualche volta. E poi il rapper Young Jeezy. Lui l’ho conosciuto per caso a Miami in un ristorante e siamo andati a far festa».
Nel 2015 ha sposato l’imprenditore Nicola Radici. Il regalo più bello?
«È venuto con me in Venezuela per prendere due dei miei fratelli. È stata la sua prova d’amore più grande».
Avete un figlio, Cristopher.
«È un bambino autistico amatissimo dal padre e dalla madre: lo abbiamo molto desiderato. Anche se io e Nicola non stiamo più insieme, lui è la nostra priorità».
Quando ebbe la diagnosi?
«Lui aveva due anni. Mi ero accorta che parlava pochissimo, così lo portai dal neuropsichiatra. Oggi non parla spontaneamente, chiede solo quello che vuole: l’acqua, il cibo, il bagno. Fa la quinta elementare, ha una bravissima insegnante di sostegno. Purtroppo la cambia ogni anno».
La preoccupa il suo futuro?
«Dopo la diagnosi ho pianto molto. Ma mi sono accorta che non vedergli fare le stesse cose degli altri bambini era un problema solo mio, non suo. Non guardo troppo avanti, perché il futuro non lo posso cambiare (…)
Come è stato separarsene per il Grande Fratello Vip, nel 2021?
«È stata la peggiore esperienza televisiva, proprio per il distacco da mio figlio. Ma mi sono resa conto che gli aveva fatto bene: dopo, l’ho trovato più indipendente».
Risvolti negativi della notorietà?
«Le attenzioni sgradite. Ho dovuto denunciare uno stalker, che è stato arrestato. A causa sua ho iniziato ad avere attacchi di panico. Però poi ho pensato: ho responsabilità troppo grandi verso mio figlio, non posso permettermi di farmi abbattere da uno stalker».
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AINETT STEPHENS IL MERCANTE IN FIERA
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