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Aldo Grasso per il “Corriere della Sera”
È tornato «Storie maledette», con tutto il suo carico di racconti foschi, di scavi nel torbido, di indagini negli abissi della psiche (Rai3, ore 23.50). Chissà perché un programma che affronta la «nera» come fosse un morboso feuilleton appassiona così tanto. E soprattutto, chissà se Franca Leosini, autrice e narratrice del programma, avrebbe mai immaginato di diventare un personaggio di culto per un fan club di spettatori in preda alla doppia lettura (quelli che amano la raffinatezza del cattivo gusto; la sensibilità camp gode delle cose, non le giudica).
La prima ad accorgersi del suo potenziale è stata, anni fa, Paola Cortellesi: da lì, è stato tutto un fiorire di apprezzamenti per il suo lessico aulico, per i colpi di sopracciglio con cui accompagna l’eloquio, per la sua cofana laccata. Il delitto di sabato sera (per fortuna stavolta solo un tentato omicidio) si svolgeva nell’ambiente upper class della lirica. Protagonista dell’intervista era Daniela Del Monaco, contralto che ha accoltellato il marito Claudio, figlio del celebre tenore Mario, con cui ha vissuto un amore molto turbolento.
Inutile dire che Leosini ci è andata a nozze, sfrucugliando nella loro storia per farne emergere i minimi dettagli, dagli inizi fino al drammatico finale. Tutto in un modulare continuo di toni, in un incessante passaggio dal ruolo di poliziotta buona a quello di poliziotta cattiva: «Del Monaco è Del Monaco, ma lei non è certo una trovatella raccattata per le strade del mondo!»; «Diciamocelo, il suo obiettivo era quello di abbordare uno dei fratelli Del Monaco?». Un lento crescendo fino al definitivo: «È stato allora che lo ha colpito come fosse un bersaglio senz’anima?». Non è solo l’assassino a rigirare il coltello nella piaga.
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