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L’INTERVISTA CHE ORNELLA VANONI HA CONCESSO A CAZZULLO È UNA SORTA DI TESTAMENTO SPIRITUALE” - ALDO GRASSO IN LODE DI “UNA GIORNATA PARTICOLARE”: "VANONI HA SEMPRE SAPUTO SQUARCIARE I VELI DELL’IPOCRISIA E DEL PERBENISMO, MA QUI LO HA FATTO PONENDO IL SIGILLO DI QUALCOSA DI UNICO". "IL SUO RAPPORTO CON STREHLER: DI FRONTE A QUELL’UOMO CHE LA TRATTAVA COME UN PINOCCHIO DA PLASMARE, TROVA IL CORAGGIO DI ANDARSENE. CAZZULLO LASCIA CADERE UN NOME, ‘COCAINA’. DI QUELLA POLVERE BIANCA ERA STANCA…" - VIDEO

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Estratto dell’articolo di Aldo Cazzullo per il “Corriere della Sera”

 

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L’intervista che Ornella Vanoni ha concesso a Aldo Cazzullo, registrata un mese fa, non è solo un’ultima confessione. È qualcosa di più, una rarità per la televisione: è una sorta di testamento spirituale («Una giornata particolare», La7). […]

 

Non è la prima volta che Ornella Vanoni ci stupisce per la sua franchezza, per come ha sempre saputo squarciare i veli dell’ipocrisia e del perbenismo, ma qui lo ha fatto ponendo il sigillo di qualcosa di unico, quintessenza di una spregiudicata coscienza della vita.

 

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Ne fa fede il suo rapporto con Giorgio Strehler, che all’epoca del loro incontro aveva fama di genio.

 

Anche nelle dichiarazioni d’amore: «Farò la più bella regia della mia vita perché adesso ci sei tu», le disse. «Quella dichiarazione è stata una deflagrazione, non capivo cosa fosse l’amore, è arrivato come un dardo, ha squassato la mia corazza. In quel momento sono nata io, è nata Ornella».

 

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Ma poi, di fronte a quell’uomo che la trattava come un Pinocchio da plasmare, che da legno l’aveva trasformata in donna trova il coraggio di andarsene, non sopportando più i suoi vizi. Cazzullo lascia cadere un nome, «cocaina».

Di quella polvere bianca era stufa, era stanca. Lo aveva seguito, l’aveva provata ma, a un certo punto, aveva detto basta. Non con il tradimento passeggero con Renato Salvatori, che all’epoca viveva alla corte di Luchino Visconti, ma con la sua determinazione.

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Quello che l’intervista svela, accompagnata da splendide fotografie, è che Ornella Vanoni, a differenza di molte sue colleghe famose (Mina, Milva, Iva Zanicchi, Orietta Berti…) apparteneva alla buona borghesia milanese, aveva un tratto quasi naturale di disincanto, come se il suo pensiero fosse proiettato sempre in avanti.

Parla di tutto, del padre, dei suoi amori, delle sue delusioni, delle sue sofferenze, di Milano, della religione, della morte in una sequenza di meditazioni segretamente collegate.

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