festival cannes 79

LA CANNES DEI GIUSTI - SIAMO ALLE SOLITE. CHI VINCE? A NASO SE LA BATTONO "FATHERLAND” DI PAWEL PAWLIKOWSKI, “MINOTAUR” DI ANDREÏ ZVYAGINTSEV, "LA BOLA NEGRA” DI JAVIER CALVO E JAVIER AMBROSSI, “SOUDAIN” DI RYUSUKE HAMAGUCHI, "FJORD” DI CRISTIAN MUNGIU, “NOTRE SALUT". METTEREI NEL GRUPPO ANCHE “COWARD” DI LUKAS DHONT - TRA I CANDIDATI ALLA CAMERA D’OR, LA MIGLIOR OPERA PRIMA, VEDO CHE RISPUNTA "LA GRADIVA" - TANTISSIME LE POSSIBILI MIGLIORI ATTRICI, TRA GLI ATTORI SPUNTA OVVIAMENTE RAMI MALEK PER “THE MAN I LOVE” 

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Marco Giusti per Dagospia

 

BRADLEY FIOMONA

Siamo alle solite. Chi vince a Cannes? A naso se la battono “Fatherland” di Pawel Pawlikowski, che vanta la coproduzione italiana della Our Film di Lorenzo Mieli e Mario Gianani. E sia per loro, sia per il martoriato cinema italiano sarebbe un bel colpo.

 

Minotaur” di Andreï Zvyagintsev“. "La bola negra” di Javier Calvo e Javier Ambrossi, che ha appena scatenato una guerra tra Mubi, A24 e Netflix, che si volevano assicurare i diritti del film, e ha vinto Netflix pagando ben 5 milioni di dollari, che non sono i 17 pagati da Netflix per “Club Kid” di Jordan Firstman, ma comunque tanto per un film europeo.

 

“Soudain” di Ryusuke Hamaguchi, già pronto per la distribuzione italiana di Teodora e Tucker Film, con Park Chan Wook presidente di giuria, ha parecchie chances di vincere un premio importante.

 

“Fjord” di Cristian Mungiu con Sebastian Stan e Renate Reinsve ha le carte in regole come minimo per vincere la miglior sceneggiatura. Fa parte dei ben nove film che ha portato sulla croisette la potente Neon, che vanta sei Palme d’Oro negli ultimi anni. “Notre salut” di Emmanuel Marre piace molto in Francia e ci racconta il fascismo quotidiano ai tempi di Vichy e del Maresciallo Pétain.

 

SIEMPRE SOY TU ANIMAL MATERNO

Metterei nel gruppo anche “Coward” di Lukas Dhont, appena comprato da Mubi, storia d’amore gay durante la Grande Guerra.

 

Tra i candidati alla Camera d’Or, la miglior opera prima, vedo che rispunta “La gradiva”, girato a Pompei da Marine Atlan, coprodotto da Angelo Barbagallo per Bibi Film, già vincitore del primo premio alla Semaine de la critique.

 

Tantissime le possibili migliori attrici, solo rimanendo in Francia, ci sarebbero Adèle Exarchoupolos, Virginie Efira, Léa Seydoux, che ha ben due film.

 

Ma non dimentichiamo una strepitosa Sandra Hüller in “Fatherland”, molto amata da tutti. Tra gli attori spunta ovviamente Rami Malek per “The Man I Love” di Ira Sachs, magari potrebbe farcela anche Gilles Lellouche per “Moulin” di Lazlo Nemes. La Queer Palm è stata già assegnata.

 

fatherland 3

Non sarà stato facile perché i candidati erano tantissimi, tra lesbo per ragazze, lesbo per signore borghesi, lesbo per signore anziane, gay in guerra, gay ai tempi dell’Aids, scrittori gay che sembravano etero, ma erano gay e si nascondevano dietro i personaggi femminili dei loro film, ecc.

 

Su tutti ha vinto il divertente horror “Teenage Sex and Death at Camp Miasma” di Jane Schoenbrun con Maika Monroe e Gillian Armstrong. Con regista lei/loro in giacca cravatta e gonna.

 

A Un Certain Regard vince il primo premio “Everytime” dell’austriaca Sandra Wollner, dramma familiare al femminile dove il suicidio inaspettato di una ragazza scatena una complessa ricostruzione del nucleo familiare, una madre, una sorella piccola, un fidanzato che non è riuscito a evitare la tragedia. Non è un film facile, ma è quello che rispetta di più i tempi difficili che vivono i nostri figli.

la bola negra 9

 

Il Prix du Jury va a “Les éléphants dans la brume” del regista nepalese esordiente Abinash Bikram Shah dedicato a una comunità transgender del Nepal. Il Prix spécial du jury al bel film di animazione “Le corset” di Louis Clichy, animatore anche alla Pixar. Migliore attore è Bradley Fiomona Dembeasset in “Congo Boy” di Rafiki Fariala coprodotto da Rai Cinema.

 

minotaur 6

Il premio della migliore attrice va alle tre protagoniste, Marina de Tavira, Daniela Marin Navarro e Mariangel Villegas del film costaricano “Siempre soy tu animal materno” di Valentina Maurel. Fra i rarissimi film di ambientazione borghese sui disagi della famiglia. 

marco giusti

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