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“CASSANO MI INSULTA, SE LO TROVASSI PER STRADA PENSEREI: ‘PORACCIO, CHE FINACCIA’" – POI, SENZA NOMINARLO, FABIO CARESSA INFILZA LELE ADANI: “C'È CHI NON GLI DICE NIENTE, MA RAPPRESENTA LA RAI ANCHE QUANDO LAVORA ALTROVE. SE UNO RAPPRESENTA IL SERVIZIO PUBBLICO, SIAMO SICURI CHE QUEST'AZIENDA ACCETTI CHE UN SUO RAPPRESENTANTE IMPORTANTE SIA PRESENTE SETTIMANALMENTE IN UN POSTO DOVE SI INSULTANO PESANTEMENTE E REGOLARMENTE LE PERSONE SENZA CHE LUI DICA NIENTE?” - VIDEO

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Luca Bertelli per roma.corriere.it

fabio caressa

«Ivan Zazzaroni gli ha risposto in modo forte, Cruciani anche, ma io cosa devo dire?», inizia così Fabio Caressa - sul proprio canale youtube - rispondendo alle richieste di molti suoi fan che lo invitano a una reazione dinanzi agli attacchi ricevuti da Antonio Cassano.

 

Stavolta, però, il giornalista entra nel merito della questione e una risposta, ficcante pur con toni pacati, c'è. Chiarissima. «Se voi camminaste su un marciapiede e dall'altro lato della strada trovaste uno che vi insulta in modo sgangherato, che fareste? - dice Caressa - Vi fermereste a parlarci? Ma no... Lo guardereste in faccia e pensereste: "Poraccio, che finaccia. Ma così ti sei ridotto?».

 

Caressa non parla esplicitamente di Adani, ma è evidente il riferimento all'ex difensore nella seconda parte del suo intervento: «Piuttosto il pensiero è un altro - continua - Noi siamo personaggi pubblici che rappresentano dei brand, io lo faccio per Sky e Radio Deejay ad esempio: la mia faccia è associata a quel brand e devo tenerne conto nelle cose che faccio pubblicamente, per la mia parte rappresento quell'azienda.

nicola ventola daniele adani antonio cassano

 

Se uno rappresenta il servizio pubblico, che ha decenni di storia gloriosa di comunicazione e giornalismo e ha insegnato alla mia generazione come si fa questo mestiere, siamo sicuri che quest'azienda accetti che un suo rappresentante importante sia presente settimanalmente in un posto dove si insultano pesantemente e regolarmente le persone senza che lui dica niente? Anche lui poi ogni tanto insulta qualcuno.

 

Ogni azienda ha delle regole di comportamento: io non do lezioni a nessuno, però non basta cambiare cappello, perché i brand che rappresentiamo, ovunque andiamo, li portiamo sul petto come i marchi delle squadre».

 

 

 

 

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