DAGOREPORT - CHE VISIBILIA IN VIA SOLFERINO! “SANTANCHÈ CEDE A MELONI”, TITOLAVA COSÌ A CARATTERI…
“LA NOTTE DELL’OSCAR SI ADDORMENTÒ. GLI LASCIAI UN BIGLIETTO SUL FRIGO PER DIRGLI CHE AVEVA VINTO “LA GRANDE BELLEZZA” - CARLO VERDONE RACCONTATO DAL FIGLIO PAOLO, DIRIGENTE ALLA SIAE: “A CASA IMITA PARENTI E AMICI. AL TELEFONO SI FINSE L’AGENTE DI TOTTI E MI DISSE: 'TI VUOLE LA ROMA'" – LA VOLTA IN CUI FECE LA COMPARSA IN "GALLO CEDRONE", L’AGENTE DI YOKO ONO CHE LO REDARGUI’ ALLA MOSTRA DEL FUTURISMO, L’IPOCONDRIA (“QUESTA COSA NON ME L’HA TRASMESSA. MA ANCORA OGGI, SE PRENOTO UNA VISITA MEDICA SENZA AVVERTIRLO, SI ARRABBIA”) - "A TAORMINA PER I NASTRI D’ARGENTO. IN ALBERGO, ALLE SEI DEL MATTINO, SENTIMMO BUSSARE ALLA PORTA: CARABINIERI. CI PRESE UN COLPO. APRIMMO E…"
Valerio Cappelli per il “Corriere della Sera” - Estratti
Paolo è nato a Roma nel 1987, mentre sua sorella Giulia è del 1986, ed è una donna molto riservata. Perciò a parlare del loro papà è lui. Sono i figli di Carlo Verdone.
Paolo, il primo ricordo di suo padre?
«A casa facevamo in salotto i tiri in porta, e ogni volta rompevamo un vaso o una cornice. A quel punto io correvo a distrarre mia madre mentre papà provava faticosamente a ricomporre l’oggetto. Poi le vacanze estive che facevamo da piccoli, con mia sorella Giulia e nostra madre Gianna, a Sabaudia. Papà girava i film, ci raggiungeva nel fine settimana e col motorino “Ciao” portava a turno me e mia sorella in pasticceria a fare colazione con i maritozzi».
E invece il ricordo di un viaggio?
«A Los Angeles, nella villa a Beverly Hills di Vittorio Cecchi Gori e Rita Rusic, durante le vacanze di Natale del 1999. Ci vennero a prendere all’aeroporto con una limousine.
La casa era immensa, piscine, cinema, campi da tennis. Io all’epoca giocavo, mi organizzarono una lezione con un maestro che, così mi dissero, aveva allenato Agassi. Era tutto grande, enorme. Quella vacanza l’ho vissuta come un parco giochi».
Che papà è?
«Partecipe, molto apprensivo, anche se non ci veniva a prendere a scuola tutti i giorni si informava di come fosse andata la giornata».
Anche lei ipocondriaco?
«Questa cosa non me l’ha trasmessa. Ma ancora oggi, se prenoto una visita medica senza avvertirlo, si arrabbia».
I suoi si separarono presto.
christian de sica paolo giulia carlo verdone
«Non ho molti ricordi dei miei genitori insieme nella stessa casa, ma so che fu una separazione molto civile. E non hanno mai divorziato».
I film di suo padre a cui lei è più affezionato?
«Maledetto il giorno che t’ho incontrato e Sono pazzo di Iris Blond , dove sul set a Bruxelles feci i capricci perché girava di notte ma volevo restare lì, ero curioso di vederlo nella scena in cui bacia un’attrice: Andréa Ferréol. Poi sono affezionato a C’era un cinese in coma, col tempo è stato rivalutato. Papà venne a casa dopo l’uscita del film per dirci “non so cosa succederà in futuro, magari sono entrato nella fase calante della mia carriera”. Girava quasi un film all’anno, tra quello e il successivo ne passarono tre».
Ha mai fatto la comparsa?
«Sì, diverse volte, la prima in Gallo Cedrone . C’è una scena in cui papà va dalla zia, una monaca di clausura, per chiederle dei soldi in prestito, inventandosi una bugia. Uscendo dal convento si accorge che nella sua spider decappottabile si infila un ragazzino che gioca a guidare. Gli urla: “Ao, a regazzì , vattene va! Ma guarda ‘sti ragazzini de oggi come sono cafoni e maleducati.” Ero io».
Suo padre era famoso per gli scherzi che faceva a tutti.
«Ne fece uno anche a me. A 10 anni giocavo a calcio nel Valle Aurelia. Davanti a papà feci una doppietta. In casa siamo romanisti. La mattina dopo una persona al telefono sosteneva di essere l’agente di Totti, di avermi visto giocare e di volermi convocare a Trigoria per un provino. Ma la voce era dello sceneggiatore di papà, Pasquale Plastino. Poi prese la cornetta papà, “Paolo è uno scherzo, sono io!!”. Rimasi di sasso. Mi chiese scusa ma restai offeso, lo perdonai solo quando mi portò a conoscere Totti per davvero».
(...)
A casa vi ha mai rifatto i suoi personaggi?
carlo verdone con i figli giulia e paolo
«Più che i personaggi ci divertiamo a vederlo imitare parenti e amici. I suoi film li rivediamo insieme in tv, nel weekend, in campagna dove suoniamo anche il blues, io la chitarra e lui la batteria».
Allora le ha trasmesso la passione per la musica.
«Mi ha fatto conoscere la grande musica, anni 60 e 70. Naturalmente Jimi Hendrix».
Ricorda un concerto con suo padre?
«Tantissimi. Grazie a lui ho conosciuto dietro le quinte Jeff Beck, Roger Waters, Crosby, Nash, Springsteen. Il concerto di Paul McCartney al Colosseo è il ricordo più emozionante. Su un maxischermo proiettavano degli sms che il pubblico inviava a un numero in forma anonima.
Papà ne mandò uno: Paul McCartney sei grande come Totti. Apparve sullo schermo e ci fu un’ovazione. Mi sono sempre divertito all’idea che nessuno sapesse che l’autore era Carlo Verdone. Ho anche un bel ricordo legato a John Lennon, che ovviamente non ho potuto conoscere, ma...».
Ma?
«Nel 2009 sua moglie Yoko Ono tenne una mostra di immagini multimediali e installazioni per il centenario del Futurismo, la passione di mio nonno Mario. In un angolo c’era un anonimo tavolino con sopra poggiati un paio di occhiali. Vi misi sopra il bicchiere che avevo in mano. Si precipitò da me l’agente di Yoko Ono per redarguirmi: questa è un’opera d’arte, mostri rispetto. Volevo nascondermi dalla vergogna, ma lei vide la scena e notò il mio imbarazzo. Mi rincuorò, restammo a parlare per un quarto d’ora».
Suo padre è nella Grande bellezza, per cui Sorrentino vinse l’Oscar.
«Già alla lettura della prima bozza del copione mi disse che secondo lui era un capolavoro. La notte degli Oscar la seguimmo in tv. Il problema di mio padre è che non è in grado di modificare orari e abitudini serali. A una certa ora, prima del verdetto, andò a dormire. Rimasi sveglio io, gli feci trovare un biglietto attaccato al frigo con la notizia.
Lo ha incorniciato e messo nella casa di campagna».
Il peso del cognome?
«Mai sentito. Ho il privilegio di vivere esperienze uniche. Certe cose più semplici, come fare una passeggiata o mangiare tranquilli al ristorante, sono più complicate».
Lei da bambino è mai stato geloso di suo padre?
«Geloso no, però una volta ho avuto paura. Ero piccolo, lo accompagnai ad un evento in suo onore a Vasto, in Abruzzo. Mai vista così tanta gente, non riuscivamo ad aprire la portiera dell’automobile. Mi sono aggrappato alle sue gambe. E una volta usciti, mi sono perso nella folla, sentivo papà gridare il mio nome, anche io lo chiamavo ma non riuscivamo a raggiungerci».
A scuola i suoi compagni la tormentavano chiedendo l’autografo di papà?
«Non particolarmente. Mia madre sin dall’asilo iscrisse me e mia sorella alla scuola tedesca. Molti compagni erano stranieri e non sapevano bene chi fosse Carlo Verdone.
Ma di aneddoti con i fan ne ho tanti.
Ero con lui a Taormina per i Nastri D’Argento. In albergo, alle sei del mattino, sentimmo bussare alla porta: carabinieri. Aprite. Ci prese un colpo. Aprimmo: “Scusate per il disturbo, tra poco siamo in servizio ed è l’unico momento in cui possiamo chiederle una foto”. Papà la fece in maglietta e mutande».
Suo nonno Mario è stato saggista di cinema.
paolo sorrentino servillo ferilli verdone
«Sul letto di morte mi fece un discorso: Paolo, la fama non è un obiettivo, resta un uomo retto, la tua dignità è l’unica cosa che conta. Nato povero e orfano di guerra, ci ha trasmesso il senso dell’etica. Se c’è una cosa di cui andiamo orgogliosi, io e mia sorella Giulia, che fa la dietologa (ed è riuscita nell’impresa di far dimagrire mio padre) è che mettiamo il massimo impegno in ciò che facciamo».
Lei che lavoro fa?
«Sono dirigente alla Siae, responsabile della divisione che gestisce il diritto d’autore per diversi repertori, tra cui teatro, lirica, opere letterarie e arti figurative».
E una cosa di suo padre di cui lei è orgoglioso?
«Quando è stato sindaco di Roma per un giorno, il 17 novembre. Compiva gli anni. Vederlo al Campidoglio mentre teneva un discorso con la fascia tricolore è stata una grande emozione. I momenti più belli? Per lui l’abbraccio dei bambini a Villa Gordiani e la torta di compleanno al centro anziani a La Storta».
E adesso cosa desidera?
«Che sia meno pressato e si diverta, che faccia cinema finché vuole ma anche altro, come condurre un programma alla radio sulla musica con ospiti e amici. Papà è una miniera di aneddoti e ricordi».
Di cosa parlate?
«Non solo di cinema e musica, spesso di politica, ci scambiamo consigli su libri e autori. Da adolescente gli feci conoscere le opere di Zygmunt Bauman (...)
Lo vedi che la cosa è reciproca?
giulia verdone carlo verdone paolo verdone
paolo e carlo verdone
carlo verdone con il figlio paolo foto di bacco
paolo verdone foto di bacco
PAOLO SORRENTINO E CARLO VERDONE - PRIMA DI ROMA SANTA E DANNATA
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