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Marta Serafini per “corriere.it”
Buone notizie in arrivo per i fan dei messaggi diretti su Twitter, in gergo DM, ossia le conversazioni private tra utenti della piattaforma. Da oggi nelle conversazioni non c’è più il limite dei 140 caratteri, che rimane invece nei post pubblici.
La novità arriva per le app Android e iOS, su twitter.com, TweetDeck e Twitter per Mac. Poi l’aggiornamento continuerà a livello globale nelle prossime settimane. “Ciascuna delle centinaia di migliaia di Tweet che viene scambiato su Twitter ogni giorno è un’opportunità per ogni utente di scatenare una conversazione su quello che sta succedendo nel suo mondo. E’ per questo motivo che abbiamo fatto numerosi cambiamenti relativi a Messaggi Diretti negli ultimi mesi”, si legge in un comunicato diffuso dalla società di San Francisco.
La novità è stata introdotta dopo che Twitter ha allargato la possibilità di inviare messaggi diretti anche agli utenti che non sono nostri follower e pare un ulteriore passo della piattaforma nel tentativo di contrapporsi a Facebook che tra Messenger, il social network stesso e WhatsApp detiene ormai il monopolio delle conversazioni.
Tuttavia la piattaforma – che di recente ha visto un cambio al vertice con l’allontanamento di Dick Costolo dalla posizione di Ceo e il ritorno di Jack Dorsey – deve affrontare numerosi problemi. Tra questi le richieste dei governi sui dati degli utenti che si fanno sempre più pressanti e numerose.
Secondo l’ultimo Report diffuso da Twitter nei primi sei mesi del 2015 le domande ricevute dal social sono state 4.363. Rispetto al semestre precedente, la cifra segna un incremento del 52%, il più alto mai registrato da quando la compagnia ha iniziato a pubblicare il suo report sulla trasparenza, nel 2012. Il nuovo rapporto dà conto anche delle richieste di rimozione su Periscope per violazione del copyright (altro fronte caldo): 1.391 tra aprile e giugno. La maggior parte delle domande sono arrivate come di consueto dagli Usa: 2.486,esaudite nell’80% dei casi. Al secondo posto il Giappone con 425 richieste, seguito dalla Turchia con 412, nessuna delle quali esaudita. L’Italia ha avanzato 43 domande di informazioni sugli account, ottenendo risposta nel 16% dei casi.
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