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Il nuovo presidente del Centro sperimentale di cinematografia, lo sceneggiatore Stefano Rulli, fortemente voluto dal ministro Lorenzo Ornaghi e festeggiato da tutta la cine-sinistra al suo arrivo nel palazzo di via Tuscolana, nel prossimo cda del 10 dicembre intende nominare Emiliano Morreale capo della Cineteca nazionale.
Un incarico prestigioso, anche di forte impronta simbolica. Un suggerimento di Alberto Barbera avrebbe contato nella scelta, ma il direttore della Mostra di Venezia smentisce recisamente ogni intervento e raccomandazione in materia. Però è stato interpellato.
Il quasi quarantenne Morreale fa il professor universitario, è saggista di cinema, membro della commissione di selezionatori dello stesso Barbera alla Mostra di Venezia, è allievo storico di Goffredo Fofi. Fa mille altre cose ancora. Eppure il Conservatore della Cineteca, il cui compenso è di 90 mila euro all'anno per un quadriennio, dovrebbe dedicarsi esclusivamente, in un Paese normale, a quel lavoro: essendo un importante ruolo istituzionale da svolgere a tempo pieno. In pratica sarebbe opportuno andare a lavorare ogni mattina al Centro e occuparsi di restauri, rassegne, recuperi, valorizzazione dei film archiviati, acquisizioni di diritti cinematografici.
Il direttore uscente, Enrico Magrelli, che fu nominato sotto la gestione di Francesco Alberoni per il rotto della cuffia, grazie al sostegno di Pupi Avati, allora consigliere d'amministrazione del Centro (Csc), in modo da stoppare la designazione di Pino Farinotti, difficilmente rientrerà nella partita. C'è chi gli rimprovera di essersi dedicato a un po' troppe cose: vice di Marco Müller alla Mostra di Venezia, vice di Felice Laudadio al festival di Bari, membro della commissione ministeriale per i film di interesse culturale nazionale, animatore di "Hollywood Party" su Radio3, conduttore di conferenze stampa per Medusa, Raicinema, Universal e Warner Bros. L'uomo, in effetti, è molto eclettico e capace.
Sarebbe auspicabile, però, che chi è a capo della Cineteca nazionale non s'occupasse altro che della Cineteca nazionale. Purtroppo siamo in Italia. Dove, forse vale la pena di ripeterlo, Caterina d'Amico, appena nominata preside del Centro sperimentale di cinematografia (sempre a 90 mila euro all'anno) dopo aver ricoperto lo stesso incarico in tempi non troppo lontani, non ha ancora rassegnato le dimissioni da direttrice della romana Casa del Cinema. Dicono che non abbia nessun intenzione di farlo, neanche a febbraio come in un primo momento promesso. I cinque consiglieri del Csc, tra i quali il severissimo Aldo Grasso, non hanno nulla da obiettare?
ENRICO MAGRELLI
lorenzo ornaghi
caterina-d'amico
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