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IL CINEMA DEI GIUSTI - “C’È ANCORA UNA PARTE SANA IN QUESTO PAESE CHE ’A FREGNA GLI PIACE”, E’ SOLO UNA BATTUTA DELL’ULTIMO FILM DI PUPI AVATI, “NEL TEPORE DEL BALLO” – NEL FILM CHE SEMBRA UN MISCHIONE DELLA TRAGICA STORIA DI ENZO TORTORA E DEL CINEMA DELLE TANTE PICCOLE STORIE D’AMORE DI GIOVENTÙ DELLO STESSO AVATI, SI PASSA DALL’ITALIA DEGLI ANNI ’70 IN QUEL DI JESOLO COI BAGNINI SCOPATORI ALL’ITALIA DI OGGI, METTENDO IN SCENA PUNTE MASSIME DI TRASH TV - UNA GALLERIA HORROR DOVE TROVIAMO UN BRUNO VESPA, PASCAL VICEDOMINI, JERRY CALÀ E UNA SGUAIATA GIULIANA DE SIO CHE SEMBRA UNA VERSIONE HARD DI BARBARA D’URSO… - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
MASSIMO GHINI GIULIANA DE SIO nel tepore del ballo
“C’è ancora una parte sana in questo paese che ’a fregna gli piace”, grida la Morta, celebre conduttrice televisiva considerata poco attiva come ascolti, interpretata da una scatenata Giuliana De Sio, all’altrettanto celebre conduttore televisivo – penso Rai - Gianni Riccio interpretato da un Massimo Ghini con capelli mogano (“Bel colore” gli dicono le truccatrici).
E’ solo una battuta dell’ultimo film di Pupi Avati, “Nel tepore del ballo”, scritto assieme al figlio Tommaso e nato da un’idea di Marco Molendini. Cosa faremmo senza il cinema di Pupi Avati e il suo folle desiderio di fare cinema come si faceva negli anni’50?
pupi avati sul set di nel tepore del ballo
A Bari, presentando il film al Teatro Petruzzelli per il Bif&st, cito Michele Anselmi, ha dichiarato “Ormai chi pensa il cinema come lo penso io… be’ siamo una minoranza”. Non credo che faccia parte di una minoranza. Penso che, nel bene e nel male, faccia parte di un mondo dove ormai è rimasto solo lui a costruire in maniera così antica e artigianale i suoi film.
Anche Marco Bellocchio, di un anno più giovane, costruisce i suoi film in maniera artigianale, ma non può certo permettersi scivolamenti verso il trash, lo stracult, come spesso capita nei film di Pupi Avati. E non lo dico in maniera solo negativa. Perché credo che, al di là dei diversi status critici, uno degli aspetti più curiosi del cinema di Avati sia questo continuo civettare col cinema di genere come si faceva negli anni ’70, quando si era affacciato per la prima volta al cinema.
Che funziona bene con l’horror e il fantastico, meno bene nel cinema sentimentale contemporaneo. Ma non ha mai perso, dopo tanti anni, il desiderio di andar volutamente contro le regole del buon cinema, come ai tempo de “La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone” e “Bordella”.
massimo ghini e isabella ferrari in nel tepore del ballo 1
Così, in questo “Nel tepore del ballo”, che sembra un mischione della tragica storia di Enzo Tortora, diventata serie proprio grazie a Bellocchio questa stagione con “Portobello”, e del cinema delle tante piccole storie d’amore di gioventù dello stesso Avati, si passa, attraverso le disavventure di un conduttore televisivo di successo, il Gianni Riccio di Massimo Ghini, dall’Italia degli anni ’70 in quel di Jesolo coi bagnini scopatori all’Italia di oggi, mettendo in scena punte massime di trash televisivo.
bruno vespa in nel tepore del ballo
Una galleria horror dove troviamo un Bruno Vespa presentatore di “Porta a porta”, Pascal Vicedomini come Pascal Vicedomini, un Jerry Calà nei panni di se stesso che si rifiuta di farsi un selfie col protagonista per non sputtanarsi, una sguaiata Giuliana De Sio che sembra una versione hard di Barbara D’Urso.
Sarà lei a urlare al protagonista dopo tre vaffanculo e tre coglione (coglione… coglione… coglione) un terribile “Questa era la tua ultima occasione, testa de cazzo!!!”, per aver rifiutato in diretta il suo invito a tornare all’unica cosa che sapeva fare, la tv orrenda che vediamo tutte le sere. Non so che idee abbia Pupi Avati della tv di oggi. E se la veda. Credo che sia ancora peggio di come la descrive.
massimo ghini nel tepore del ballo
L’eroe del suo film, prima di finire in galera perché legato a una truffa sul modello del Madoff dei Parioli che gli costerà la carriera, progettava una serie di programmi colti dove potesse citare Alda Merini o addirittura le poesie di Pascoli, come gli suggerisce il suo manager, Sebastiano Somma, che sembra ormai un vecchio attore americano.
La crisi di Gianni Riccio, insomma, è precedente al suo arresto. E viene da lontano. Coinvolge una madre che è morta dandolo alla luce perché incinta del bagnino bello di Jesolo, Raoul Bova, un padre assente che è morto troppo presto mentre andava a sposarsi in Germania, una zia, Lina Sastri, che lo ha cresciuto e ancora veglia su di lui, una vecchia fiamma, Isabella Ferrari, che magari ancora ci cascherebbe.
In fondo tutta la vita di Gianni Riccio, presentatore di successo, ruota attorno alla voce registrata della mamma che non ha mai conosciuto. E’ un film sul passato e sulla morte. Non troppo allegro, ma onesto nella sua ideazione e costruzione.
isabella ferrari nel tepore del ballo
Con un Massimo Ghini disperato che cerca di aggrapparsi a qualcosa e di ritrovare una sua integrità anche nei momenti più duri del carcere. Bruno Vespa, incredibilmente, è bravissimo a far Bruno Vespa. Isabella Ferrari un filo troppo tragica, la De Sio stracultissima. Ma perché lanciarlo contro “Il diavolo veste Prada 2”?
massimo ghini nel tepore del ballo
GIULIANA DE SIO nel tepore del ballo
massimo ghini e bruno vespa nel tepore del ballo
massimo ghini nel tepore del ballo
massimo ghini e isabella ferrari in nel tepore del ballo 2
raoul bova nel tepore del ballo
nel tepore del ballo 1
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