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Jonathan O’Callaghan per http://www.dailymail.co.uk/
struttura in acciaio rinforzato
Negli anni ’80 l’Unione Sovietica scrisse un capitolo della storia spaziale poco conosciuto, portando in orbita con successo lo Space Shuttle del progetto “Buran”. Presto però il programma fu interrotto a causa dei tagli al budget e le navicelle spaziali furono abbandonate alla polvere e alla ruggine.
Uno degli shuttle Buran fu distrutto dal crollo dell’hangar in cui si trovava nel 2002, ma altri due modelli sono ancora intatti e Ralph Mirebs è andato a fotografarli a Baikonur, in Kazakistan. Dentro un hangar nei pressi del cosmodromo di Baikonur, ancora utilizzato per il lancio dei razzi Soyuz, si trovano gli shuttle “Burya” e “OK-MT”.
Le somiglianze con lo Space Shuttle della Nasa sono evidenti, un po’ perché era il modo migliore di costruire un veicolo spaziale, un po’ perché si crede che fosse il frutto dello spionaggio sovietico. Come quelli della Nasa, anche gli shuttle Buran avevano il motore nella parte posteriore e due ali per l’atterraggio.
Il programma iniziò ad essere sviluppato nel 1976 ma dopo un volo nello spazio senza equipaggio nel 1988, il progetto venne accantonato in vista della dissoluzione dell’URSS nel 1993. L’hangar delle immagini misura 132 metri in lunghezza per 62 di altezza, le porte di 42 per 36 metri consentivano allo shuttle di uscire e rullare fino alla rampa di lancio.
Per proteggere gli shuttle dalle esplosioni che potevano verificarsi sulla rampa di lancio, posta a poca distanza, l’hangar fu costruito in acciaio rinforzato ed era anche una “camera bianca” senza traccia di polvere e porte sigillate.
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