DAGOREPORT! UNA BIENNALE FUORI DI TETTA! – FLASH, IMPRESSIONI E IMMAGINI DALLA BIENNALE CHE NON…
IL DIVANO DEI GIUSTI/1 – CHE CI VEDIAMO STASERA? IO MI SONO SPARATO SU SKY LE PRIME DUE PUNTATE DI UNA NUOVA SERIE CRIME-COMEDY-CAMORRA, “ROSA ELETTRICA” (USCIRANNO L’8 MAGGIO SU NOW). LA SCENEGGIATURA MI SEMBRA PIENA DI BUCHI E DI COSE CHE NON TORNANO. MA ALLA FINE ME LA STO VEDENDO – MI SONO VISTO ANCHE “MI QUERIDA SEÑORITA”, SU NETFLIX, TRATTO DA UN VECCHIO BELLISSIMO FILM DI CULTO DEL 1974, SU UNA RAGAZZA DI PAMPLONA CHE SCOPRE DI ESSERE INTERSESSUALE MA CASTRATA NELLA SUA MASCOLINITÀ DALLA FAMIGLIA, PARTE PER MADRID, DIVENTANDO PRIMA UOMO…
Marco Giusti per Dagospia
Che ci vediamo stasera? Io mi sono sparato su Sky, ma usciranno l’8 maggio su Now, le prime due puntate di una nuova serie crime-comedy-camorra, “Rosa elettrica”, diretta da Davide Marengo, non dimenticato regista di un cult di vent’anni fa piuttosto simile, “Notturno bus”, tratto dal romanzo di Giampaolo Simi, con una bella coppia di protagonisti, Maria Chiara Giannetta (“Blanca”, “Hotel Costiera”) e Francesco Di Napoli (“Hey, Joe”, “La paranza dei bambini”), oltre a Federico Tocci, l’amico agente Morano, Elena Lietti, il vicequestore Reja, Francesco Foti, il procuratore D’Intrò, Antonia Truppo come “Mamma Camorra”, a capo del clan Cantalupo.
E’ un mischione di Gomorra la serie e sub-gomorrate varie, con tanto di lotta tra due clan rivali e un capetto, chiamato Kociss, Francesco Di Napoli, bello, fumino e parecchio pippato, che diventa collaboratore di giustizia, e di commedia, perché a proteggere Kociss, in una soprta di trappola pericolosa. è chiamata una giovane poliziotta onesta ma un po’ inesperta, Rosa, Maria Chiara Giannetta, malata di diabeti con gusti rock, che presto si rende conto che non tutto torna tra i piani più alti che le hanno affidato l’incarico.
Al punto che si trova a dover dubitare di chi le sta sopra e accanto e a decidere che se vuole salvare Kociss e portare a termine la sua missione deve fare di testa sua. C’è del marcio nella polizia, insomma. Quindi lei e Kociss partono per un viaggio in giro per l’Italia inseguiti da tutti, clan rivali napoletani, polizia buona e polizia corrotta.
C’è perfino un’ombra di fidanzato che la cerca. Devo dire che il cuore della storia, cioè il rapporto fra Rosa e Kociss, con la ragazza che protegge il piccolo guappo, tiene in piedi gran parte della baracca, perché sono bravi, belli, freschi, pieni di vita, divertenti. La sceneggiatura, malgrado tante mani, mi sembra piena di buchi e di cose che non tornano.
E anche la commistione tra momenti violenti alla Gomorra e commedia a volte è un po’ stridenti. O scegli una strada o scegli un’altra. Ma alla fine me la sto vedendo. Anche perché Marengo sa come far funzionare questo tipo di commedia in fuga, molto di genere, ma parecchio gradevole.
Ieri sera, invece, mi sono buttato sul primo film che mi proponeva Netflix, “Mi querida señorita” diretto da Fernando González Molina, scritto da Alana S. Portero, tratto da un vecchio bellissimo film di culto del 1974, dallo stesso titolo, perfino candidato all’Oscar, diretto da Jaime de Armiñán e scritto assieme a José Luis Borau.
Lì Adela, una quarantenne galiziana, interpretata da un celebre attore spagnolo, José Luis Lopez Vasquez, scopre di vivere dentro il corpo che non è il suo. Si sente maschio, anche se la famiglia l’ha fatta crescere da donna e l’ha castrata in gioventù rendendola né carne né pesce. Andando a Madrid, diventato Juan, si riprenderà almeno il proprio sesso.
Qui l’azione si svolge cinquant’anni dopo a Pamplona, un piccolo centro molto chiuso dove tutti si conoscono e la ragazza in questione, sempre Adela, chiamata la Cavalla per quanto è alta e goffa, interpretata da Elizabeth Martinez, è molto più giovane e impaurita. Quando scopre di essere intersessuale, cioè parte maschio e parte donna, ma castrata nella sua mascolinità dalla famiglia, parte per Madrid diventando prima uomo col nome di A.D., poi accettando il suo stato di intersessualità, parte uomo parte donna perché i tempi sono ormai cambiati, anche se la violenza che ha subito, rimane terribile.
Ovviamente, girandolo adesso, il film diventa molto più aperto nella descrizione della comunità LGBT, piena di trans e di personaggi bizzarri, c’è anche un prete apertamente gay, una mistress con un medico tenuto a guinzaglio, e il personaggio di A.D. è decisamente più tragico. Decisamente interessante.
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