FLASH! – NESSUN GIORNALE HA MESSO IN RILIEVO UN FATTO MAI SUCCESSO PRIMA: QUEL DISTURBATO MENTALE…
IL DIVANO DEI GIUSTI/2 – IL FILM DELLA SERATA È “THE WHALE” DI DARREN ARONOFSKY CON BRENDAN FRASER ENORME, 200-250 CHILI IN PARTE VERI IN PARTE RICOSTRUITI, SDRAIATO SUL DIVANO PER DUE ORE: CHE VI PIACCIA SIA CHE VI DISGUSTI, NON POTRÀ CERTO LASCIARVI INDIFFERENTI. – LA5 PASSA UNA COMMEDIA NON MERAVIGLIOSA, “LO STAGISTA INASPETTATO”, CON ANNE HATHAWAY ALLE PRESE CON ROBERT DE NIRO STAGISTA – SU LA7 CINEMA ANDATE SUL SICURO CON “L’UOMO DELLA PIOGGIA”, LEGAL THRILLER DIRETTO CON ASSOLUTA MAESTRIA DA FRANCIS FORD COPPOLA –
Marco Giusti per Dagospia
terence hill renegade un osso troppo duro. 2
E in chiaro che vediamo? Cine 34 alle 21 passa un vecchio film con Terence Hill, “Renegade. Un osso troppo duro” diretto da E. B. Clucher alias Enzo Barboni, scritto assieme al figlio Marco e a Sergio Donati, con Terence Hill, Robert Vaughn, Ross Hill, Norman Bowler.
Come probabilmente saprete, è il film dove appare il figlio di Terence, Ross Hill, il figlio che lui e sua moglie Lori avevano adottato. Dopo questo film Terence pensava di fargli fare Billy The Kid in un “Lucky Luke”, ma morì in un terribile incidente in auto nel 1990 a soli 16 anni insieme a un amico, Kevin. A loro è dedicato il film.
Terence portava sempre con sé delle foto di Ross. Ricordo che quando qualcuno gliele rubò prima della premiazione dei David una decina di anni fa era disperato.
terence hill renegade un osso troppo duro. 1
Canale 20 alle 21,10 passa all’action “The Transporter Legacy” di Camille Delamarre con Ed Skrein, Loan Chabanol, Lenn Kudrjawizki, Tatiana Pajkovic, Radivoje Bukvic. La5 alle 21,10 passa una commedia non meravigliosa, “Lo stagista inaspettato”, diretta da Nancy Meyers con Anne Hathaway alle prese con Robert De Niro stagista, Rene Russo, Nat Wolff, Christina Scherer, Adam DeVine.
Il film della serata rischia di essere “The Whale” di Darren Aronofsky con Brendan Fraser, Sadie Sink, Samantha Morton, Ty Simpkins, Hong Chau, Huck Milner. Pochissimo adatto per la festa della mamma. Intanto. Quando si tratta di balene, in un racconto o in un film americano, c'è sempre di mezzo "Moby Dick" di Herman Melville. Però.
Preparatevi. Perché “The Whale” di Darren Aronofsky con un Brendan Fraser enorme, 200-250 chili in parte veri in parte ricostruiti, chiuso in una stanza, anzi sdraiato sul divano per due ore, che si muove con un deambulatore dove mette un ventre spropositato da balena e mangia enormi tranci di pizza “Gambino” (non pare male, gnam gnam), sia che vi piaccia sia che vi disgusti, non potrà certo lasciarvi indifferenti.
Costruito a partire da una commedia, ovvio, scritta e trasferita al cinema da Samuel D. Hunter, il film di Aronofsky, come accadde con “The Wrestler” trasformando Mickey Rourke in freak e star, punta tutto su una formidabile prova di attore di Brendan Fraser che si è trasformato in un mostro che non riusciamo quasi a vedere per intero nell’inquadratura dilagante e sparso come è sul divano di casa.
Sappiamo dai personaggi che ruotano attorno a lui, la giovane figlia, Sadie Sink, l’amica e compagna del defunto partner, Hong Chau, un ragazzo di una setta religiosa che predica la fine del mondo, Ty Simpkins, e l’ex-moglie, Samantha Morton, che la sua vita non è stata facile e che molto si è lasciato andare per diventare quello che è diventato.
Professore d’inglese con moglie e figlioletta di otto anni, ha lasciato lavoro e famiglia quando si è innamorato di uno studente scoprendosi gay. Ma quando il suo compagno, già instabile, si è ucciso, sono cominciati i veri guai e ha cominciato a mangiare e mangiare.
Diventando quello che è. Una balena spiaggiata, come la Moby Dick di Herman Melville, metafora di una vita triste e sbagliata, ma anche mostro che si autodistrugge, un uomo che campa facendo corsi di scrittura di tesine on-line dove nessuno può vedere la sua enormità.
darren aronofsky, hong chau, sadie sink, brendan fraser
Professore attento di letteratura inglese, sa che il suo è il punto di vista proprio della balena, quello che nel capolavoro di Melville nessuno può sapere, perché Moby Dick è pura presenza. Al di là del testo teatrale, che più o meno funziona, anche se le entrate degli attori nella casa risentono ancora molto delle tipiche entrate teatrali (tock tock-chi è?-il ragazzo delle pizze, ecc.), quello che davvero ci colpisce è la costruzione del funzionamento di Brendan Fraser gigantesco che si muove per casa o che va in bagno o che mangia o che scrive al computer.
Direi che tutta la fascinazione del film è nella messa in scena della “balena”. E Fraser fa il film.
Canale 27 alle 21,15 propone la commedia “Tin Cup” di Ron Shelton con Kevin Costner, Rene Russo, Cheech Marin, Don Johnson, Linda Hart. Carina.
Su Iris alle 21,15 trovate il divertente fantascientifico fracassone “Demolition Man” diretto da Marco Brambilla, scritto da Daniel Waters e Peter Lenokow, con Sylvester Stallone come John Spartan e Wesley Snipes coi capelli biondi (che odiava) come Simon Phoenix, Sandra Bullock, che sostituì Lori Petty, e Sir Nigel Hawthorne.
Su La7 Cinema alle 21,15 andate sul sicuro con “L’uomo della pioggia”, legal thriller diretto con assoluta maestria da Francis Ford Coppola, storie di avvocati e giuste cause in quel di Memphis. Per John Grisham, autore del romanzo, è il migliore in assoluto dei film tratti dai suoi best seller. Siamo d’accordo.
Non è un film su commissione, Coppola voleva capire il successo di Grisham, lesse il romanzo, se ne innamorò e ne fece il suo nuovo progetto, scrivendo lui stesso la sceneggiatura.
Protagonista come il giovane avvocato idealista è uno strepitoso Matt Damon, aiutato da Danny De Vito, ma ci sono anche Claire Danes a 17 anni, e star come Jon Voight, Danny Glover, Dean Stockwell, Virginia Madsen, Mickey Rourke, Roy Scheider, Teresa Wright alla sua ultima apparizione.
Sono parecchio interessato dal thriller diretto dal mitico John Woo “Silent Night – Il silenzio della vendetta” con Joel Kinnaman, Kid Cudi, Catalina Sandino Moreno, Vinny O'Brien, Yoko Hamamura.
Rai5 alle 21,20 presenta l’impegnativo “Qui rido io” di Mario Martone con Toni Servillo come Eduardo Scarpetta, padre dei De Filippo, Maria Nazionale, Cristiana Dell'Anna, Antonia Truppo, Eduardo Scarpetta.
Costruito sulle grandi canzoni napoletane di sempre, si inizia con “Indifferentemente”, ma si va avanti davvero con tutto, e l’effetto è che come se avessimo, come colonna sonora, venti pezzi dei Rolling Stones, ma anche su una serie di battute magistrali riprese da un testo sacro come “Miseria e nobiltà”, reso popolare dal Felice Sciocciammocca di Totò e sul ruolo fondamentale del bambino Peppiniello (“Vincenzo m’è padre a me!”), “Qui rido io” di Mario Martone non è fortunatamente un biopic sulla vita complessa di Eduardo Scarpetta, padre mai riconosciuto dei tre fratelli De Filippo, quanto la ricostruzione precisa del mondo di Scarpetta e della sua famiglia “difficile” e della scena teatrale e culturale napoletana di inizio ’900.
qui rido io il film di mario martone su eduardo scarpetta 8
Un momento però, che vede Scarpetta passare da dominatore assoluto a teatro, dopo aver sconfitto con la maschera di Felice Scioccammocca quella del Pulcinella dei Petito, a comico antiquato che non vede la modernità del realismo napoletano portato sulle scene, la “Assunta Spina” di Salvatore Di Giacomo.
“Popolare non vuol dire comico”, dicono i giovani contestatori del dominio scarpettiano, un elenco che da Libero Bovio a Ernesto Murolo a Federico Russo a Di Giacomo. E, sappiamo dalla storia, che proprio suo figlio Eduardo, assieme ai fratelli Titina e Peppino, dopo la sua morte, sapranno fondere a teatro la commedia scarpettiana con il realismo napoletano.
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Il film, però, si ferma prima, non mostrandoci il declino inevitabile di Scarpetta, arriva fino all’incredibile scena del processo intentato dalla Società degli Autori per plagio a Scarpetta, reo di aver costruito la sua farsa “Il figlio di Jorio” non come una parodia, ma come un vero e proprio furto del dramma di Gabriele D’Annunzio “La figlia di Jorio”.
Martone, ovviamente, gioca in casa, può contare su una serie di attori magistrali, ovviamente Toni Servillo come Don Eduardo, Maria Nazionale come sua moglie Rosa, Cristiana Dell’Anna come la madre dei De Filippo, Luisa, nonché nipote di Rosa.
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Ma ci sono meravigliose apparizioni di Gianfelice Imparato come Gennaro Pantalena, secondo attore della compagnia, il compianto Gigio Morra e Nello Mascia come giudici, Benedetto Casillo come padre di Luisa, per non parlare della presenza di attori fedelissimi del cinema e del teatro martoniano, Iaia Forte, Lino Musella, Roberto Di Francesco, Chiara Baffi, Francesco Di Leva.
L’unico non napoletano è il curioso D’Annunzio di Paolo Pierobon, che ne fa un simil Sgarbi un po’ cialtrone. Inutile dire che la ricostruzione delle commedie e della vita teatrale di inizio secolo è perfetta, inoltre Martone e di Majo hanno la bellissima trovata di costruire tutta la prima parte del film proprio sulla commistione fra teatro e famiglia, come se facessero parte della stessa situazione, al punto che Scarpetta-Sciocciammocca può giocare coi propri figli riconosciuti e non riconosciuti su più piani.
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Tutti hanno un ruolo preciso, meraviglia!, perfino il cuoco Salvatore, che non crede all’invenzione del frigorifero, “Salvato’ ’o munno cagna!”, che fa nascere una battuta tipica del repertorio di Tina Pica, “Non perde un colpo”, detta però da Scarpetta. Perfino Benedetto Casillo che si gioca la gag del “mellone di Cardariello” che mi ha fatto davvero ridere.
Le cose cambiano quando, dovendo costruire una storia con degli sviluppi narrativi che mandino avanti il racconto, si punta tutto, forse troppo, sullo scontro con i poeti napoletani avversi a Scarpetta che difendono D’Annunzio.
“Don Nunzio”, lo chiama Maria Nazionale, bravissima nel suo ruolo di donna forte e cattiva che vuole difendere solo i suoi figli ufficiali a discapito di quelli della nipote, una perfetta Cristiana D’Anna, e delle tante altre che Don Eduardo bazzicò e portò nella sua corte-famiglia.
Insomma, mi sembra che la parte legata alla causa per plagio sia da una parte un po’ antica, chi se li ricorda più “La figlia di Jorio” e “Il figlio di Jorio”, e da un’altra sviluppi un tema, quella della cultura popolare che non vuol dire solamente teatro comico, trattata un po’ didatticamente, vedi la spiega del Benedetto Croce di Lino Musella.
Per fortuna la grandiosa scena della famiglia “difficile”, come la chiamava nella sua autobiografia, qui ampliamente saccheggiata, Peppino, e quella altrettanto fenomenale del finale di fronte al giudice, che Don Eduardo legge come un grande palcoscenico teatrale, riportano il film al suo giusto valore.
Cielo alle 21,20 passa un revenge movie francese, “In nome di mia figlia” di Vincent Garenq, Julien Rappeneau con Daniel Auteuil, Sebastian Koch, Marie-Joseé Croze, Christelle Cornil. La7 alle 21,40 si gioca “Il primo cavaliere” di Jerry Zucker con Sean Connery come Re Artù, Richard Gere come Lancillotto, Julia Ormond come Ginevra, Ben Cross. Decisamente piacevole, ma non è “Excalibiur” di John Boorman.
Tv2000 alle 21,40 propone la versione di Ridley Scott de “I Dieci Comandamenti”, cioè “Exodus: Dei e Re” con Christian Bale, Aaron Paul, Joel Edgerton, Sigourney Weaver, Ben Kingsley, Emun Elliott. Non è male, anZche se preferisco il vecchio film di Cecil B. De Mille.
Passiamo alla seconda serata con “Cani sciolti”, bell’action-thriller dello specialista Baltasar Kormákur con Mark Wahlberg, Denzel Washington, Paula Patton, Bill Paxton, James Marsden, Fred Ward.
Rai4 alle 23,05 propone “Secret Team 355” di Simon Kinberg con le bellissime Jessica Chastain, Lupita Nyong'o, Diane Kruger, Sebastian Stan, Penélope Cruz. Da vedere.
Rai Movie alle 23,10 mi incuriosisce con un mai visto “Chapter 27” di J.P. Schaefer con Jared Leto, Lindsay Lohan, Chuck Coop. Ricordo bruttissimo e noiosissimo “The Astronaut's Wife” di Rand Ravich con Johnny Depp, Charlize Theron, Nick Cassavetes, Joe Morton, Clea DuVall, Donna Murphy.
Su migliora con “Don Franco e don Ciccio nell'anno della contestazione” diretto da Marino Girolami con Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Edwige Fenech, Lino Banfi, Ennio Girolami. Marino Girolami e lo sceneggiatore Amedeo Sollazzo prendono di mira la contestazione e il 1968 e costruiscono per Edmondo Amati una storia con Franco e Ciccio amici/nemici e preti alle prese con le proteste giovanili e le voglie di cambiamento.
Il primo titolo era appunto Nell’anno della contestazione. Il tutto girato molto in fretta da Enzo G. Castellari per il padre.
Per Ciccio era “Un film, nel 1968, che abbiamo fatto in tre domeniche. Incredibile, ma andavano tutti a gonfie vele: per fare un film bastava che ci fossimo noi. Spesso non c’era neanche il fonico. Non parliamo delle sceneggiature. Noi ci accontentavamo di canovacci.”.
Girato da Enzo G. Castellari per il padre, Marino Girolami, che firma però la regia: “Papà doveva girare anche un altro film e questo doveva farlo in poco tempo. Così in due settimane ho fatto quasi tutto il film. Credo che fosse il primo film di Edwige Fenech in Italia. Lei veniva dalla Germania… Con papà, Franchi e Ingrassia avevano fatto molti film ed erano abituati a parlare, con me avevano più rispetto, soprattutto Ciccio.
Don Franco e Don Ciccio nell’anno della contestazione
La sceneggiatura si modificava mentre si girava. Nelle scene d’azione, come quelle della partita, anche Ciccio si divertiva molto”. La Fenech lo ricordava come un film “molto carino” dove interpreta “finalmente, una ragazza moderna: una comunista cinese maoista”.
Don Franco e Don Ciccio nell’anno della contestazione
don franco e don ciccio nell’anno della contestazione.
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