DAGOREPORT – MALEDETTO IL GIORNO CHE E' STATO PROMOSSO 'STO CAZZO DI REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA! - G…
IL DIVANO DEI GIUSTI - STASERA PASSA LO STRACULTISSIMO "I PROSSENETI": EROTICO DI DENUNCIA CON LA COPPIA BORGHESE PERVERSA, ALAIN CUNY JULIETTE MAYNIEL, CHE PROTEGGE I DEPRAVATI E LI RIFORNISCE DI RAGAZZE DISPONIBILI - GRANDE SFOGGIO DI BELLEZZE D’EPOCA, RONDI ERA DAVVERO UN MANIACO IN QUESTO, DA STEFANIA CASINI A ILONA STALLER, DA SONIA JEANINE A SILVIA DIONISIO A MARINA PIERRO. C’È DI TUTTO - IN ALTERNATIVA IL GRANDE FILM DI GUERRA "DUNKIRK" O...
Marco Giusti per Dagospia
Che vediamo in chiaro, allora? Su Canale 27 alle 21 ci sarebbe il film d’avventure con il delfino, non più alla moda, “Free Willy – Un amico da salvare" diretto da Simon Wincer con Jason James Richter, Lori Petty, Jayne Atkinson, August Schallenberg.
Alle 21, 10 non uno, ma ben due film con Nicolas Cage, su Rai Movie alle 21, 10 il western “The Old Way” diretto da Brett Donowho con Nicolas Cage, Ryan Kiera Armstrong, Clint Howard, Kerry Knuppe, Abraham Benrubi, su Canale 20 alle 21, 10 il mezzo horror “L’ultimo dei Templari” diretto da Dominic Sena con Nicolas Cage, Claire Foy, Ron Perlman, Stephen Graham, Ulrich Thomsen. Non sono dei capolavori, Si sa.
Su Iris alle 21, 10 abbiamo invece un grande film di guerra di Christopher Nolan, cioè “Dunkirk” con Fionn Whitehead, Aneurin Barnard, Harry Styles, Kenneth Branagh, James D'Arcy. Un filmone. Con un inizio perfetto e una costruzione narrativa che potrà non piacere a tutti, ma che alla fine funziona.
Dominato dalla regia minuziosa di Christopher Nolan, dalla fotografia costruita fra 70 mm, SuperPananavision e Imax da Hoyte Von Hoytema, dalla musica acchiappona di Hans Zimmer che ingloba un celebre tema di Edward Elgar (la Variation 15), Dunkirk non solo rispolvera il vecchio film di guerra patriottico inglese, con tanto di trionfo del tè per ogni evenienza, ma apre finalmente un varco nella ovvietà produttiva americana che da anni non vede al di là di sequel e reboot di film coi supereroi.
Sono 400 mila i soldati inglesi imbottigliati a Dunkirk nel maggio del 1940 stretti tra l’avanzata via terra tedesca e facile bersaglio della loro aviazione. Ma basterebbe il pilota Farrier di Tom Hardy, pochissime battute, faccia coperta come il Bane di Batman, che sorvola il cielo per difendere la ritirata inglese da Dunkirk, per farci piacere il film. E’ vero che tutta la costruzione, coi tre luoghi diversi, la terra da dove i 400 mila soldati inglesi, rappresentati per tutti dal giovane Tommy di Fionn Whitehead, devono scappare,
il mare con l’impavido Mr Dawson di Mark Rylance che con la sua barchetta parte per salvare i soldati, e il cielo dove appunto vola l’asso dell’aviazione Farrier di Tom Hardy, e coi tre tempi diversi, una settimana per la terra, un giorno per il mare, un’ora per il cielo, è alla fine un pretesto per raccontare con scene madri continue la storia della celebre ritirata dalla Francia che alla fine si dimostrerà importante come una vittoria. E è vero pure che, oltre a questa strepitosa tecnica di narrazione e di messa in scena, non sembra esserci un’idea di cinema.
E che il 70mm Super Panavision di Tarantino è un’altra cosa. Ma tutto questo è portato a un livello così alto di complessità spettacolare che non può lasciarci indifferenti. Magari a Raoul Walsh sarebbe piaciuta la concisione di Nolan, il suo comprimere il tempo, e a William Wellman (La squadriglia Lafayette…) sarebbe piaciuta la ricostruzione del volo eroico di Tom Hardy. Nolan punta tutto sui climax continui d’azione, eliminando qualsiasi psicologismo da film di guerra classico. Non ci sono cattivi o buoni. Ci sono gli eroi e i paurosi, i morti e i vivi. Che affronteranno una ritirata via terra, un’operazione di salvataggio eroica in mare, e una specie di sfida infernale tra aerei in cielo. I suoi tre protagonisti, il soldato, il vecchio marinaio, il pilota si dividono la scena e si rincorrono in tempi e luoghi diversi.
Al punto che quando un pilota cade in mare, come accade a Cillian Murphy, diventa parte dell’altro racconto. In qualche modo Nolan stravolge il racconto classico del film di guerra, eliminandone i tempi morti, anche se ne riprende il lato spettacolare dell’uomo di fronte al pericolo e si limita a ragionare sull’eroismo e sulla codardia. Nolan gioca con se stesso e con la sua capacità di stupirci rispettando però la realtà delle singole storie, soprattutto quella del pilota Farrier e del marinaio. Ha un serio consulente storico, Joshua Levine, e una perfetta conoscenza del cinema di guerra passato. Riempie il suo schermo di bei volti di giovani attori inglesi, da Finn Whitehaed a Harry Stiles, e affida ruoli importanti a solide presenze del cinema attuale come Tom Hardy, Mark Rylance e Kenneth Branagh per dare forza e credibilità al racconto.
Su La5 alle 21, 15 presenta “La luce sugli oceani”, polpettone romantico con Michael Fassbender, prima coi baffi poi senza, pazzamente innamorato di Alicia Vikander, e diretto dal Derek Cianfrance di Blue Valentine e Come un tuono in quel di Tasmania. Come sanno tutti i gossippari è anche il film che ha visto anche nascere il vero amore fra i due protagonisti. Tratto da un romanzo di grande successo di M.L.Stedman del 2012,
Cianfrance segue la triste figura di Tom Sherbourne, cioè Fassbender, eroico militare che torna dalla guerra del 15-18 a pezzi, e si sente più morto dei morti dopo tanto orrore. Sceglie così di chiudersi come guardiano del faro, accompagnato dalle melodie di Alexandre Desplat, in un’isola sperduta della Nuova Zelanda, Janus, chiamata così perché guarda e sorveglia due oceani (da qui il titolo…).
Senza un sorriso, Tom ha deciso di espiare così i mali della guerra con lo sguardo di chi pensa di non aver più diritto alla vita. Ma incontra una bella ragazza nella cittadina più vicina al faro, Port Partaguese, Isabel, un’adorabile Alicia Vikander. La sposa e torna con lei e qualche gallina sull’isoletta del faro. La vita torna a sorridere per il tristo e romantico figuro. E qui andrebbe tutto bene, anche come film, visto che la sua parte migliore è proprio la storia d’amore fra i due.
Poi tutto si rovina con due aborti spontanei della ragazza che non riesce a portare a termine le gravidanze. Ahi! Mentre piange il suo ultimo bambino morto, il mare trasporta su Janus una barchetta con dentro una neonata viva e un giovane padre morto. Cosa fare? Tom sa che dovrebbe riferire tutto alle autorità del porto. Esisterà forse una madre. Ma Isabel vuole a tutti i costi la “sua” bambina e il marito finisce per cederle per amore, cioè fingere che la bambina sia davvero sua, pur sapendo che non è la cosa più giusta.
run all night – una notte per sopravvivere.
Infatti, la bambina è figlia di Hannah Potts, Rachel Weisz, figlia dell’uomo più ricco del paese e disperata per la scomparsa del marito, un tedesco che gli strascichi dell’odio portato dalla guerra aveva spinto a mettersi in mare (ma dove doveva andare?), e della bambina. La ragazza pensa che la sua famiglia sia davvero stata inghiottita dal mare.
Come Tom si rende conto del dolore della vera madre della bambina che stanno crescendo, agirà in tutti i modi per avvisarla della verità, per rimediare al male fatto giocando contro la sua famiglia. Modesto, ma si vede, soprattutto si vede in una serata invernale davanti alla tv, con tanto di gabbiani che Desplat commenta come se li conoscesse personalmente. L’idea era di farne un film da Oscar. Mezzo disastro. Diciamo. Musica insopportabile, ma regia non tanto più contenuta.
La7Cinema alle 21, 15 propone l’action “Takers” di John Luessenhop con Paul Walker, Hayden Christensen, Matt Dillon, Zoë Saldana, Idris Elba, Jay Hernandez. Non tanto diversamente si muove Italia 1 alle 21, 20 con “Run All Night – Una notte per sopravvivere” diretto dallo specialista Jaume Collet-Serra con il rodatissimo Liam Neeson, Ed Harris, Joel Kinnaman, Boyd Holbrook, Vincent D'Onofrio.
Rai Due alle 21, 20 ripropone il classicone del ballo romantico “Dirty Dancing – Balli proibiti” di Emile Ardolino con Patrick Swayze, Jennifer Grey, Cynthia Rhodes, Jerry Orbach. Cielo alle 21, 20 passa “I tre moschettieri: Milady” di Martin Bourboulon con Eva Green, François Civil, Vincent Cassel, Romain Duris, Louis Garrel.
Rai5 alle 21, 20 passa uno dei migliori film della serata, “Challengers” di Luca Guadagnino con Zendaya, Mike Faist, Josh O'Connor, Jake Jensen, Bryan Doo, Nada Despotovich, storia romantica a tre nel mondo del tennis, lei ama lui che ama lei e un altro lui, che alla fine si metterà con lei, che non dimentica il primo lui. Ma è anche una storia di controllo, da parte di Zendaya, dei suoi uomini, che si giocano tutto a tennis sotto i suoi occhi e che si amano molto più di quanto lei pensi. Quando uscì fu una bomba, 100 milioni di dollari di incasso in tutto il mondo. Critiche pazzesche, 100% di gradimento critico su Rotten Tomatoes.
patrick swayze e jennifer grey dirty dancing
“Challengers è dannatamente *esplosivo*. Il più divertente che ho avuto al cinema quest'anno. Un dramma tennistico delirante e caldo sulla forza animatrice del desiderio in tutte le sue forme, sostenuto dalla migliore performance della carriera di Zendaya”, scrive David Ehrlich su “Indiewire”. E ancora, "È eccitante, affamato, è un film straordinariamente emozionante." (“Empire Magazine”). “Uno scintillante triangolo romantico abbinato a un avvincente dramma sportivo, Challengers trova Luca Guadagnino in una modalità che piace al pubblico, realizzando il suo film più puramente divertente” (“Screen”).
E’ il trionfo personale di Zendaya, che dopo “Dune” colpisce ancora pubblico e critica. “Zendaya è così brava in questo ruolo che è impossibile immaginare qualcun’altra a interpretarlo. Utilizza la sua celebrità e il suo talento recitativo per creare una figura più grande della vita, ancora umana e riconoscibile”, scrive Drew Greggory.
“È un piacere vedere tre attori giovani giocare quel tipo di sobria gravità dandy che le star dei film per adulti erano solite esibire in altre epoche”, scrive Matt Zoller Seitz, su “RogerEbert,com”, intuendo una direzione di commedia classica del film. E poi c’è il sesso. “Il sesso, Luca Guadagnino lo sa, non è territorio esclusivo del desiderio più di quanto il desiderio non sia territorio esclusivo del sesso” si legge su “Indiewire”.
“Carico di erotismo, costruito in modo intricato ed elegante, Challengers di Luca Guadagnino offre piacere da ogni punto di vista”, si legge su “The Film Verdict”. “Challengers è una vetrina inebriante della bellezza e dell'eccitazione dei corpi in movimento” (“Slant Magazine”).
Su Rai4 alle 21, 20 il fantascientifico un po’ cafone “Monster Hunter” di Paul W.S. Anderson con Milla Jovovich, Tony Jaa, Ron Perlman, Meagan Good, Diego Boneta, T.I., Jannik Schümann.
Rai 1 alle 21, 3 0 propone il biopic “Rosso volante” diretto da Alessandro Angelini con Giorgio Pasotti nei panni di Eugenio Monti, campione di bob della nostra infanzia, Andrea Pennacchi, Denise Tantucci, Stefano Scandaletti. Inutile segnalare che da quando Giorgio Pasotti ha dichiarato di essere un fan di Giorgia Meloni e di Fratelli d’Italia, ha solo ruoli da protagonista. Certo, Andrea Pennacchi non potevi metterlo sul bob.
Passiamo alla seconda serata, Rai Movie alle 22, 45, con un capolavoro che penso Dago e tanti non hanno visto, “Giorno maledetto” o “Bad Day at Black Rock”, diretto da John Sturges, scritto da Millard Kaufman con Spencer Tracy, Robert Ryan, Ernest Borgnine, Lee Marvin, Walter Brennan, dove l’arrivo di un veterano di guerra senza un braccio, uno strepitoso Spencer Tracy, scatena gli abitanti di un infame paese razzista dove è stato compiuto un odioso delitto contro un cittadino americano di origine giapponese.
zendaya photocall challengers a roma
Se Spencer Tracy fa qualcosa di epocale col suo ruolo, terribilmente difficile, anche perché deve recitare e muoversi senza un braccio, Sturges riesce a inserirlo in un contesto estremamente violento di un’America profonda e razzista che non ha nessuna voglia di migliorare. Borgnine, che quell’anno vinse l’Oscar con “Marty” sfidando proprio Spencer Tracy, lo adorava, non riusciva a dargli del tu.
La7 alle 23 propone l’intrigante “American Hustle – L’apparenza inganna” diretto da David O. Russell con Christian Bale, Amy Adams, Bradley Cooper, Jennifer Lawrence, Jeremy Renner, Louis C.K. Anche se è un grande e complesso film di truffatori e truffati, esaltazione di con-artist e di escapist che gira attorno a un celebre caso del tempo chiamato operazione Abscam, questo “American Hustle – L’apparenza inganna” è anche e soprattutto un tuffo affettuoso e pieno di rispetto negli anni 70, nel suo cinema e nella sua musica, che permette a ognuno dei grandi attori presenti, da Christian Bale a Amy Adams, da Jeremy Renner a Bradley Cooper, da Robert De Niro a una incredibile Jennifer Lawrence, anche delle personalissime caratterizzazioni degli americani di allori o, di come sembravano visti attraverso i film del tempo e i loro protagonisti, da Al Pacino a Allan Garfield.
luca guadagnino photocall challengers a roma
Non so quanto e cosa abbia modificato Russell del copione originale di Eric Singer, considerato uno dei migliori progetti non realizzati del 2010. Di certo lo ha riportato in pieno nel suo tipo di commedia. “American Hustle” è infatti strutturato esattamente come “Il lato positivo”, Rusell non solo ne riprende gran parte del cast, e la musica di Danny Elfman, ma ne riprende soprattutto la messa in scena e la costruzione narrativa molto originale. Cioè una serie di colpi di scena che seguono o anticipano l’entrata di un nuovo personaggio che funzionano non come naturale sviluppo della storia, ma come diagonale che ne aumenterà inaspettatamente la potenza e ne cambierà il senso.
Scrittura particolarmente adatta a una storia di imbroglioni e maestri della fuga. Aggiungiamo a questo il racconto in prima persona non di un solo protagonista, ma di vari di loro, in modo che abbiamo quasi un commento continuo da varie angolazioni di quel che stiamo seguendo.
Tutto questo, alla fine, funziona un po’ meno bene che in “Il lato positivo”, forse perché c’è troppa carne al fuoco, troppe trame e sottotrame da seguire, ma le linee narrative e le idee di messa in scena sono sempre esplosive, il cast pauroso è ben dosato e ogni singola performance viene esaltata da questa costruzione e il film, insomma, riesce sempre a stupirti e a portarti dove non pensavi.
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Siamo, come abbiamo detto, nel 1978, a Camden, in una cittadina del New Jersey, vicina alla Atlantic City di “Boardwalk Empire”, dove regna un sindaco italo-americano, Carmine Polito, un Jeremy Renner con capelli a banana, simpatico ma un po’ troppo vicino alla mafia e dove nessuno è davvero quello che sembra. Non lo è il genio della truffa Irving Rosenfeld, un Christian Bale ingrassato di trenta chili, che vediamo nella prima scena accroccarsi in testa un improbabile riporto e che non si separa mai da un paio di occhialoni proprio come l’Allan Garfield di “Cry Uncle” e “The Brink’s Job”.
Irving non è solo il proprietario di una catena di lavanderie, ma vive di piccole truffe a gente disperata, commercia in falsi e croste, ha una moglie, Rosalyn, cioè Jennifer Lawrence, insopportabile, annoiata, la sentiamo cantare in cucina “Live and Let Die”, infedele ma molto sexy, dalla quale non sa staccarsi, e un figlioletto che adora.
Fin dalle prime scene Irving è pure innamorato di Sydney Prosser, una meravigliosa Amy Adams, una ragazza che ha le sue stesse capacità da con artist, ma ha qualche problema di identità, si vende come inglese purissima, Lady Edith, essendo incapace di vivere la sua vita normale nel New Jersey. Ovvio per lei fare coppia con Christian Bale dimostrando un incredibile talento nell’imbrogliare il prossimo oltre che se stessa.
Come quasi tutti nel film. A cominciare dall’uomo di legge, il poliziotto dell’FBI Richie Di Maso, un Bradley Cooper coi ricci, ad esempio, che vive con la mamma tristissima e una fidanzata brutta, ma sogna di essere Al Pacino e di poter fare il colpo della sua vita incastrando gente importante negli anni del Watergate. Sarà proprio Richie a incastrare la coppia di truffatori, ma invece di metterli in prigione, si servirà di loro per arrivare più in alto.
La7 Cinema alle 23, 15 propone il bel thriller “Ore 10: calma piatta” diretto da Phillip Noyce, scritto da Terry Hayes tratto dal romanzo di Charles Williams, a sua volta ispirato a un vero fatto di sangue del 1961, con Nicole Kidman, allora solo diciannovenne, Sam Neill, molto più maturo (39), Billy Zane, Rod Mulliner, Joshua Tilden. E’ il film che rivelò sia le qualità della Kidman, ancora giovanissima, sia quelle di Sam Neil, che venne chiamato da Spielberg per “Jurassic Park”.
Come tutti i fan di Orson Welles sanno bene, il romanzo di Williams fu la base di un film mai finito diretto da Welles, “The Deep”, con Jeanne Moreau, Laurence Harvey, Michael Bryant, Oja Kodar, e lo stesso Welles protagonisti. Il film venne interrotto e mai più completato dopo la morte di Laurence Harvey nel 1973.
Cine 34 alle 23, 20 passa uno dei film più personali e tristi di Carlo Verdone, “Sono pazzo di Iris Blond” con Carlo Verdone, Claudia Gerini, Mino Reitano, Andréa Ferréol. Adoravo “Je ne me quitte pas” di Jacques Brel, ma dopo aver visto il film di Carlo non riesco più a sentirla senza ridere. Cielo alle 23, 30 presenta l’horror “Prey – La preda” di Dick Maas con Mark Frost, Julian Looman, Abbey Hoes, Kees Boot, Mike Libanon, Mamoun Elyounoussi.
Rai5 alle 23, 35 passa un capolavoro di Hitchcock, “L’uomo che sapeva troppo”, con James Stewart, Doris Day, Daniel Gélin, Brenda De Banzie. Da ragazzino devo averlo visto almeno tre volte. Su Iris a mezzanotte in punto torvate il film di guerra norvegese “L’oro di Hitler” diretto da Hallvard Bræin con Jon Øigarden, Ida Elise Broch, Sven Nordin, Eivind Sander, Axel Bøyum.
Rete 4 all’1 passa il film giusto per Beatrice Venezi, “TÁR”, scritto e diretto da Todd Field, attore e regista di due opere molto quotate, “In the Bedroom” e “Little Cbildren”, ma che da 16 anni non riusciva a chiudere un film, inseguendo grandi progetti legati a romanzi celebri e difficili se non impossibili da trattare al cinema (da “Purity” di Franzen e “Meridiano di sangue” di McCarthy), totalmente costruito per la strepitosa performance della sua protagonista, Cate Blanchett, che il regista ha inseguito e voluto come unica in grado di chiudere perfettamente il progetto. Si parte con un grande ritratto sul mondo della musica classica e sul rapporto tra musicisti di oggi e classici del passato per poi piano piano scivolare su un terreno più accidentato e non certo semplice.
Quello dell’abuso del potere che esercita la protagonista, la potente Lydia Tar, lesbica e predatrice, sulle sue giovani allieve e collaboratrici. Un abuso e un comportamento sprezzante verso chi le sta vicino, la compagna Sharon di Nina Hoss, l’assistente Francesca di Noèmie Mérlant, che la faranno cadere dal podio che con fatica aveva scalato in un mondo esclusivamente maschile. Se “Il potere del cane” di Jane Campion apriva il velo sull’aggressività dei maschi gay, “Tar” si muove nella stessa direzione sull’aggressività e l’idea di dominio delle donne gay.
Film inconcepibile fino a una decina d’anni fa, anche perché il mondo della musica classica era visto come biopic agiografico o scontro tra professionisti sgomitanti, affronta invece temi che devono invece essere attuali tra i giovani compositori, anche se ci fa un po’ ridere il ragazzo della Juillard che giustifica con l’essere non binario il suo odio per Bach, per il suo maschilismo e le sue rapacità sessuali.
Ma sarà proprio il ragazzo a riconoscere la stessa rapacità nel celebre maestro Tar urlandole che è “una fottuta stronza” rivelandoci la chiave del film. Visto che noi pubblico siamo affascinati, come molti dei personaggi del film, dalla forza del carattere di Cate Blanchett/Tar, è ovvio che non sarà facile seguire questo spostamento di attenzione. Ma che oltre a musicista geniale sia anche una fottuta stronza incomincia a essere chiaro col suo ritorno a Berlino, col massacro continua della sua compagna e della sua assistente, e le troppe attenzioni riservate a una giovane violoncellista russa, Sophie Kauer, mentre si scopre che un’altra sua giovane allieva abbandonata si è tolta la vita. E le cose precipitano.
Cate Blanchett se la gioca benissimo quando deve fare la star fredda e intelligente, pronta a rispondere alle domande del “New Yorker” e a trattare coi colleghi maschi, Mark Strong e Julian Glover, che sembra dominare totalmente. Le crediamo meno quando la vediamo dirigere in maniera un po’ esagitata Mahler o quando cerca di comporre al piano qualcosa di geniale. Il film, esattamente come l’interpretazione della Blanchett, ha il suo fascino, ma alla fine si trascina un po’ troppo in un moralismo revisionista.
Cielo all’1, 30 propone l’horror russo “Fila 19 – Incubo a alta quota” di Alexander Babaev, Samantha A. Morrison con Svetlana Ivanova, Rinat Abushaev, Laila Berzins, Ashely Biski, Wolfgang Cerny. Su Iris alle 2, 25 avete la commedia “Disastro a Hollywood” diretto da Barry Levinson con Robert De Niro, Bruce Willis, Sean Penn, Stanley Tucci, John Turturro, Michael Wincott. Da recuperare. Chiudo con lo stracultissimo “I prosseneti” di Brunello Rondi con Alain Cuny, Juliette Mayniel, Luciano Salce, Stefania Casini, Ilona Staller, Cine 34 alle 4, 45, erotico di denuncia con la coppia borghese perversa, Alain Cuny Juliette Mayniel, che protegge i depravati e li rifornisce di ragazze disponibili.
Grande sfoggio di bellezze d’epoca, Rondi era davvero un maniaco in questo, da Stefania Casini a Ilona Staller, da Sonia Jeanine a Silvia Dionisio a Marina Pierro. C’è di tutto, la sana lettura di Jacula, Luciana Salce che corregge la prostituta (“sùggerla e non suggérla”). Un delirio.
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