lino banfi

“ERO CAMPIONE DI SALTO DEL PASTO” - LINO BANFI COMPIE 90 ANNI E SI RACCONTA A "OGGI" E IN UNA AUTOBIOGRAFIA: “DA GIOVANE A UN CERTO PUNTO A MILANO ERO COSÌ SFIDUCIATO E MALMESSO CHE SEGUII I CONSIGLI DI UN BARBONE: MI DIEDE UN INTRUGLIO CHE MI INFIAMMÒ LE TONSILLE ABBASTANZA DA FARMI RICOVERARE E RICEVERE UNA DECINA DI GIORNI DI VITTO E ALLOGGIO A SBAFO. QUANDO IL PRIMARIO DECISE DI DIMETTERMI GLI CHIESI DI RESTARE UN PO’ PER RIMETTERMI IN FORZE, PERCHÉ…”

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Anticipazione da Oggi – www.oggi.it

lino banfi autobiografia cover

 

«È a mia moglie Lucia che dedico la mia autobiografia, alla mia dolce Lucia, con la preghiera di farla leggere, lassù, anche a Papa Francesco. Senza il suo coraggio e il suo sostegno, quando la lunga gavetta ci ha tenuto lontano, forse sarei crollato».

 

Lino Banfi alla vigilia dei 90 anni, ha scritto la sua autobiografia «90 non mi fai Paura» e ne affida un’ampia anticipazione al settimanale OGGI, in edicola domani.

 

Una cavalcata lungo tutto lo scorso secolo e oltre in un’Italia che è cambiata profondamente: «Nel 1962 fummo costretti a fare la "fuitina", perché il padre non voleva che Lucia sposasse un attore squattrinato.

 

Proprio per questo il nostro matrimonio, così desiderato, venne celebrato, dopo una fuga d’amore, in sagrestia alle 6 del mattino; all’epoca era la punizione per le coppie che erano fuggite per sposarsi contro la volontà dei genitori. Fu una cerimonia così gelida e sbrigativa che Lucia stava per scoppiare a piangere, ero tanto mortificato che per rincuorarla le promisi che il cinquantesimo di matrimonio avremmo festeggiato un’altra volta. Ma come dei principi. Mi guardò come si guardano i pazzi». Ma poi si realizzò.

 

lino banfi e la moglie lucia

Il popolare Nonno Libero della tv racconta a OGGI la sua gavetta, lunga, fatta di stenti e fame: «Ero campione di salto del pasto», racconta divertito. «I miei inizi sono stati così duri da essere inconcepibili per un ragazzo di oggi.

 

Si figuri che a un certo punto a Milano ero così sfiduciato e malmesso che seguii i consigli di un barbone, col quale avevo diviso qualche notte in un androne: mi diede un intruglio che mi infiammò le tonsille abbastanza da farmi ricoverare e ricevere una decina di giorni di vitto e alloggio a sbafo. Quando il primario decise di dimettermi gli chiesi di restare un po’ per rimettermi in forze, perché dopo l’operazione non potevo deglutire e non avevo mangiato quasi nulla».

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lino banfi