FLASH! – DIETRO LA CACCIATA DI BEATRICE VENEZI C'E' UNA RAGIONE PIÙ “POLITICA” CHE MUSICALE: A FINE…
CHE FA LORENZETTO DI NOTTE? LE PULCI AI GIORNALI – SECONDO VERONICA GENTILI, CHE FIRMA SUL “FATTO QUOTIDIANO” LA RUBRICA “FACCE DI CASTA”, IL GOVERNO ISRAELIANO “CONTINUA AD ‘AIZZARE’ IL FUOCO DEL CONFLITTO IN MEDIO ORIENTE”. BEI TEMPI QUANDO SI ATTIZZAVANO LE FIAMME E SI AIZZAVANO I CANI – TITOLO DAL SITO DELLA “REPUBBLICA”: “VENEZIA STA AFFONDANDO. ‘PER SALVARLA POTREBBE ESSERE NECESSARIO SPOSTARLA’”. CERTO, A MESTRE…
Dalla rubrica “Pulci di notte” di Stefano Lorenzetto, pubblicata da Il Foglio – Estratto
• De Nicola. Secondo Alessandro Sallusti, Enrico De Nicola fu «Capo dello Stato provvisorio», così scrive in un editoriale sulla Verità. Non ci risulta che in Italia sia mai esistito uno «Stato provvisorio».
Ci risulta invece (ma risulta anche alla Treccani e al sito del Quirinale) che De Nicola sia stato «capo provvisorio dello Stato». Sallusti afferma inoltre che «il primo presidente operativo» della Corte costituzionale fu l’antisemita Gaetano Azzariti, salvo smentirsi poche righe dopo: «A presidente della neonata Corte di Cassazione fu democraticamente eletto il capo dei cacciatori di ebrei», cioè lo stesso Azzariti.
A parte che il presidente della Corte costituzionale è eletto dai giudici costituzionali, quindi non «democraticamente» in senso politico, l’editorialista confonde la Corte costituzionale con la Corte di cassazione, con l’aggravante che la seconda non sarebbe stata affatto «neonata», visto che esisteva già nel Regno d’Italia.
Sallusti sostiene più avanti che la Corte costituzionale fu prevista dalla «Costituzione approvata il primo gennaio del 1948». Sbagliato: la Costituzione della Repubblica italiana entrò sì in vigore il 1° gennaio 1948, ma fu approvata dall’Assemblea costituente il 22 dicembre 1947. Nell’articolo trovano posto anche «un ombra gigantesca» e «così lì definì». E lì, anzi qui, ci fermiamo. [22 aprile 2026]
• Trans. Silvia Icardi, sul Corriere della Sera, fa parlare Caterina Crepax, figlia di Guido, il fumettista erotico che creò il personaggio di Valentina: «Usare le mani in maniera ripetitiva è come un mantra, così a volte entro in una specie di trans e la mente può viaggiare in mondi paralleli e fantastici». La situazione avrebbe sicuramente attizzato il celebre padre. Per parte nostra, non osiamo immaginare come si faccia a entrare con le mani «in una specie di trans». A meno che non si tratti di trance. [22 aprile 2026]
• Venezia. Titolo dal sito della Repubblica: «Venezia sta affondando. “Per salvarla potrebbe essere necessario spostarla”». Certo, a Mestre. [17 aprile 2026]
• Stupro. Attacco di un pezzo sul sito Professione reporter: «“Sono stata stuprata dall’Editore della redazione per cui lavoravo”. Adele (pseudonimo) racconta a IrpiMedia la violenza sessuale che ha subito quando aveva trent’anni». Gravissimo e atroce. Tuttavia la collega dovrebbe stare attenta a non stuprare la lingua italiana. L’«editore della redazione» non esiste, né in senso giuridico né in senso giornalistico. Sarà stato l’editore della testata. [7 marzo 2026]
professione reporter l'editore della redazione
• Suoi. Conclusione dell’editoriale di prima pagina del direttore della Verità, Maurizio Belpietro: «Così ora ci teniamo i Chukwuka Nweke e i suoi fratelli». Il sintagma «i Chukwuka Nweke» è inteso come plurale reale, perché indica Chukwuka Nweke, «un nigeriano autore di un efferato delitto a Rovereto» oggetto del fondo di Belpietro, e altri simili a lui, cioè extracomunitari violenti. Quindi l’aggettivo possessivo andava declinato al plurale: «i loro fratelli», non «i suoi». [13 aprile 2026]
• Mitterrand. «A Parigi uscivo con Mitterand e a Londra con Re Carlo, allora Principe», racconta il banchiere Massimo Ponzellini a Michela Proietti in un’intervista sul Corriere della Sera (e chissà come avrà fatto a pronunciare «re» e «principe» con le maiuscole). «Che tipo era Mitterand?», gli chiede Proietti. Se la giornalista avesse lavorato a Panorama quando era diretto da Claudio Rinaldi (dal 1985 al 1990), avrebbe tosto ricevuto una lettera come quella che fu inviata a un caporedattore, scorticato perché aveva lasciato passare il cognome del presidente francese François Mitterrand privo di una r. [24 aprile 2026]
• Tortora. Nella rubrica Feltrissimo, sul Giornale, sotto il titolo «Vi racconto il mio Enzo Tortora / Storia sempre attuale d’ingiustizia italiana», Vittorio Feltri scrive: «Ebbene un giorno e non so per quale motivo Tortora si trova a Napoli, città di cui conosciamo certe caratteristiche. Cosa accadde? Che la polizia e i carabinieri si recarono nell’albergo dove si trovava il presentatore e lo ammanettarono e si affrettarono a metterlo in galera». Avendo seguito come inviato del Corriere della Sera il calvario di Tortora, Feltri dovrebbe ricordare che l’arresto non avvenne a Napoli, bensì al Grand hotel Plaza di Roma, in via del Corso. [24 aprile 2026]
• Aizzare. Secondo Veronica Gentili, che firma sul Fatto Quotidiano la rubrica Facce di casta, il governo israeliano «continua ad aizzare il fuoco del conflitto in Medio Oriente». Bei tempi quando si attizzavano le fiamme e si aizzavano i cani. [20 aprile 2026]
• Falchi. Da una didascalia del Corriere della Sera apprendiamo che tra i governi a cui ha partecipato Ahmad Vahidi, comandante ad interim dei pasdaran iraniani, «c’è anche quello di Mahmoud Ahmadinejad, considerato uno dei più falchi». Avrà doppie ali o doppi artigli? [8 aprile 2026]
natalia augias da londra per il tg3
• Né. Titolo da Avvenire: «Di fronte all’Intelligenza artificiale non vinca né la paura né l’euforia». Sbagliato. Giampaolo Salvi nella Grande grammatica di consultazione, chiarisce che se più soggetti singolari sono uniti da «né ... né ...», l’accordo è sempre al plurale quando le persone grammaticali sono diverse, come in questo caso («paura» ed «euforia»). Identico il parere del linguista Luca Serianni nella Grammatica italiana: «Più soggetti singolari in asindeto o collegati da una congiunzione copulativa (e, né) richiedono di norma un verbo alla sesta persona». [19 aprile 2026]
il giornale l'occhiale da vista
• Occhiali. Titolo dal Giornale: «L’occhiale che “sente” ora è anche da vista». Deve trattarsi di un remake di Non guardarmi: non ti sento, il film con Gene Wilder. [1° aprile 2026]
• Augias. Incipit del servizio di Natalia Augias, corrispondente della Rai da Londra, per il Tg3 delle ore 19: «Una nuova coalizione di volenterosi, oltre 40 Paesi, Nato e non, europei e non». Aridaje! L’avverbio negativo olofrastico – così chiamato perché da solo costituisce un’intera frase – è soltanto no, quindi «Nato e no, europei e no». Quel pozzo di scienza del padre Corrado non potrebbe darle ripetizioni d’italiano? [2 aprile 2026]
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