
DAGOREPORT – IL GOVERNO RECAPITA UN BEL MESSAGGIO A UNICREDIT: LA VALUTAZIONE DELL’INSOSTENIBILE…
"Nessuno vuol più starsene
ozioso in un angolo, tutti hanno
sete delle imprese degli altri.
E' un spettacolo da circo: gli artisti escono"
(Karl Kraus, Detti e Contraddetti)
di DAGOSTRIKE
CALASSO&KUNDERA
Il superbo Roberto Calasso chiude l'anno adelphiano con un flop "mondiale" che neppure il silenzio della stampa (codina) riuscirà a far dimenticare tra le quattro mura (di gomma) dell'editoria.
Il romanzo insostenibile di Milan Kundera, "La festa dell'insignificanza" (Adelphi), non decolla nelle vendite in libreria. E vola assai basso nelle classifiche di solito generose (e spesso taroccate) nello spingere in alto gli scrittori della casa madre (Rcs).
Anche se l'unica stroncatura al libro dello scrittore ceco-francese (voto 5), a firma di Antonio D'Orrico, è apparsa sul "Sette" allegato al "Corriere della Sera".
Diceva Valentino Bompiani che nel fare il suo mestiere c'era pure l'"editore ideologico" che sceglie i libri "come tessere di un mosaico a ornare la volta della sua chiesa".
Peccato che stavolta all'editore superbo Calasso è caduta in testa l'intera architrave della sua cattedrale di carta (patinata).
Ps.
Peccato che stavolta non ci sia ancora in tv l'arboriano di "Quelli della notte" (1985), il nostro (e vostro) Roberto D'Agostino, a fare l'esegesi-tormentone dell'opera dell'ormai mitico autore dell'"Insostenibile leggerezza dell'essere" così da sovvertire una posizione di classifica (vendite) umiliante e imbarazzante per Kundera e il suo editore.
DEBORTOLI&STELLA
Uno si chiede perché il direttore del Corrierone, Flebuccio de Bortoli, in tempi di spending review anche in via Solferino abbia sentito l'urgenza di spedire a New York per intervistare su "Sette" Martin Scorsese il castologo di fiducia Gian Antonio Stella.
Poi, uno sfoglia il magazine di famiglia e scopre che metà del colloquio tra il Gabibbo alle vongole e il regista italo-americano è dedicato allo spot realizzato da Scorsese per gli stilisti Dolce&Gabbana. Lo stesso con Scarlett Johansson e Matthew McConaughey che da settimane appare come un tormentone sul nostro piccolo schermo.
Con domande a dir poco ammiccanti e imbarazzanti del tipo: "Era una sfida girare lo spot in bianco e nero in una versione cortissima?"
E di rincalzo: "Gli spot come esercizi di sintesi?".
E ancora, soave: "Quindi anche lo spot di Dolce&Gabbana servirà a salvare altri film del passato?".
Per finire mielato e tenero come un babà : "Quanto ha pesato nella sua scelta di accettare (lo spot) il fatto che Domenico Dolce sia di Polizzi Generoso?"
Vabbe' le comuni origini siciliane tra il carosellaro di Little Italy e la coppia del fashion Made in Italy, ma il risultato finale dell'intervista Stella(re) risulta l'ennesimo markettone spacciato per giornalismo.
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