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Marco Giusti per Dagospia
Manlio Rocchetti
Truccatore personale di star, da Robert De Niro a Al Pacino, da Robert Duvall a Ethan Hawke, ma anche make-up artist per horror, noir, film storici, kolossal, una sfilza di titoli che va da Lo squartatore di new York a C’era una volta in America, da Gli intoccabili a L’ultima tentazione di Cristo, da Brokeback Mountain a Shutter Island, da Ginger e Fred a Dune.
manlio rocchetti c era una volta in america robert de niro
Manlio Rocchetti, Oscar nel 1990 per A spasso con Daisy, vincitore di un Emmy per Lonesome Dove, se ne va a 73 anni nella sua Roma, dopo aver lavorato una vita nel cinema. Figlio e nipote d’arte, le Parrucche Rocchetti esistono dalla fine del 1874, e i Rocchetti, suo padre Silvano, Fiamma, sono una vera e propria dinastia di truccatori e parrucchieri, entra nel laboratorio assieme al fratello Luigi giovanissimo ai tempi dei sandaloni italiani e americani, come Esther e il Re di Raoul Walsh e Mario Bava, per lavorare, presto, un po’ con tutti.
Con Pier Paolo Pasolini in Teorema, Roberto Rossellini per Agostino D’Ippona, Federico Fellini, Ettore Scola, Lucio Fulci, Sergio Martino per L’isola degli uomini pesce, Luciano Salce per Basta guardarla, Francesco Barilli per Il profumo della signora in nero. E’ un personaggio fondamentale nella grande stagione degli horror italiani, come dimostrano i suoi morti ammazzati, cadaveri putrefatti, zombi.
Ma è con Sergio Leone e il grande lavoro di makeup che fa per Robert De Niro in C’era una volta in America, che Manlio Rocchetti arriva a Hollywood. Lavora così per Brian De Palma sul trucco di De Niro-Al Capone in Gli intoccabili, per Martin Scorsese per L’ultima tentazione di Cristo, L’età dell’innocenza e Gangs di New York dove rimodella e invecchia i volti di Leonardo Di Caprio, Daniel Day Lewis, Willem Dafoe, ma anche in Shutter Island, dove costruisce dei veri e propri mostri da horror nell’isola dei pazzi, senza pensare alla costruzione dei personaggi di Dune di David Lynch o su L’ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci.
Per A spasso con Daisy di Bruce Beresford con Jessica Tandy e Morgan Freeman, vincerà l’Oscar, e nessuno riesce a invecchiare gli attori come lui. Anche se in America lavora moltissimo, ricordiamo solo Geronimo di Walter Hill, Paradiso perduto di Alfonso Cuaron, torna sempre in Italia, pensiamo a Denti di Gabriele Salvatores, dove lavora proprio sui denti di Sergio Rubini, Il siero della vanità di Alex Infascelli, ma anche per le parrucche di Elisa di Rivombrosa, per i personaggi pestati a sangue di Acab di Stefano Sollima.
Oggi la Rocchetti Parrucche, che Manlio ha diretto assieme al fratello Luigi, è una vera e propria industria che vanta la collaborazione a 250 film e dispone di qualcosa come 10 mila parrucche e che ha costruito capelli, protesi, nasi, bocche, ferite per decine e decine di film, pensiamo solo ai recentissimi Ben-Hur e Zoolander.
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