1. L'INIZIATIVA DE “IL FATTO QUOTIDIANO”, UNICO GIORNALE CHE HA AVUTO IL CORAGGIO DI ALLEGARE IL NUMERO SPECIALE DI “CHARLIE HEBDO”, NON PIACE PER NIENTE A MASSIMO FINI 2. “NON FACCIAMO CHE ALLINEARCI ALLA ROBOANTE RETORICA DEL “JE SUIS CHARLIE”, CHE NON COSTA NIENTE, CHE, COME LA PLETORICA MANIFESTAZIONE DI PARIGI, CON LA RAPPRESENTANZA DI GENERALI TAGLIAGOLE COME AL SISI, MANIFESTA SOLO LA NOSTRA PAURA ED E' FUORVIANTE” 3. “LA QUESTIONE NON RIGUARDA LA LIBERTÀ DI STAMPA. È DA PIÙ DI DIECI ANNI CHE SIAMO ALL’ATTACCO DEL MONDO ISLAMICO: AFGHANISTAN (2001), IRAQ (2003), SOMALIA (2006/7), LIBIA (2011) E, DA ULTIMO, NON CONTENTI CI SIAMO INTROMESSI, CON BOMBARDAMENTI E DRONI, NELLA BATTAGLIA CHE L’ISIS STA LEGITTIMAMENTE COMBATTENDO SULLE SUE TERRE. È DA PIÙ DI DIECI ANNI CHE SIAMO IN GUERRA, FACENDO CENTINAIA DI MIGLIAIA DI VITTIME CIVILI, MA SICCOME QUESTA GUERRA NON CI TOCCAVA, NON COLPIVA I NOSTRI TERRITORI, CE NE SIAMO FREGATI”

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Massimo Fini per “il Fatto Quotidiano

 

un fallo nascosto nella copertina di charlie hebdoun fallo nascosto nella copertina di charlie hebdo

Se fossi stato il direttore del Fatto non avrei pubblicato il numero speciale di Charlie Hebdo. Perché con questo non facciamo che allinearci alla roboante retorica del “Je suis Charlie”, che non costa niente, che, come la pletorica manifestazione di Parigi, con la rappresentanza di generali tagliagole come Al Sisi, manifesta solo la nostra paura ed è fuorviante.

 

Charlie era sicuramente uno degli obiettivi privilegiati per i jihadisti – ed è stupefacente che la polizia francese non abbia provveduto a difenderlo adeguatamente –, ma era solo uno degli innumerevoli possibili, tant’è che subito dopo è stato colpito un ipermercato kosher.

 

copertina charlie hebdocopertina charlie hebdo

La questione non riguarda la libertà di stampa, anche se noi giornalisti, autoreferenziali come sempre, l’abbiamo focalizzata lì. La questione sta altrove. È da più di dieci anni che siamo all’attacco del mondo islamico: Afghanistan (2001), Iraq (2003), Somalia (2006/7), Libia (2011) e, da ultimo, non contenti ci siamo intromessi, con bombardamenti e droni, nella battaglia che l’Isis sta legittimamente combattendo sulle sue terre. È da più di dieci anni che siamo in guerra, facendo centinaia di migliaia di vittime civili in campo altrui, ma siccome questa guerra non ci toccava, non colpiva i nostri territori, ce ne siamo fregati.

charlie hebdo fatto quotidianocharlie hebdo fatto quotidiano

 

Ora arriva l’inevitabile colpo di ritorno. Io mi ritrovo non nelle azioni, ma in una parte del “testamento postumo” di Amedy Coulibaly: “Tutto quello che facciamo è legittimo. Non potete attaccarci e pretendere che non rispondiamo. Voi e le vostre coalizioni sganciate bombe sui civili e sui combattenti ogni giorno. Siete voi che decidete quello che succede sulla Terra? Sulle nostre terre? No. Non possiamo lasciarvelo fare. Vi combatteremo”.

Dovremmo riflettere sui nostri errori e sui nostri orrori perpetrati da anni. Altro che pubblicare un fac-simile di Charlie Hebdo.

 

charlie hebdo fatto quotidiano charlie hebdo fatto quotidiano