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Fabrizio Roncone per il "Corriere della Sera"
«Vabbé, senti: l'intervista te l'ho data, però ora devi giurarmi che me la fai rileggere... Può essermi sfuggito un verbo, una parola... No, dico: lo sai che ero uno squalo in Transatlantico, mica penserai che mi faccio...».
(Mezz'ora prima).
«E che dovrei commentarti, scusa? La decisione della Vigilanza? E dov'è, spiegami, la notizia?».
Dai, direttore, lo sai bene che dentro il voto della Commissione di Vigilanza, e il via libera alla nomina di Anna Maria Tarantola a presidente della Rai, ce ne sono parecchie di notizie...
«A me, veramente, sembra che il risultato sia abbastanza scontato. Cosa ti aspettavi? Volevi un presidente con poteri eccezionali, fortissimo, capace di rovesciare l'azienda? Beh, allora avrebbero dovuto prima privatizzarla, l'azienda, oppure nominare un commissario straordinario. Ma è successo tutto questo? No, non è successo. E allora finché l'editore di riferimento della Rai è il Parlamento, e in Parlamento ci sono i partiti, non puoi pensare di cambiare la scena più di tanto».
Prosegui, è un ragionamento interessante.
«Sì, ma tanto ti dico cose ovvie... per esempio ti dico che Mario Monti presiede un governo tecnico, un'anomalia politica che in alcune circostanze può rivelarsi un vantaggio e, in altre, un limite. Così, anche stavolta, come è già accaduto quando ha messo mano alla pressione fiscale, piuttosto che al mercato del lavoro, è stato costretto a una qualche trattativa con i partiti e...».
E Pier Luigi Bersani s'è infuriato.
«Ah sì?».
Sì.
«E perché?».
L'ira è dovuta alla visita che un gruppo di dirigenti del Pdl avrebbe compiuto a Palazzo Chigi per parlare, secondo quanto riferisce Bersani, proprio di Rai.
«Senti, sei d'accordo anche tu, che sulla Rai ormai ci si muove tra ipocrisia e dosi di demagogia, no?».
à un'intervista, direttore, e sono io che faccio le domande.
«Sì, certo. Però lo sai anche tu come sono stati nominati tutti i direttori del Tg3, per altro tutti colleghi bravissimi... C'è sempre stato l'assenso del segretario di turno del Pci, del Pds, dei Ds, del Pd... E allora di cosa si stupisce Bersani? Poi, certo: come sempre quelli del Pdl sono un po' goffi in queste cose... Tanti anni fa stavo a La Stampa e li pizzicai anche io: scrissi che Fabrizio Del Noce s'era scambiato un bigliettino pieno di nomi con Berlusconi. Ricordo che Fassino tirò fuori il ritaglio dell'articolo nel comizio di chiusura della campagna elettorale urlando: "Ecco come lottizzano la Rai!". Divertente, no? La storia di ripete».
Secondo te, che presidente sarà Anna Maria Tarantola?
«Io penso che Monti può ritenersi soddisfatto. Intanto ha messo lì un presidente che, insieme al rappresentante del Tesoro, nel Cda potrà essere il vero, nuovo ago della bilancia. E poi, a quanto capisco, la Tarantola avrà mano libera sui conti, potrà decidere, controllare...».
Chi lavora in Rai dovrà stare particolarmente attento a usare la carta di credito aziendale...
«à una battuta? No, guarda, te lo dico subito: se è una battuta, non fa ridere. E sai perché? Perché se ti riferisci alla mia vicenda, beh, io sono ansioso di arrivare alla sentenza di primo grado. Stiamo ricostruendo i fatti, io ho già restituito i 68 mila euro, tutti sanno le varie versioni fornite dall'allora direttore generale Masi in un miscuglio di leggerezza e confusione, e allora ti annuncio una cosa: se vengo assolto, per legge, io devo tornare al mio posto...».
Stai dicendo che...
«Lo impone la legge. Rinviato a giudizio dovevo essere allontanato e messo in un ufficio di pari dignità , e infatti ora sono direttore dei corrispondenti: ma se vengo assolto, posso tornare lì, al Tg1, bussare e andarmi a sedere alla mia scrivania».
Comunque mi sa che sui conti Tarantola sarà assai rigida.
«Lo spero. Io, per quanto mi riguarda, già da mesi ho abolito le note spese».
(Augusto Minzolini, 53 anni, ex direttore del Tg1: «Guarda, ti do un consiglio: non scrivere che facevo un tiggì berlusconiano, perché quello era, piuttosto, un tiggì minzoliniano»).
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