IL NECROLOGIO DEI GIUSTI - PERCHÉ ERAVAMO TUTTI PAZZI DI MARINA VLADY? SÌ. ERA BELLISSIMA. DI QUELLE BELLEZZE CHE NON CAMBIANO NEL TEMPO. E AVEVA FATTO DEI FILM INCREDIBILI. NON C’ERA UN REGISTA CHE NON SE NE FOSSE INNAMORATO. ROBERT HOSSEIN LA SPOSA ANCORA GIOVANISSIMA. JEAN-LUC GODARD, CHE ERA APPENA STATO ABBANDONATO DA ANNA KARINA, E L’AVEVA SCELTA PER INTERPRETARE “DUE O TRE COSE CHE SO DI LEI”, PRIMA DI INIZIARE LE RIPRESE LE CHIEDE DI SPOSARLA, MA LEI RIFIUTÒ. E LUI GIRA IL FILM SENZA RIVORGERLE LA PAROLA. GIORGIO CONTE, IL FRATELLO DI PAOLO, LE SCRIVE ADDIRITTURA UNA CANZONE: “DA RAGAZZO LA SOGNAVO, / LEI LA BALIA IDEALE, LA ZIA IDEALE, / IL PRIMO AMORE IDEALE... LA PRIMA VOLTA IDEALE, / UNA FIGA MADORNALE”. UN PO’ VOLGARUCCIA EH? - VIDEO

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Marco Giusti per Dagospia

 

marina vlady 2

Perché eravamo tutti pazzi, almeno noi italiani e i francesi, di Marina Vlady? Sì. Era bellissima. Di quelle bellezze che non cambiano nel tempo. Non perde il suo sguardo nemmeno da vecchia.

 

E aveva fatto dei film incredibili, “Falstaff” di Orson Welles, “Due o tre cose che so di lei” di Jean-Luc Godard, “L’ape regina” di Marco Ferreri, che le fece vincere il premio di miglior attrice a Cannes nel 1963, “Giorni d’amore” di Giuseppe De Santis, “La ragazza in vetrina” di Luciano Emmer, “La principessa di Clèves” di Jean Delannoy, “Le bugie nel mio letto” Michel Deville, “Scirocco d'inverno” di Miklós Jancsó.

 

Non c’era un regista che non se ne fosse innamorato. Robert Hossein la sposa ancora giovanissima. Gira con lei il suo primo film da regista, “Gli assassini vanno all'inferno”. Roger Vadim le offre il ruolo della superbia nel film a episodi “I sette peccati capitali”. Jean-Luc Godard, che era appena stato abbandonato da Anna Karina, e l’aveva scelta per interpretare “Due o tre cose che so di lei”, prima di iniziare le riprese le chiede di sposarla.

 

marina vlady 3

Lei si era appena lasciata con Hossein, aveva due figli. Le dice che non lo sposerà. E lui gira il film senza rivorgerle la parola. Offeso. Giorgio Conte, il fratello di Paolo, le scrive addirittura una canzone, intitolata appunto “Marina Vlady”: «Da ragazzo la sognavo, / lei la balia ideale, la zia ideale, / il primo amore ideale... la prima volta ideale, / una figa madornale». Un po’ volgaruccia, eh?

 

 Marina Vlady era nata nel 1938 a Clichy come Marie Catherine de Poliakoff-Baidarov, da padre cantante d’opera e madre ballerina. Erano entrambi russi bianchi scappati in Francia. Ebbero quattro figlie. Tutte attrici. Olga, la maggiore, col nome di Olga Varen, Militza con quello di Hélène Vallier, Tania quello di Odile Versois.

marina vlady con marcello mastroianni in giorni d'amore 2

Dopo aver studiato danza all'Opera di Parigi, debutta a dodici anni in “Orage d'éte” (1949), dove recita anche sua sorella Odile Versois. Si divide da subito tra Francia e Italia, grazie alle coproduzionim partecipando fin da giovanissimi a film italiani come l’oscuro “Due sorelle amano” di Jacopo Comin (1950), “Fanciulle di lusso” di Bernard Vorhaus (1952), “Penne nere” di Oreste Biancoli (1952).

 

Nei primi anni’50 gira una marea di film in Italia, come “Le infedeli” di Steno e Mario Monicelli, “La figlia del diavolo” di Primo Zeglio, “Musoduro” di Giuseppe Bennati. Ma i film che la fecero notare furono “Prima del diluvio” (1953) di André Cayatte, seguita da “La strega” di André Michel (1955), “Giorni d’amore” di Giuseppe De Santis, a fianco di Marcello Mastroianni, col quale forma una coppia favolosa.

 

marina vlady la steppa

Steno la vuole in “Le avventure di Giacomo Casanova”, dove troviamo anche una giovanissima Ursula Andress. Robert Hossein, che la sposa nel 1955, la fa diventare protagonista dei suoi film da regista, a cominciare da “Pardonnez nos offenses” (1956), “Nella notte cade il velo” (1958), “La notte delle spie” di Robert Hossein (1959).

 

Ma sia il matrimonio sia il cinema con Robert Hossein le stanno un po’ stretti. La valorizzeranno di più il nostro Luciano Emmer, che ne fa la protagonista di “La ragazza in vetrina” (1960), scritto con Pasolini che avrà molto problemi in censura, sia Jean Delannoy con “La principessa di Clèves” (1961), sia Michel Deville in “Le bugie nel mio letto” (1961).

maurice ronet e marina vlady in la strega

Alberto Lattuada la vuole protagonista del kolossal “La steppa”, un film che oggi nessuno cita più, ma che ebbe allora una certa importanza. Negli anni ’60, poco più che ventenne, è già un’attrice storica del cinema francese e italiano. Pronta a girare con Claude Autant-Lara, Christian-Jacque o a rinnovarsi con Marco Ferreri, che le farà vincere Cannes con il suo film più originale, “Una storia moderna - L'ape regina”, che lei comprende alla perfezione.

 

Scritto da Goffredo Parise, il film doveva essere interpretato da Monica Vitti. Ma Marina Vlady fu la scelta migliore. Aveva quel viso freddo, impenatribile e bellissimo più giusto per il ruolo dell’ape regina. Sono dei successi “Il delitto Dupré” di Christian-Jaque e “Confetti al pepe” di Jaques Baratier, ma la preferiamo in “Falstaff” di Orson Welles dome Lady Percy o in “Una moglie americana” di Gian Luigi Polidoro o nel divertente “Il ladro della Gioconda” diretto in Italia da Michel.

 

marina vlady 4

 Nel 1966 passa dall’eurospy di “OSS 117 a Tokio si muore” di Michel Boisrond alla Nouvelle Vague di “Due o tre cose che so di lei”, capolavoro di Jean-Luc Godard, che ne fa una sorta di icona parigina che le rimarrà per sempre. Gira di tutto negli anni ’60, “Scirocco d'inverno” di Miklós Jancsó, “Contestazione generale” di Luigi Zampa con Alberto Sordi, “Tout le monde il est beau, tout le monde il est gentil” di Jean Yanne.

 

 Le darà nuove soddisfazioni “Che la festa cominci...” di Bertrand Tavernier nel 1974. Diventa più una presenza che una vera attrice in film del tutto diversi, da “Ök ketten” di Márta Mészáros a “Il triangolo delle Bermude” del messicano René Cardona Jr., da “Il ladro di Bagdad” di Clive Donner a

 

“Il malato immaginario” di Tonino Cervi , dove ritrova Alberto Sordi, da “Tangos - L'esilio di Gardel” di Fernando Ezequiel Solanas a “Una casa in bilico” di Antonietta De Lillo e Giorgio Magliulo. Non perde di vista il piccolo cinema indipendente, infatti gira “Il sapore del grano” di Gianni Da Campo, ma t orna a recitare con Mastroianni in “Splendor” di Ettore Scola. Tra i suoi molti mariti e compagni il poeta russo Vladimir Vysotskiy, Jean-Claude Brouillet e Léon Schwartzenberg. Francamente fece bene a non sposare Jean-Luc Godard…

marina vlady in una storia moderna l'ape regina marina vlady 9marina vlady 7marina vlady 11marina vlady in falstaff

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