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Emanuele Gamba per "la Repubblica"
Viviamo nella meravigliosa epoca del possesso palla, segnata dal tiqui taca del Barcellona poi impiantato su scala nazionale nella Spagna e imitato più o meno bene e più o meno fedelmente in tutto il continente. Ma sotto le ceneri del guardiolismo ha continuato a covare un'idea di calcio diametralmente opposta, quella che fummo noi a esportare nel mondo intero: difesa e contropiede, attacchi verticali e non orizzontali.
Non conta, in pratica, quante volte la palla venga toccata, ma quanto tempo occorra per trasferirla da un'area all'altra: meno ne passa, meglio è. La rivincita del cosiddetto "calcio passivo", quello che si adatta all'avversario anziché riferirsi a un modello prefissato, è stata avviata dal Chelsea, che ha vinto l'ultima Champions a colpi di classe, catenaccio e fortuna.
E l'altra sera il Barcellona ha di nuovo perso alla medesima maniera, stavolta non contro campioni come Drogba bensì in casa dei baldi ragazzoni del Celtic: corsa, muscoli, cuore e un solo giocatore, il greco Samaras, con una valenza tecnica internazionale. Gli scozzesi hanno battuto per 2-1 i catalani con un miserrimo possesso palla del 16 per cento. Secondo l'analisi di whoscored.com su dati Opta, il Barcellona ha stabilito un record del tutto inutile: 955 passaggi, dieci al minuto. Troppi, decisamente.
In questa Champions, le quattro squadre con il minor possesso palla sono tutte in corsa per il passaggio agli ottavi: si tratta di Cluj (29,6%), Celtic (32,5%), Olympiacos (39%) e Borussia Dortmund (39,8%). In pratica, tre fra le formazioni più deboli, quindi costrette a una strategia difensiva dalla loro condizione di inferiorità , e una invece tra le migliori, il Borussia di Klopp, che però sta probabilmente anticipando la tendenza prossima ventura: il calcio sta già assorbendo il modello tedesco, manovra molto rapida, assolutamente verticale, a tratti vorticosa.
Perché riesca al meglio servono grandissima organizzazione e anche qualità tecniche eccellenti: la velocità è nulla senza controllo. Gli italiani, invece, faticano a esportare il loro modello, qualunque sia: Milan e Juve sono le due squadre che fanno più possesso palla in serie A (60 e 58 per cento) mentre in Champions i bianconeri scivolano al ventesimo posto (49,4) e i rossoneri al ventunesimo (48,3). Non sanno essere né Barcellona né Celtic, e infatti non hanno certezze sui loro destini.
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