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“PENSATE AI NO RICEVUTI NELLA VITA, SIAMO TUTTI UN PO’ JALISSE” (PARLATE PER VOI!) – DOPO 30 ANNI DI RIFIUTI A SANREMO, FABIO RICCI E ALESSANDRA DRUSIAN, IN ARTE I JALISSE, HANNO AVUTO IL LORO MOMENTO DI GLORIA A “CANZONISSIMA” – “SIAMO DEGLI ARTIGIANI. I CALZOLAI DELLA MUSICA” (OVVERO DELLE SOLE?) - "NON AUGURO A NESSUNO DI VIVERE QUELLO CHE È SUCCESSO A NOI. LA NOSTRA VITTORIA A SANREMO ERA STATA VOLUTA DAL POPOLO: ANDAVA RISPETTATA. INVECE C'È STATO UN ATTACCO SENZA PRECEDENTI. IL NOSTRO ALBUM VENIVA PROPOSTO DALLA UNITED AIRLINES SUI VOLI PER NEW YORK MA NON IN RADIO IN ITALIA. NON ABBIAMO MAI CAPITO PERCHÉ, ERAVAMO UN CAPRO ESPIATORIO” – LA BRUTTISSIMA ESPERIENZA A “THE VOICE” – VIDEO

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Francesca D’Angelo per “la Stampa” - Estratti

 

«Finalmente»: i Jalisse lo sussurrano increduli. Si sono scottati tante volte per non guardarsi istintivamente le spalle: «Abbiamo subito colpi anche molto bassi, ma ci siamo sempre rialzati», spiega Fabio, accanto a lui Alessandra annuisce. 

 

JALISSE

Ora però è arrivato il loro momento: Milly Carlucci li ha voluti a Canzonissima. Non sarà Sanremo ma rischia di somigliarci parecchio: in questa versione riveduta e corretta, (...)  «È un'occasione per mostrare i Jalisse di oggi, oltre Fiumi di parole». 

 

Ecco, chi siete oggi? 

Fabio: «Degli artigiani. I calzolai della musica. Due ex ragazzini venuti dal nulla, che nel 1997 hanno vinto Sanremo e, nonostante le difficoltà, hanno continuato ad alzare ogni giorno la saracinesca della loro bottega: che sia per una, dieci o cento persone, noi amiamo il nostro lavoro. Siamo cantautori con carta e penna, mai allineati ai gusti mainstream, sempre un po' fuori moda. E lo rivendichiamo». 

 

Oggi il successo passa per gli stadi sold out e i dischi d'oro. Cos'è invece per voi? 

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Alessandra: «Stadi e palazzetti sono fuori dalla portata di un'etichetta indipendente come la nostra, ma per noi il successo è arrivare nei paesini ed essere invitati dalla signora della piazza a prendere il caffè o assaggiare i prodotti tipici: questo vuol dire entrare davvero nelle case degli italiani». 

 

Però i brand si sono accorti di voi: per Sanremo vi hanno cercato Alexa, Sheba, Deliveroo, Buitoni. Un piccolo riscatto? 

A: «Sì. La gente ci segue, soprattutto sui social. Probabilmente si riconosce nella nostra tenacia, in fondo siamo tutti un po' Jalisse nella vita: quanti no riceviamo sul lavoro? ». 

 

(...) Sanremo si chiama Festival della canzone italiana, ma il regolamento recita che "il direttore artistico può a suo insindacabile giudizio invitare degli artisti, tuttavia chi lo desidera può proporre dei brani". Noi siamo sempre stati il "tuttavia": non ci hanno mai invitato e in 29 edizioni abbiamo presentato una quarantina di brani». 

 

Ormai non ci soffrite più? 

I JALISSE

F: «Non auguro a nessuno di vivere quello che è successo a noi: mi fa ancora male ricordarlo. La nostra vittoria a Sanremo era stata voluta dal popolo: andava rispettata. Invece c'è stato un attacco senza precedenti. Titolavano: "Sanremo non vuole più i Jalisse". Il nostro album veniva proposto dalla United Airlines sui voli per New York ma non in radio in Italia. Non abbiamo mai capito perché, forse eravamo un capro espiatorio». 

 

Per riemergere avete fatto le esperienze tv più disparate, da Ora o mai più a l'Isola dei famosi. Rifareste tutto? 

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A: «Non The Voice. Ho sostenuto i provini, portando sei brani che cantavo ai concerti, ed era andato tutto molto bene. Poi, a una settimana dalla messa in onda, mi assegnano Io canto versione Pausini: un brano che non avevo mai eseguito. Da brava scolaretta accetto la sfida ma, quando salgo sul palco, nessuno dei giudici si gira. La cosa più brutta è stata notare che tutti si aspettavano che piangessi. Io, da dura, non ho versato una lacrima. A volte mi chiedo se tutto non sia stato pensato fin dall'inizio per farmi crollare». 

 

Molte coppie si sfasciano dopo il successo. Le delusioni uniscono più delle gioie? 

A: «In realtà quando sei una coppia tutto è difficile da gestire. Per questo a Sanremo non avevamo detto di noi. Ma era sempre la prima domanda: "State insieme?". Io ero allibita: eravamo lì per cantare». 

F: «Litighiamo spesso ma la diversità è una forza: ci completiamo. Ale mi ha insegnato il valore delle regole e la professionalità. Io ero il tipico ragazzino che passava col rosso». 

Vi siete sposati nel 1999. 

A: «A San Giovanni Rotondo, e mica siamo arrivati in limousine: abbiamo preso il pullman dei pellegrini e pure loro hanno partecipato al matrimonio. (...)

i jalisse brindano alla 28esima esclusione da sanremo 8i jalisse brindano alla 28esima esclusione da sanremo 1jalisse