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I leggings vanno molto di moda. Si indossano in ufficio, a casa, in palestra perché sono incredibilmente comodi. Secondo un liceo del Nord Dakota, però, leggings, jeans skinny e fuseaux da yoga sono causa di distrazione per gli studenti e quindi costituiscono una violazione al codice scolastico. Questo tipo di abbigliamento, dicono in Presidenza, ricorda la tenuta di Julia Roberts in “Pretty Woman”. In poche parole, sono abiti da puttana.
La “Devils Lake” è solo l’ultima scuola in ordine di tempo ad aver scelto un “dress code” sessista. Un mese fa la “Staten Island” ha vietato alle studentesse (oltre 200) di indossare top e shorts, nonostante il caldo fosse insopportabile nella struttura senza aria condizionata.
Agli inizi di settembre una studentessa della Florida appena trasferita a Seattle è stata costretta ad indossare “la maglia gialla della vergogna” con su scritto “dress code violation” perché non sapeva che nell’istituto erano vietate le minigonne. A marzo, presso il liceo “Evanston”, centinaia di studenti avevano protestato contro l‘amministrazione che puniva le ragazze che osavano indossare pantaloni da yoga e leggings. La lista continua, è lunga, e i bersagli sono sempre gli stessi.
Questo tipo di divieto non solo limita la libertà personale e viola la legge federale, ma rinvigorisce stereotipi pericolosi e porta ogni giovane donna a vergognarsi del proprio corpo. Inoltre, manda un messaggio sbagliato ai ragazzi: non potete controllare da soli i vostri desideri, se non riuscite ad accettare gli altri, vi proteggiamo noi.
Questi codici di abbigliamento rendono il corpo femminile una minaccia per i giovani innocenti maschi che potrebbero avere la tentazione di toccare o stuprare. Ecco cosa succede quando un uomo vede il culo di una donna avviluppato nel cotone, no? E’ questo che vuole una donna, se indossa i pantaloni da yoga.
Esistono abiti maschili da vietare perché “distraggono” le studentesse? No, evidentemente perché le donne sono in grado di contenersi. Oppure stiamo sottovalutando la capacità degli uomini di riconoscere l’ingiustizia delle perpetue accuse di prostituzione verso chi si veste comodamente.
Il “dress code” è uno strumento della cultura dello stupro. Punto e basta. Assolve gli aggressori ed è un metodo diretto per perpetuare le violenze. Umilia le donne e insegna che sono pericolose, dipinge gli uomini come deboli e bisognosi di protezione. Le donne imparano che ogni pezzo di pelle visibile è un buon motivo per essere punite. E’ un sistema di educazione sì, ma sbagliato.
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