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CHE FA LORENZETTO DI NOTTE? LE PULCI AI GIORNALI! - DALLA “STAMPA”: “CINA E ‘USA UNITI’ ARRIVANO ALL’INCONTRO CON UNA FRAGILE TREGUA SUI DAZI". IN COMPENSO GLI STATI UNITI SONO DAVVERO UNITI UNITI – CESARE ALEMANNI SU “DOMANI”: “A TAL PROPOSITO DIVERSI ANALISTI PARLANO DI GUERRA ‘CHEAP AND SCALABLE?”. OH, YES! (MA CHE VOR DI’?) – IL “CORRIERE DELLA SERA” PARLA DELL’”ITALIA, IN TESTA ‘EX-EQUO’ CON LA GERMANIA”. FORSE EX EQUO È COLUI CHE HA PERSO L’EQUANIMITÀ. MA “ALLA PARI, A PARI MERITO” IN LATINO SI SCRIVE “EX AEQUO”, LOCUZIONE AVVERBIALE INVARIABILE…
Dalla rubrica “Pulci di notte” di Stefano Lorenzetto, pubblicata da "Il Foglio" – Estratto
• Cucù. Sul Corriere della Sera, Tommaso Labate riporta una dichiarazione di Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia: «Ecco, se applichiamo a chiunque questi criteri che pretendono di applicare ai russi, l’Esposizione internazionale dell’Arte finiremmo per farla soltanto col padiglione della Svizzera. E diventerebbe la Biennale dell’orologio a cucù...».
Soggiungendo: «Non è dato sapere a quanti dei suoi interlocutori e ormai ex amici del governo Meloni Buttafuoco abbia citato il paradosso della Svizzera e dell’orologio a cucù.
joseph cotten e orson welles nel film il terzo uomo
E, nel caso, quanti di loro siano stati in grado di cogliere la battuta di Orson Welles nella trasposizione cinematografica de Il terzo uomo di Graham Greene».
Pochi, crediamo, anche perché il film, contrariamente a quello che pensa Labate, uscì prima del libro: nel 1949 il primo, nel 1950 il secondo. Greene inserì quella battuta in The Third Man, del quale scrisse soggetto e sceneggiatura su incarico del regista Carol Reed.
Solo l’anno successivo Greene rielaborò il materiale in forma narrativa, pubblicando l’omonimo racconto breve.
Per i cultori della materia, ecco le parole che Harry Lime (Orson Welles) pronuncia rivolgendosi a Holly Martins (Joseph Cotten): «Sai quel che diceva quel tale?
In Italia per 30 anni, e sotto i Borgia, ci furono guerre, terrore, omicidi, carneficine, ma vennero fuori Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera non ci fu che amore fraterno, ma in 500 anni di quieto vivere e di pace che cosa ne è venuto fuori?
L’orologio a cucù». (A Labate si fatica a condonare anche il ridicolo accrocco del «governo Meloni Buttafuoco»). [25 aprile 2026]
• Vincitori. La Repubblica titola in prima pagina: «Una guerra senza vincitori». L’incipit dello scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun: «Non sono uno stratega ma mi sembra evidente che Trump e Netanyahu non hanno vinto la guerra contro l’Iran. Non solo: l’orribile regime iraniano, pur se gravemente ferito, non è morto. Esce anzi rafforzato da questa prova complessa». È il primo caso al mondo di una guerra che rafforza un ferito grave. [12 maggio 2026]
• Cheap. Cesare Alemanni su Domani: «A tal proposito diversi analisti parlano di guerra cheap and scalable». Oh, yes! (Ma che vor di’?). [12 maggio 2026]
• Virgole. Maurizio Belpietro, direttore della Verità, nell’editoriale di prima pagina conferma il suo conflitto permanente con le virgole: «Opposizione, magistrati e avvocati che si occupano dei diritti dei richiedenti asilo, in questo modo formano un blocco unico».
Il segno di punteggiatura dopo «asilo» separa i tre soggetti dal verbo «formano». Più avanti: «Né si impone agli avvocati di costringere i propri clienti a far le valige». Il plurale di valigia è valigie. La forma valige viene segnalata dallo Zingarelli 2026 con il segno dell’obelisco (†), la croce riservata alle parole cadute in disuso, defunte.
Capoverso successivo: «Perché, per incassare una parcella di poche centinaia di euro, si deve avviare una pratica o un’opposizione all’espulsione che non porterà a nulla?». Il soggetto reale della frase è composto da due elementi coordinati («una pratica o un’opposizione»), quindi il verbo andava coniugato al plurale: «si devono», non «si deve». [21 aprile 2026]
• Uniti. Dalla Stampa: «Cina e Usa Uniti arrivano all’incontro con una fragile tregua sui dazi». In compenso gli Stati Uniti sono davvero uniti uniti. [12 maggio 2026]
• Neologismo. Titolo dal Fatto Quotidiano: «Sotto inchiesta il “chiavage” post-partite / I calciatori clienti saranno sentiti dai pm». Congratulazioni per il pregnante neologismo tratto dal lessico dell’agenzia che organizzava incontri con le prostitute: molto raffinato. E meno male che due giorni prima, nel suo editoriale in prima pagina, il direttore Marco Travaglio aveva definito questo vocabolario «il delitto più imperdonabile». [23 aprile 2026]
• Spente. Sommario del titolo di apertura sulla prima pagina sulla Verità: «Il cessate il fuoco in Libano (e 20 miliardi da Washington) spingono Teheran a sbloccare lo Stretto. Anche Meloni pronta a inviare navi. L’Europa invece prepara il lockdown: domeniche a piedi, smartworking, bici e luci spente».
Quindi oltre alle luci verranno spente anche le biciclette? No? Allora bastava una virgola al posto della congiunzione, cosicché l’aggettivo posposto non si estendesse per coordinazione a entrambi i sostantivi: «bici, luci spente». Opere invertire i termini: «luci spente e bici». [18 aprile 2026]
• Figliare. «La generazione dei “baby boomer” e il paradosso di diventare nonni (ma nonni vecchi)» è il titolo di uno struggente articolo di Elena Loewenthal, apparso su Specchio della Stampa, sfregiato però dall’impropria presenza di un verbo: «Essere nonni è meraviglioso.
È prima di tutto e soprattutto la meraviglia di vedere figliare i propri figli». Figliare, come specifica Lo Zingarelli 2026, significa «generare, partorire, detto specialmente di animali: la mucca ha figliato; la scrofa ha figliato dieci maialini». Da «baby boomer» a «baby boomer», vorremmo ricordare a Loewenthal che i nonni non sono né mucche né scrofe. [12 aprile 2026]
• Ex aequo. Sul Corriere della Sera, Peppe Aquaro parla dell’«Italia, in testa ex-equo con la Germania». Forse ex equo è colui che ha perso l’equanimità. Ma «alla pari, a pari merito» in latino si scrive «ex aequo», locuzione avverbiale invariabile. [30 aprile 2026]
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