MOSTRE, MOSTRI E MOSTRUOSITÀ - IL DIVINO QUIRINO CONTI NON SI BEVE LE STROMBAZZATE ESIBIZIONI AL MET DI NEW YORK (CHARLES JAMES) E AL VICTORIA & ALBERT DI LONDRA (MADE IN ITALY), BRILLANTI SOLO PER MODESTIA E INCOMPLETEZZA

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Qvirino Conti per Dagospia

"Ah, l'America... l'America!"; "E Londra... Londra!". Non c'è borghese (alto, piccolo o minimo) che ormai non farnetichi su questi Eldorado come fossero casa sua: in genere avendoli solo sfiorati, e dopo aver orecchiato qualche notiziola divulgativa indistintamente ripetuta da tutti. E sotto a risparmiare, quindi, pur di spedirci quanto prima i sudati, privilegiati pargoli così da portarsi avanti per poi sgominare ogni concorrenzialità futura. E finalmente prevalere. Su chi poi, se non su qualcuno di loro? Dal momento che, stando così le cose, non ci sarà più un solo infante (futuro prevaricatore) che non sia prima corso ad apprendere l'arte da quelle parti.

Ciò premesso, passiamo a cose serie: a due mostre. Naturalmente strombazzate come massimi eventi. Una su Charles James - al Metropolitan -, appunto a New York; l'altra - al Victoria & Albert -, a Londra, sul Made in Italy.

Quest'ultima, dato il santuario che la ospitava, stupefacente per modestia, incompletezza, vuoti inammissibili e filologie sbilenche. La prima, invece, senza l'ombra di un copione, e letteralmente realizzata con "stracci" appesi a manichini inadeguati: in un allestimento almeno poco premuroso. In entrambi i casi, però, avendo dato fondo quanto a "opening!" e "celebrities!". Ormai, del resto, il cuore del problema.

Inaugurare, bere qualcosa, farsi notare e poi... via, come il vento. Per cosa? Mmm... Difficile a dirsi, in molti casi. Confusi da un evento all'altro; incrociando argomenti e situazioni appena percepiti. Purché in pompa magna.

A New York, in branchi prestabiliti, addirittura in cravatta bianca. Quanto poi al fatto che, in quella specie di night club anni '60, non vi sia neppure l'ombra della forza costruttiva di James, della sua organicità wrightiana e del suo anatomismo geniale, a causa di abiti morti, decrepiti, neppure sinopie... evidentemente le priorità dei curatori erano altre. Preoccuparsi poi dello stato di conservazione dei testi originali di un autore? Un sofisma da checca colta e ipersensibile ("Quanto di peggio!").

Passando invece alle lacunosità londinesi sotto gli occhi di tutti: "Pura suscettibilità di marginali ininfluenti". E i tanti assenti? "Peggio per loro!"

Tanto è risaputo: l'importante è un bicchiere in mano, tra una miriade di conosciuti, l'autista in attesa, e, dopo appena otto ore di sonno, neppure la minima traccia mnemonica o sentimentale di quel che si è festeggiato la sera prima.

Che poi il sublime James sia finito solo e disperato in un triste hotel newyorkese, nella dimenticanza di tutti (di tutti quelli che, naturalmente, avevano continuato a derubarlo delle sue incomparabili invenzioni), "Roba da noiosi sentimentali!".

Da quelle parti, infatti, tra New York e Londra, Moda o non Moda l'importante è garantirsi cinismo e noncuranza. Purché una mostra, quale che sia, si inauguri. Intasata da un gregge di visitatori inconsapevoli.

 

 

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