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Giovanni D’Alò per la Repubblica - Roma
Strana opera “Un ballo in maschera”. Un po’ tragica e un po’ divertente, come le vicende censorie a cui fu sottoposta. Ispirata alla figura storica del re Gustavo III di Svezia, quando l’idea arrivò a Giuseppe Verdi si era in pieno clima risorgimentale e i censori diffidarono di un’opera che mostrava l’assassinio di un regnante da parte di congiurati e imposero di cambiare nomi e luoghi. Il re diventò così un meno impegnativo Governatore di Boston e l’azione fu spostata in America, tra bianchi e meticci.
A rimettere il re al suo posto ci hanno pensato gli svedesi, diretti interessati, con un allestimento prodotto tre anni fa dall’Opera di Malmö, che debutterà al Teatro Costanzi domenica 16 alle ore 20 con la direzione musicale di Jesús López-Cobos e la regia di Leo Muscato. Al centro di un plot che accoglie tradimenti, congiure, travestimenti e rivelazioni, torna quindi l’illuminato Gustavo III, interpretato dal tenore Francesco Meli, una delle più acclamate voci verdiane di questi anni.
«Il mito del tenore verdiano sempre drammatico, sempre eroico, è assolutamente da sfatare – afferma Meli - Io sono arrivato a Verdi attraverso Rossini e il belcanto, e questo mi è stato molto utile perché i suoi ruoli richiedono una grande facilità di fraseggio e di legato proprio belcantista. Certo Verdi ha una concezione meno stilizzata del canto, ma è erede di quella scuola, basta aprire lo spartito e leggere».
Genovese, Meli ha cantato molti dei suoi personaggi verdiani all’Opera di Roma con Riccardo Muti. «Aver lavorato con il Maestro mi ha aiutato moltissimo, è stata una svolta nella visione del repertorio verdiano».
Già protagonista del “Ballo” come Riccardo, Meli vestirà per la prima volta i panni di re Gustavo. «Musicalmente non cambia nulla, ma passare da un ruolo di Governatore a quello di un re è fondamentale dal punto di vista del personaggio - afferma il tenore – Anche perché parliamo di un sovrano illuminato, un uomo di cultura, adoratissimo dal suo popolo. Il libretto mette subito in chiaro la sua visione del potere, che non può essere amministrato se non si pensa agli altri.
In più, Verdi allude anche alla sua omosessualità, provata storicamente, affidando il ruolo del paggio Oscar a una voce femminile, unico personaggio “en travesti” nella storia della scrittura verdiana ».
“Un ballo in maschera” è l’ultimo titolo della stagione 2015-16 dell’Opera di Roma (repliche fino al 30) e mette i sigilli a un’annata che prosegue il trend positivo: « Il nostro pubblico è in aumento e rispetto a due anni fa l’incasso è cresciuto di quasi il 50% passando da 7 a 12 milioni di euro », dichiara il sovrintendente Carlo Fuortes. Che ora pensa già al “Tristan und Isolde” con cui il 27 novembre si aprirà la nuova programmazione.
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