
DAGOREPORT - LE “DUE STAFFE” NON REGGONO PIÙ. IL CAMALEONTISMO DI GIORGIA MELONI NON PUÒ PIÙ…
IL CINEMA DEI GIUSTI - PUR SE GIRATO DA STEPHANE BRIZÉ NON IN MANIERA NOIOSA E PARRUCCONA, QUESTO “UNE VIE” E’ MOLTO PITTORICO - NON SI CAPISCE IL PERCHÉ DI QUESTA OPERAZIONE COSÌ RETRÒ: E’ UN FILM BEN FATTO, SÌ, MA NON COSÌ UTILE, DICIAMO…(VIDEO)
Marco Giusti per Dagospia
Oh, un buon film francese! Parliamo di Una vita (Une vie), diretto da Stephane Brizé, il regista de La legge del mercato, un film del tutto diverso da questo, passato lo scorso settembre a Venezia. Brizé dice di aver pensato a questa nuova riduzione del primo romanzo di Guy de Maupassant, scritto nel 1883, e ambientato nella Normandia rurale del 1819, addirittura da una ventina d’anni.
Il ricordo va subito alla vecchia versione girata da Alexandre Astruc nel 1958, Une vie appunto, interpretata da Maria Schell e Christian Marquand, che venne presentato proprio a Venezia nel 1958 e commentata da critici come André Bazin e Georges Sadoul. Anche Brizé, come Astruc, punta tutto sulla sua eroina, la baronessa Jeanne Dandieu, interpretata dalla palpitante Judith Chemla, molto brava, e del suo amore per il marito, il Visconte Julien de Lamare, interpretato da Swann Arlaud, bel ragazzo, ma traditore e puttaniere che le rovinerà la vita.
Maupassant, e quindi anche il povero Brizé, seguono le vicende di Jeanne per ben ventisette anni, cioè nella prima metà dell’800 francese, passando da quella che è una ragazza ingenua, piena di vita, pronta a aprirsi al mondo fino a vederla sempre più in disgrazia a causa dei disastri combinati prima dal marito poi dal figlio Paul.
Vediamo così Jeanne passare dalla dolcezza dei rapporti coi suoi genitori, i magnifici Jean-Pierre Darrousin e Yolande Moreau, alla scoperta dell’infedeltà del marito e della cameriera che è cresciuta assieme a lei. Quando il marito in lacrime le chiederà perdono, Jeanne lo accetterà, convinta anche dal curato. Ma Julien, bastardo!, seguiterà a tradirla, e lei a soffrire.
Pur se girato da Brizé non in maniera noiosa e parruccona, sceglie un formato quadrato da 4/3, molto pittorico, inquadra i suoi protagonisti non in maniera ovvia, spesso recitano quasi al buio, costruisce un montaggio che funziona per ellissi anche piuttosto riuscite per racchiudere in due ore tutta la storia, non capiamo il perché Brizé si sia lanciato in questa operazione così retrò. Ben fatto, sì, ma non così utile, diciamo. Neanche il film di Astruc, allora, smosse più di tanto gli animi.
UNA VITA DI STEPHANE BRIZE
UNA VITA DI STEPHANE BRIZE
DAGOREPORT - LE “DUE STAFFE” NON REGGONO PIÙ. IL CAMALEONTISMO DI GIORGIA MELONI NON PUÒ PIÙ…
DAGOREPORT - LA CACCIA GROSSA AL LEONE DI TRIESTE INIZIA COL CDA DEL 24 APRILE MA SI CONCLUDERÀ A…
DAGOREPORT – ATTENZIONE: SI AGGIRANO CORVI SUL CUPOLONE – CON BERGOGLIO ANCORA CONVALESCENTE, L’ALA…
DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA…
FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI…
AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ…