federico mollicone alla festa della rivoluzione

“IL FILM SU FIUME? UN ATTO DI RESTITUZIONE PER LIBERARE UNA DELLE PAGINE PIÙ SIGNIFICATIVE DELLA STORIA NAZIONALE DALLE TROPPE INCROSTAZIONI, RETICENZE E SEMPLIFICAZIONI CHE CI SONO STATE” - A MONTECITORIO IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE CULTURA FEDERICO MOLLICONE, IL GIUSEPPE BOTTAI DI GIORGIA MELONI, PARLA ALL'ANTEPRIMA DELLA PELLICOLA “ALLA FESTA DELLA RIVOLUZIONE” FINANZIATA DAL MINISTERO DELLA CULTURA E COPRODOTTA DALLA RAI – “LA REPUBBLICA”: “RESTA UNA DOMANDA NELL'ARIA. POSSIBILE CHE, OLTRE A TOLKIEN, FIUME E IL FUTURISMO, QUESTA EGEMONIA DELLA DESTRA ABBIA COME BASE SOLO PINGITORE E SAL DA VINCI?” - VIDEO

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Francesco Bei per "la Repubblica" - Estratti

 

Sono passati trent'anni da quando una giovane Giorgia Meloni definiva Benito Mussolini «un buon politico», uno che «tutto quello che ha fatto, lo ha fatto per l'Italia».

 

federico mollicone

Molti partiti sono passati da allora — Msi, Alleanza nazionale, il Pdl e FdI — e, nel frattempo, il vecchio Benito è stato messo in soffitta, non rinnegato ma nemmeno esposto in salotto.

 

E dunque che fare? La nuova destra, quella in cerca della mitica egemonia culturale, sembra aver trovato un nuovo mito da inserire nel suo Pantheon. Non compromesso con le leggi razziali e l'alleanza con Hitler, senza Matteotti sulla coscienza. Un Mussolini decaffeinato, senza nicotina, un mito da svapo: Gabriele D'Annunzio.

 

A celebrare il Vate e la sua massima impresa, l'occupazione di Fiume nel 1919, è stato ieri il Giuseppe Bottai di Giorgia Meloni: Federico Mollicone. Il potente presidente della commissione cultura della Camera ha fatto proiettare a Montecitorio l'anteprima di "Alla festa della rivoluzione", film prodotto da Rai Cinema e Lucisano anche grazie al contributo finanziario — negato al film su Giulio Regeni — del ministero della Cultura.

 

alla festa della rivoluzione

L'opera, al di là di qualche tono agiografico, qualche vassoio di cocaina di troppo, qualche festa alla Eyes wide shut forse non indispensabile, è una sorta di rivisitazione dell'impresa fiumana in chiave spy-story, con intrighi internazionali non sempre chiarissimi che coinvolgono pure i bolscevichi e i servizi segreti inglesi.

 

Lo spettatore giudicherà. Il cast comunque è pieno di bei nomi, da Riccardo a Scamarcio a Maurizio Lombardi, che interpreta D'Annunzio. E proprio di Lombardi è la battuta più riuscita della presentazione perché, appena gli danno il microfono, sorride soddisfatto: «Sono finalmente al governo, la strada dal cinema alla realtà è breve».

 

Al governo invece c'è il partito di Mollicone, che chiarisce senza infingimenti quale sia l'operazione di politica culturale dietro la pellicola: «Un atto di restituzione per liberare una delle pagine più significative della storia nazionale dalle troppe incrostazioni, reticenze e semplificazioni che ci sono state».

Alla festa della rivoluzione 45

 

Perché Fiume «vide la convergenza di istanze libertarie, di correnti anarchiche, definendo un orizzonte di libertà nuovo, inedito e esclusivo in tutta Europa, lontano dall'impostazione dei regimi totalitari che in questi anni iniziarono a porre le basi per il loro dominio».

 

(…)

Però, quando si riaccendono le luci in sala, resta una domanda nell'aria. Possibile che, oltre a Tolkien, Fiume e il Futurismo, questa egemonia abbia come base solo Pingitore e Sal Da Vinci?

federico mollicone (2)federico mollicone giorgia meloni foto di bacco (3)federico mollicone