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    BISOGNA DIRE NO AL LAVORO-SCHIAVITÙ - NATALIA ASPESI: “STA SUCCEDENDO QUALCOSA DI ORRIBILE E NESSUNO LA FERMA: È VERO CHE TANTI RIFIUTANO IL LAVORO, MA SI TRATTA DI UN LAVORO CHE UMILIA, SOTTOPAGATO, INSICURO, SENZA ORARIO, CHE TI CHIUDE NELLA MISERIA E NELLA SOTTOMISSIONE, CHE TI TOGLIE L'ORGOGLIO DI FAR BENE E QUINDI DI MIGLIORARE E FAR CARRIERA. NON MI PARE CHE CHI DOVREBBE REAGISCA, E IMPEDISCA AI TANTI BRIATORE, AI TANTI "PADRONI" INCIVILI ARRICCHIMENTI ASSURDI E INUTILI SULLA PELLE DEGLI ALTRI…”


     
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    Lettera al “venerdì Di Repubblica”

     

    Natalia Aspesi Natalia Aspesi

    In questi giorni continuo a leggere che i dipendenti stagionali non si trovano. Io l'anno scorso ho fatto lo stagionale in un parco dei divertimenti in Germania finendo di lavorare il 30 novembre, da quando sono tornato quasi tutte le aziende a cui chiedo di lavorare neanche mi rispondono o mi mandano la risposta precompilata per dirmi di no.

    Ho appena trovato un altro lavoro, sempre in Germania, 1.400 euro al mese più vitto e alloggio per trenta ore di lavoro alla settimana.

    LAVORO POVERO LAVORO POVERO

     

    Credo che continuare a dare voce a chi sostiene che la gente si rifiuta di lavorare sia una gravissima mancanza di rispetto nei confronti di tutti quelli che veramente non riescono a trovare lavoro. Questa è una delle risposte che ho ricevuto: "Grazie per l'interesse dimostrato nei confronti del Club Med! Abbiamo esaminato attentamente la sua candidatura, ma al momento non possiamo darle un esito positivo e fissare un colloquio. Tuttavia tale decisione non mette in discussione le sue qualità umane e professionali".

    Paolo Ferraris

     

    Risposta di Natalia Aspesi

    LAVORO POVERO LAVORO POVERO

    Ho una giovane amica truccatrice, anzi make-up stylist, che ha perso il lavoro in un negozio che ha chiuso col Covid. Adesso lavora per le tante agenzie che forniscono servizi vari ai tanti eventi per ricchi che fortunatamente invadono la nostra bella Italia. Era molto arrabbiata, avvilita.

     

    Con una decina di colleghe era andata in Umbria dove in un castello restaurato si svolgeva l'ennesimo matrimonio di lusso estremo, una coppia messicana con 150 invitati dal loro Paese. Ore di lavoro sulle antipatiche signore, neppure un panino né una bottiglia d'acqua, né il tempo per comprarsele.

     

    La settimana dopo a Roma, al ricevimento con presentazione di borse e cenone per 500 persone, solo russi e coreani, signore villanissime, anche lì niente acqua e neppure un sorriso, una parola. «Mi sono sentita una schiava» mi ha detto. «Ci stanno togliendo la dignità, l'orgoglio per il nostro lavoro, ci pagano sempre meno, forse è meglio se faccio la puttana».

     

    LAVORO POVERO LAVORO POVERO

    È vero, sta succedendo qualcosa di orribile e nessuno la ferma: è vero che tanti rifiutano il lavoro, ma si tratta di un lavoro che umilia, sottopagato, insicuro, senza orario, che ti chiude nella miseria e nella sottomissione, che ti toglie l'orgoglio di far bene e quindi di migliorare e far carriera. Come si sia arrivati a questo non lo so, non mi pare che chi dovrebbe reagisca, e impedisca ai tanti Briatore, ai tanti "padroni" incivili arricchimenti assurdi e inutili sulla pelle degli altri.

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