
DAGOREPORT - LE “DUE STAFFE” NON REGGONO PIÙ. IL CAMALEONTISMO DI GIORGIA MELONI NON PUÒ PIÙ…
SCATTA L’ALLARME ROSSO PER GIORGIA MELONI! DOPO LA MANNAIA DEI DAZI, IL CROLLO DEI MERCATI E IL PANICO DI IMPRESE E LAVORATORI ITALIANI, LA CHEERLEADER TRUMPIANA DI PALAZZO CHIGI, PREOCCUPATA DAI SONDAGGI, CERCA DI ANTICIPARE IL BLITZ A WASHINGTON - IL PIANO È DI ANDARE ALLA CASA BIANCA PRIMA DI PASQUA E DELLA VISITA A ROMA DI VANCE. LA MOSSA RISCHIA DI FAR INCAZZARE BRUXELLES CHE POTREBBE INTERPRETARLA ANCHE UNO SMARCAMENTO DALL’UNITÀ EUROPEA (QUELL’UNITÀ CHE ANCHE IL COLLE HA INDICATO COME FONDAMENTALE PER GESTIRE LA PARTITA CON GLI STATI UNITI) – FRANCIA E GERMANIA TEMONO CHE MELONI POSSA OPPORSI AL “BAZOOKA COMMERCIALE” CHE VOTERÀ LA COMMISSIONE – UN DIPLOMATICO: “A UN CERTO PUNTO MELONI DOVRÀ DECIDERE DA CHE PARTE STARE…” – I RISCHI PER PALAZZO CHIGI – DAGOREPORT
Tommaso Ciriaco per la Repubblica - Estratti
DONALD TRUMP E GIORGIA MELONI MEME
È qualcosa in più di un’idea: è un’ambizione che in queste ore diventa sempre più concreta. Giorgia Meloni, stravolgendo di nuovo la strategia più recente, intende volare subito negli Stati Uniti. Avrebbe già ricevuto un via libera, pare durante un contatto telefonico diretto con Donald Trump. Il viaggio potrebbe tenersi prima di Pasqua, così circola ai massimi livelli politici e diplomatici del governo. Dunque prima della visita in Italia del vicepresidente Usa J.D. Vance. E ci sarebbe già una finestra di massima, compresa tra il 14 e il 17 aprile. Forse anche per questo la missione di Erdogan in Italia, programmata a Roma per il 17 aprile, nelle ultime ore sarebbe slittata.
Non c’è niente di ordinario, in questa mossa. Perché volare a Washington prima del 20 aprile, nel bel mezzo della trattativa sui dazi, è un oggettivo azzardo. Cosa dirà infatti Meloni al fianco del Presidente americano che magnifica le barriere doganali che stanno massacrando le borse mondiali e spegnendo il sonno di imprese e lavoratori italiani? Certo, potrebbe strappare clemenza dal tycoon per alcuni prodotti del made in Italy. Ma non basterà certo a depotenziare il tornado in arrivo sulle economie europee. E sull’Italia, assai esposta.
giorgia meloni - meme by vukic
La presidente del Consiglio, inoltre, varcherebbe la soglia dello Studio Ovale mentre l’Europa battaglia con Trump. È vero, i prossimi venti giorni serviranno soprattutto a trattare, prima che Bruxelles decida se mettere davvero nel mirino le big tech americane. Ma non è detto che i partner continentali accolgano con favore un viaggio che potrebbe essere interpretato anche come uno smarcamento dall’unità europea. Quell’unità che anche il Colle ha indicato come fondamentale per gestire la partita con gli Stati Uniti.
Emblematico, in questo senso, l’articolo con cui il Financial Times ricordava la difficoltà del momento: “Pressing in Ue su Meloni perché scelga da che parte stare”. E lo stesso può dirsi per il dossier del centro studi di Fdi destinato ai parlamentari, che per la prima volta in modo critico sosteneva: Trump ha confuso i dazi con l’Iva. Ciononostante, la premier è determinata a tentare l’azzardo. E a tentarlo il prima possibile. Per questo ha chiesto informalmente a Ursula von der Leyen di organizzare per l’8 aprile un consiglio europeo straordinario. Da lì sarebbe partita per gli Usa, anticipando la visita al 9-10 aprile. Bruxelles ha però preso tempo e Palazzo Chigi si è concentrato sul 14-17 aprile.
GIORGIA MELONI TRA DONALD TRUMP E URSULA VON DER LEYEN - VIGNETTA DI GIANNELLI
C’è un altro motivo che la spinge a muoversi: inaugurare il rapporto con la nuova amministrazione attraverso un bilaterale con Vance - che è vicepresidente - non sarebbe considerato un esordio “ortodosso”. E capace di trasmettere, soprattutto in questa fase, un’immagine sufficientemente forte per la sua leadership.
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LA PREMIER VUOLE VEDERE SUBITO TRUMP
Alessandro Barbera e Ilario Lombardo per la Stampa
Il mandato di Giorgia Meloni allo staff diplomatico è cercare di fissare al più presto la visita alla Casa Bianca. La premier ha fretta di incontrare Donald Trump e vorrebbe farlo entro Pasqua, in ogni caso prima dell’arrivo in Italia del vicepresidente americano J.D. Vance. Le indiscrezioni raccontano di una data compresa tra metà della prossima settimana e il 17 aprile. Un indizio in questo senso è la decisione di rinviare l’incontro con il presidente turco Recep Tayyp Erdogan, in visita di Stato a Roma.
DAZIAMI MA DI BACI SAZIAMI - MEME BY EMILIANO CARLI
Per molte ragioni Meloni considera prioritario formalizzare il bilaterale con Trump. L’elenco dei leader già ricevuti alla Casa Bianca prima di lei si allunga. La presidente del Consiglio ha evitato di volare negli Stati Uniti a ridosso del 2 aprile per non accreditare involontariamente il d-day del tycoon sui dazi globali. Esiste in ogni caso un rischio simile, perché se il viaggio sarà confermato, la premier potrebbe trovarsi sorridente di fianco del presidente nel pieno dell’annuncio delle contromisure europee, trasformandosi in un testimonial delle spaccature dell’Unione. Una prospettiva che non dispiace all’amministrazione del repubblicano e che, come ha rivelato ieri il Financial Times, è al centro delle preoccupazioni dei partner europei.
Giovedì, durante una riunione degli ambasciatori, Francia, Germania, Spagna e Belgio hanno detto che l’Unione deve essere pronta a usare il suo «bazooka commerciale», ovvero lo strumento anti-coercizione pensato contro le aggressioni economiche (soprattutto della Cina), la cui attivazione può essere bloccata da una minoranza di Paesi membri. Una cosa diversa e più larga dei «controdazi» che possono essere bocciati solo da una maggioranza di Paesi, e ai quali - almeno a parole - la premier si dice contraria. Il timore di Francia, Germania, Spagna e Belgio è che il pacchetto delle misure di ritorsione possa essere bloccato da un gruppo di resistenti, il più grande del quale sarebbe l’Italia.
donald trump elogia giorgia meloni 2
Gli altri sospettati di neutralismo sono Ungheria, Grecia e Romania. «A un certo punto Meloni dovrà decidere da che parte stare», dice un diplomatico citato dal giornale inglese. Bruxelles potrebbe fra le altre cose decidere - su proposta francese - di bloccare alcuni strumenti di investimento diretto nel settore bancario e finanziario, trovando in questo caso l’opposizione dell’Irlanda.
Le contromisure ipotizzate in queste ore a Bruxelles sono pesantissime, fino alla revoca dell’esercizio dei diritti di proprietà intellettuale per alcuni servizi digitali. L’agenda di Ursula von der Leyen è scritta: la Commissione presenterà la sua lista di contromisure lunedì, vorrebbe votarle il 9 aprile, farle diventare legge il 15 aprile e operative esattamente un mese dopo. Di qui l’imbarazzo di Meloni sulle date: potrebbe ricevere l’invito di Trump subito prima o subito dopo una di queste date di metà aprile. Una ipotesi che aggreverebbe i sospetti degli alleati.
Va pure detto che Meloni non nasconde la volontà di sfruttare la sintonia con Trump per ottenere un cambio di paradigma in Europa su alcuni settori di interesse americano. Il Green Deal europeo, citato ripetutamente nelle ventiquattro ore sucessive all’annuncio dei dazi americani.
GIORGIA MELONI - URSULA VON DER LEYEN
L’ipotesi avanzata di cancellarlo – la leader lo sostiene da tempo – sfavorirebbe la già forte penetrazione delle auto elettriche cinesi, dando una spinta maggiore alle auto made in Usa, o prodotte in sinergia con le aziende europee. Poi c’è il grande nodo delle Big Tech, i padroni della tecnologia digitale che confidano in Trump e nei suoi alleati di destra per indebolire i rigidi regolamenti comunitari e conquistare il mercato europeo. Fratelli d’Italia è fra i partiti in Europa in prima linea nella difesa del free speech, il presunto diritto di dire ciò che si vuole, anche a costo di inquinare i processi democratici. In nome della comune ideologia sovranista l’Italia di Meloni potrebbe essere d’aiuto a Trump per spingere Bruxelles a negoziare su questo, in cambio di una sospensione di gran parte delle tariffe come avvenuto per Canada e Messico. E’ notizia di due giorni fa l’ipotesi di una megamulta europea nei confronti di X, la piattaforma social di Elon Musk.
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