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“SE IL GIORNALISMO DIVENTA IO E IO, IO, IO, NON È PIÙ GIORNALISMO MA AVANSPETTACOLO” – ATTILIO BOLZONI SI CUCINA TRAVAGLIO E RANUCCI SULLE CITAZIONI AD MINCHIAM DI GIOVANNI FALCONE: “È UNA GROTTESCA RAPPRESENTAZIONE DI UNA REALTÀ CHE NOI DOVREMMO DIFFONDERE E CHE INVECE SI RIDUCE A SPECCHIO DELLE NOSTRE VANITÀ" - "SE TUTTO È ‘CLAMOROSO’, SE TUTTO È ‘INEDITO’, TUTTO È NIENTE, È INSIGNIFICANTE. C’È UNA BANALIZZAZIONE DELL’INFORMAZIONE MOLTO PERICOLOSA, C’È UN’AUTOPROMOZIONE IRRITANTE OLTRE CHE DANNOSA. COSÌ I VALTER LAVITOLA S’INFILANO E SI INFILTRANO FRA DI NOI, COSÌ FRA UNA TARTARE DI TONNO E UN CARPACCIO DI SPIGOLA CI ANNULLANO SE VA BENE. SENNÒ SI FINISCE COME A RANUCCI, VITTIMA DI UN ATTENTATO MA COLPEVOLE PER TUTTI…”
TRAVAGLIO, RANUCCI E L’ERRORE DI NOMINARE FALCONE INVANO
Estratto dell’articolo di Attilio Bolzoni per “Domani”
I giornalisti dovrebbero imparare a scrivere meno. O scrivere solo quando hanno davvero qualcosa da dire, altrimenti rischiano si sparare raffiche di stupidaggini e in certi casi scivolare anche nelle peggiori volgarità.
L’ha fatto Marco Travaglio, polemista formidabile, collega stimabilissimo sino a quando non si è fatto prendere la mano per difendere a tutti costi (e non è che ci sia riuscito molto bene) Sigfrido Ranucci, altro stimabilissimo collega rispetto al quale – è meglio che lo precisi subito – mi sento lontano anni luce per come ho sempre inteso l’uso e il rapporto con le fonti.
Comunque siamo qua in questa pazza e minacciosa estate dove non sono i giornalisti a dare le notizie ma, i giornalisti, sono diventati loro stessi la notizia. Questo avviene quando il giornalismo non ha più sangue che scorre nelle sue vene, quando il giornalismo non ha respiro, quando è moribondo.
[…] A me i santini non sono mai piaciuti ma credo che, entrambi, Travaglio e Ranucci, abbiano pronunciato il nome di Giovanni Falcone invano. Ci sono rimasto male, non me l’aspettavo né dall’uno né dall’altro.
Cominciamo da Travaglio. Con quelle sue due righe in risposta a Luciano Violante, Pietro Grasso e Giuseppe Ayala che avevano dichiarato al Foglio che «Falcone non avrebbe mai cenato con Lavitola».
Travaglio ha straripato, replicando che «Falcone lavorava solo nel governo di Giulio Andreotti». In pratica l’ha dipinto come un "dipendente” dello “zio Giulio”. Non so se ci fosse dell’ironia nelle sue parole, in ogni caso non l’ho colta e in ogni caso l’effetto è stato devastante.
A Marco Travaglio vorrei ricordare cosa ha fatto il “dipendente” Falcone nel 1991 – settimo governo Andreotti, ministro della Giustizia Claudio Martelli, ministro dell’Interno Vincenzo Scotti – quando era direttore degli Affari penali al ministero di via Arenula.
Il “dipendente” Falcone ha semplicemente salvato il maxi processo a Cosa nostra, strappandolo alle grinfie del giudice “ammazzasentenze” Corrado Carnevale che di quel dibattimento in Cassazione ne avrebbe fatto carne di porco.
GOMES TAVARES - SIGFRIDO RANUCCI - VALTER LAVITOLA - MEME BY OSHO
Se la grandezza iniziale di Falcone è stata quella di realizzare quel capolavoro di ingegneria giudiziaria che è stato il maxi, la sua grandezza finale – ancora più grande, perché meno visibile, perché nota a pochi – è stata quella di far condannare la mafia siciliana non solo a Palermo ma anche a Roma. Caro Travaglio, la tua citazione su Falcone è stata molto sgrammaticata.
C’è qualcos’altro che mi ha portato turbamento dopo l’uscita di Travaglio: per la prima volta negli ultimi trent’anni mi sono trovato d’accordo con Maria Falcone […]
LUCA SOMMI - SIGFRIDO RANUCCI - ANDREA SCANZI - MARCO TRAVAGLIO
E adesso veniamo a Sigfrido Ranucci. Per come mi ha insegnato la Sicilia, dove mi sono formato come giornalista, per me la vittima è sempre vittima. E perciò per me, fino a prova contraria (che spero non verrà mai), Ranucci è vittima non solo di quei malacarne già individuati ma probabilmente anche di qualcuno più “riflessivo” che, approfittando della sua debolezza per Valterino Lavitola, l’ha infilato dolcemente in un sacco.
Detto questo anche lui ha citato a sproposito il nome di Falcone, insieme a quello di Aldo Moro, Piersanti Mattarella, Paolo Borsellino, in un insensato e sconclusionato sfogo che ha aggravato poi la già sua pesante situazione attirandosi strali da ogni dove.
Caro Ranucci noi giornalisti dobbiamo volare più bassi, perché siamo in basso per raccontare il basso e l’alto, non siamo noi i protagonisti, siamo i testimoni, siamo solo e soltanto i raccontatori. Se il giornalismo diventa io e io, io, io, io, non è più giornalismo ma avanspettacolo nel migliore dei casi, grottesca rappresentazione di una realtà che noi dovremmo diffondere e che invece si riduce a specchio delle nostre vanità.
martinelli berlusconi lavitola
Se poi tutto è “clamoroso”, se tutto è “inedito”, tutto è niente, è insignificante. C’è un giornalismo molto rumoroso che il più delle volte è innocuo, c’è una banalizzazione dell’informazione molto pericolosa, c’è un’autopromozione di certi giornalisti che è irritante oltre che dannosa. Così i Valter Lavitola s’infilano e si infiltrano fra di noi, così fra una tartare di tonno e un carpaccio di spigola ci annullano se va bene. Sennò si finisce come a Ranucci, vittima di un attentato ma colpevole per tutti.
marco travaglio a cena con Giorgia Messa
ATTILIO BOLZONI
valter lavitola esce dal carcere 9
valter lavitola e sigfrido ranucci al cefalu bistrot - foto di aldo torchiaro
LAVITOLA NEL SUO RISTORANTE PESCHERIA
LA DOLCE VITOLA - MEME BY EMILIANO CARLI
L'ARRESTO DI VALTER LAVITOLA
LAVITOLA RANUCCI MEME
silvio berlusconi valter lavitola lula
VALTER LAVITOLA
VALTER LAVITOLA
valter lavitola esce dal carcere 11
VALTER LAVITOLA
sigfrido ranucci lavitola e un amico
VALTER LAVITOLA AL TG1
valter lavitola e sigfrido ranucci al cefalu bistrot - foto di aldo torchiaro
valter lavitola e sigfrido ranucci al cefalu bistrot - foto di aldo torchiaro
arresto di valter lavitola
sigfrido ranucci e valter lavitola
VALTER LAVITOLA
VALTER LAVITOLA - AVANTI
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