
DAGOREPORT - LE “DUE STAFFE” NON REGGONO PIÙ. IL CAMALEONTISMO DI GIORGIA MELONI NON PUÒ PIÙ…
Ugo Magri per "la Stampa"
Berlusconi se l'aspettava, anzi si era già fasciato la testa: una seconda legnata, dopo quel primo turno così disastroso, gli sembrava inevitabile. E' andata secondo la più fosca delle previsioni. Nelle 9 città capoluogo dove era arrivato ai ballottaggi, il Pdl porta a casa solo 3 sindaci (Trapani, Trani e Frosinone). Che sommati ai 3 di due settimane addietro fanno un totale di 6 bandierine contro le 19 del centrodestra cinque anni prima. Una catastrofe.
Eppure ieri pomeriggio, quando il segretario Pdl Alfano si è fatto vivo, il Fondatore è parso particolarmente zen e financo speranzoso. Per quanto incredibile, Silvio scorge concrete possibilità di rovesciare i pronostici alle Politiche tra neppure un anno. Da dove tragga i motivi di ottimismo, è presto detto: i berlusconiani delusi sono rimasti massicciamente a casa. Molto peggio sarebbe stato (agli occhi del Cavaliere) se fosse corsi alle urne per premiare Bersani.
Non l'hanno fatto, addirittura a Parma hanno votato il grillino Pizzarotti pur di sgambettare la sinistra («Anche io l'avrei fatto», confessa La Russa). Nella maggioranza dei casi gli elettori Pdl si sono piazzati alla finestra, attendono proposte meno indecenti sulle tasse e sul resto. Alfano promette che arriveranno in un amen. Quattro righe di dichiarazione per dire: abbiamo capito. Il messaggio degli elettori «è stato fortissimo, chiedono una nuova offerta politica, noi siamo determinati a offrirla».
Non pochi nel gruppo dirigente berlusconiano, e molti di più alla base, ritengono che la risposta migliore sarebbe quella di far cadere Monti. Mandarlo a casa prima di subito. L'ex ministro Matteoli: «Non possiamo continuare a sostenere tutti i provvedimenti in modo acritico». Bisognerebbe minacciare e farsi rispettare. Però a mettere in crisi il governo Berlusconi non pensa lontanamente, Alfano nemmeno.
Nella succinta dichiarazione del segretario, al Prof non si fa cenno. Né vi si nominano le alleanze, con la Lega, con l'Udc e magari con entrambi. Cicchitto insiste nel perorare un fronte comune dei moderati per battere le sinistre; ma se alle Amministrative Pdl Udc e Lega si fossero presentati insieme, avrebbero conquistato al massimo 9 sindaci su 27 in palio, definirlo un trionfo sarebbe eccessivo. La gente (specie a destra) detesta i partiti, non è che sommandoli il giudizio migliora.
Semmai, Berlusconi e Alfano hanno in mente Grillo. Come spiega con semplicità la Gelmini, le Cinque stelle sanno «intercettare i malesseri della gente attraverso il dialogo e il confronto coi cittadini» proprio come Forza Italia delle origini. Nel â94 il partito era, sì, di plastica ma pieno di giovani entusiasti e di facce nuove. Quei giovani oggi hanno i capelli grigi. Lo stesso Cavaliere ha perso lo smalto. L'unica comparsata in campagna elettorale l'ha fatta a Monza, ed è stato un flop per il candidato sindaco (della Lega).
Pare che una lista con il suo nome otterrebbe nemmeno il 10 per cento dei voti, per cui Berlusconi ha rinunciato all'idea di spendersi in prima persona. Alfano prepara un nuovo look del partito, nome compreso. Un certo numero di avvicendamenti ai vertici per far posto alle nuove leve, e volti freschi in tivù al posto delle solite cariatidi. Con Berlusconi, Angelino ha ipotizzato una Conferenza nazionale per lanciare in grande stile la svolta. Non un congresso con le tessere, però, perché chissà quanto marcio verrebbe fuori. Meglio evitare.
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