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BAVAGLIO O NON BAVAGLIO? IL PIÙ PULITO HA LA ROGNA – FRANK CIMINI CONTROCORRENTE: “NON C’È BAVAGLIO NEL DIVIETO DI PUBBLICAZIONE DELLE ORDINANZE CAUTELARI PRIMA DEL PROCESSO, IN UN PAESE DOVE GLI INDAGATI VENGONO SPUTTANATI CON FATTI IRRILEVANTI” – “LE PROCURE, CON LA COMPLICITÀ DI BUONA PARTE DEI GIP, CHE FANNO COPIA E INCOLLA, TENDONO A CELEBRARE I PROCESSI SUI GIORNALI, AL FINE DI RAFFORZARE LE LORO TESI” – “MA VA VALUTATO IL PULPITO DA CUI ARRIVA LA PREDICA. UN GOVERNO CON UN SOTTOSEGRETARIO CHE HA SPIATTELLATO A UN DEPUTATO DEL SUO PARTITO INFORMAZIONI RISERVATE…”
Frank Cimini per www.giustiziami.it
Non c’è bavaglio nel divieto di pubblicazione delle ordinanze cautelari prima del processo pubblico in un paese dove ve gli indagati vengono sputtanati prima del pubblico dibattimento spesso utilizzando fatti e dati irrilevanti dal punto di vista penale.
Perché le procure con la complicità di buona parte dei gip che fanno copia e incolla tendono a celebrare i processi sui giornali e nei telegiornali al fine di rafforzare le loro tesi che a volte non trovano riscontro. Ma anche in quei casi il danno è fatto e non c’è assoluzione che tenga.
Con le ordinanze cautelari a disposizione i giornali agiscono in genere senza il minimo spirito critico. I testi delle intercettazioni diventano una sorta di Vangelo. Spesso nel fango finiscono anche persone non indagate. La formula per coinvolgerle è la solita: “spunta Tizio, spunta Caio”. E non c’è difesa della propria immagine e onorabilità.
Nessuno può essere sputtanato prima del processo e questo vale per tutti dai colletti bianchi fino si poveri cristi.
Premesso e detto ciò va valutato il pulpito da cui arriva la predica che ha portato all’approvazione del divieto in questione. L’input viene da un governo dove un sottosegretario ha spiattellato a un deputato del suo partito per giunta coinquilino informazioni riservate sulle condizioni di detenzione di un anarchico ritenuto da politici magistrati e giornalisti il pericolo pubblico numero uno.
Quelle informazioni rubricate come riservate furono utilizzate dal deputato nel regolamento di conti tra i partiti sempre sulla pelle dell’ansrchico torturato in regime di 41 bis.
Il sottosegretario è finito sotto processo ma qui non interessa se sarà assolto o condannato. Emerge che il più pulito ha la rogna e questo vale sia per chi ha approvato il divieto sia per chi grida contro il bavaglio nel nome di una pretesa libertà di stampa che serve per aggredite gli avversari politici e non per informare i cittadini.
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