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Lavoreranno fino a 75 anni, prenderanno molto meno di pensione della generazione precedente e in tanti rischieranno di non prendere proprio niente, visto che il contributivo penalizza pesantemente chi vive di contratti precari. Sono i 35enni di oggi, quelli che sono nati nel 1980 e che ne avranno 70 nel 2050. È un grido d’allarme quello lanciato dal presidente dell’Inps Tito Boeri al convegno “Pensioni e povertà oggi e domani”. Un convegno che doveva servire solo a presentare il rapporto 2015 dell’Ocse e che invece è servito al numero uno dell’istituto previdenziale per offrire alla politica un bagno di realtà.
SI PRENDERA’ IL 25% IN MENO
L’Inps ha svolto una simulazione sulla base di un campione di circa 5mila lavoratori nati nel 1980. Tra i trentenni di oggi, nel 2050, «nell’ipotesi di un tasso di crescita del Pil dell’1%, molti dovranno lavorare anche fino a 75 anni, per andare in pensione». E l’importo medio passerà dagli attuali 1.703 euro a 1.593 euro. Insomma si prenderà meno e lo si prenderà molto più tardi. L’istituto ha calcolato anche un «importo medio comparabile”» che tiene conto del fatto che i giovani di oggi prenderanno la pensione per meno tempo, rispetto ai giovani di ieri. Tenendo conto di questa differenza, l’importo medio della pensione di oggi risulta pari a 2.106 euro, cioè un quarto in più rispetto a chi lo prenderà in futuro.
DATI ALLARMANTI
Secondo il rapporto il valore degli assegni in Italia è pari al 79,7% del salario netto contro un 63% della media Ocse, il peso dei contributi è al 33%, al top nell’area, e anche la spesa pubblica per la previdenza (al 15,7% del Pil) è a un livello quasi doppio alla media degli altri Paesi dell’organizzazione (8,4%). Resta infine molto inferiore alla media il tasso di occupati over-55, pure essendo salito del 15% in 10 anni.
IL RISCHIO POVERTA’
«Si lavorerà più a lungo - ha concluso Boeri - anche in rapporto alla speranza di vita. Le pensioni saranno del 25% più basse di quelle di oggi tenendo conto degli anni di percezione» e ci saranno, a fronte di una crescita del Pil all’1% e di possibili interruzioni di carriera, «problemi di adeguatezza» dell’importo. Con il sistema contributivo inoltre, se non si metterà in campo uno strumento di sostegno contro la povertà come il reddito minimo, ci saranno «problemi per chi perderà il lavoro sotto i 70 anni».
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