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Francesco Bonazzi per Dagospia
La paura fa 216. E' questo il numero dei deputati assenti, oggi, per la decisione sull'arresto del piddino Francantonio Genovese. Il Mister Preferenze di Messina, da ultimo tornato utile anche alla vittoria renziana alle primarie del Pd, è stato consegnato al carcere (è accusato di associazione a delinquere, truffa, peculato e riciclaggio) con 371 voti a favore, 39 contrari e 216 che avevano di meglio (o di peggio) da fare. Renzie tira un sospiro di sollievo, perché un salvataggio a voto segreto di un esponente del suo partito in questo momento sarebbe stato un micidiale assist elettorale a Grillo.
Non a caso, il Pd ha cercato e ottenuto il voto palese, che sulle decisioni che riguardano le persone è sempre una barbarie, e alla fine ha evitato "brutti scherzi" in stile ultima votazione per il Colle. A opporsi al via libera sono stati solo gli onorevoli di Forza Italia e Ncd. L'unica nota di decenza in tutta la faccenda, e anche questa è una notizia, è che questa volta alla fine della votazione nessuno ha avuto il cattivo gusto di applaudire alla prigione dell'ex collega.
Sempre in tema di gente che ha problemi con la giustizia, l'ex Cavaliere anche oggi non è arretrato sulla storia del "complotto" per farlo fuori. Scajola e Dell'Utri, uno in carcere e l'altro latitante come Matacena, formano un trio di personaggi che non sono più nel suo cuore, ma a Napolitano, invece, ci pensa tutti i giorni. Berlusconi risponde al capo dello Stato puntualizzando che le sue dimissioni "non furono libere" e va avanti sulla commissione d'inchiesta parlamentare per accertare come cadde il suo governo nel novembre 2011. Su questo argomento, il silenzio di Grillo è assordante.
E mentre Renzi si prepara a sventolare in campagna elettorale anche l'approvazione definitiva del suo decreto sul lavoro (contratti a termine per non più di tre anni, ma semplici sanzioni pecuniarie per le aziende che sforano il tetto del 20% sul totale), dall'economia arrivano brutte notizie. Se oggi la Borsa ha preso un bagno e lo spread è balzato a quota 180 sui Bund tedeschi, la colpa è delle rilevazioni Istat sulla crescita del primo trimestre. Che non c'è stata.
Il Pil italiano è calato dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e dello 0,5% anno su anno. Immobile la Francia, male il resto dei paesi periferici dell'Europa, ma ovviamente c'è chi invece continua a crescere ed è la Germania: +0,8%. E' presto per fasciarsi la testa, ma il segnale è brutto anche per le stime del governo Renzi sulle quali si reggono gli interventi di finanza pubblica, cuneo fiscale compreso.
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berlusconi-napolitano
RENZI E PADOAN
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