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Nicola Lombardozzi per “la Repubblica”
Giocare alla Guerra Fredda comincia a diventare un’abitudine sempre più pericolosa. Venerdì, un aereo russo e uno americano si sono sfiorati ancora una volta nei cieli del Mar Baltico sfiorando la collisione per meno di una decina di metri. Ennesimo, seguito dal consueto scambio di accuse reciproche tra Mosca e Washington, e che non promette niente di buono in una zona dove schieramenti militari contrapposti si confrontano ogni giorno con i nervi a fior di pelle.
L’episodio riguarda un caccia russo Sukhoj 27, alzatosi in volo per identificare un aereo che si avvicinava alla frontiera russa con il trasponder spento. Cioè senza emettere quel segnale convenzionale che consenta ai radar di terra di identificare nazionalità e caratteristiche del velivolo.
L’aereo Usa era un Rc-135, classico aereo spia dotato di speciali equipaggiamenti elettronici. Un po’ per identificarlo, un po’ per convincerlo a tornare indietro, il pilota russo ha compiuto una manovra che in gergo si chiama “tonneau a botte”. Ha cioè ruotato intorno al “nemico” in un modo spettacolare e aggressivo che il Pentagono ha subito definito «estremamente pericoloso e poco professionale ».
Durissima la reazione di Mosca. Il generale Igor Konachenkov, portavoce del Ministero della Difesa ha spiegato: «La manovra è stata necessaria contro un velivolo che puntava illegalmente sui nostri cieli». E ha rincarato: «Se temono davvero possibili incidenti, gli americani hanno solo due possibilità. O smettere di spiarci o tenere i trasponder accesi e farsi riconoscere ».
L’incidente arriva a due settimane di distanza da un episodio analogo nella stessa zona e con due aerei simili. Poco prima c’era stato il minaccioso sorvolo da parte di due caccia russi del cacciatorpediniere Usa “Donald Cook” che navigava a pelo delle acque terrirorali russe.
Il Mar Baltico, che un tempo era il mare di casa dell’Urss, è diventato il punto più sensibile della tensione in atto. La crisi ha fatto confluire numerosi contingenti della Nato nelle repubbliche ex sovietiche Lituania, Estonia e Lettonia, che Mosca accusa ripetutamente di politiche “russofobiche”.
Altri 4.000 uomini sarebbero in arrivo nelle prossime settimane. In più, le tentazioni di Svezia e Finlandia relative a un loro possibile ingresso nella Nato, preoccupano parecchio il Cremlino che ha già minacciato in quel caso «pesanti contromisure».
Intanto ieri mattina, giusto per mostrare potenza e determinazione, Mosca ha effettuato uno spettacolare lancio del suo missile da crociera “Kalibr”, gioiellino tecnologico di recente produzione. Sparato dal sommergibile nucleare “Severodvinsk” nel mare di Barents ha centrato il bersaglio collocato nel Mar Bianco. Il successo è stato celebrato dai tg subito dopo la notizia delle proteste del Pentagono.
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