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Donatella Stasio per “Il Sole 24 Ore”
Il voto finale è slittato a oggi ma il passo indietro del Csm nei confronti del Procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati è già sancito nelle nuove proposte della I e (soprattutto) della VII commissione discusse ieri in plenum: niente più trasmissione ai titolari dell'azione disciplinare per l'assegnazione del fascicolo Ruby ter e critiche decisamente ammorbidite per alcune scelte effettuate (per esempio l'assegnazione del fascicolo Ruby alla Boccassini) che, si dice, sarebbe stato «opportuno esplicitare».
Nel dibattito c'è stato, però, un convitato di pietra: il Capo dello Stato, che del Csm è il presidente. All'inizio della seduta il vice Michele Vietti ha infatti comunicato di aver ricevuto da Napolitano una lettera privata, «allo stato non ostensibile», in cui il Presidente «ribadisce» quanto affermò davanti al Csm a giugno del 2009 sull'assetto interno delle Procure dopo la riforma del 2006, «auspicando» che nell'esame delle proposte «si tenga conto del ruolo e delle responsabilità che la legge assegna ai dirigenti dell'ufficio» e «venga salvaguardata la credibilità della magistratura, che non può essere indebolita dalle polemiche».
Inutili le insistenti richieste di dare lettura integrale della missiva, avanzate da alcuni consiglieri (i togati Racanelli di Mi, Nappi indipendente, Zanon Laico del centrodestra), polemici sull'esistenza di un «accordo» tra Napolitano e Vietti per mantenere segreto il testo. «Non sono solito parlare di accordi con il Capo dello Stato. Ho detto che la lettera non è ostensibile e non lo è» ha tagliato corto il numero due di palazzo dei Marescialli.
Che sia stato l'intervento di Napolitano – tramite Vietti – o soltanto un ulteriore «sforzo di riflessione» - come sostenuto dai relatori -, fatto sta che ieri sono approdate in plenum due proposte di maggioranza rivedute e corrette. Depurate - soprattutto quella della VII, competente sull'organizzazione degli uffici - di una serie di passaggi, valutazioni, parole, aggettivi "ultra petita" rispetto alle valutazioni di competenza delle due commissioni.
giuseppina casella foto infophoto
Con il risultato di alleggerire ulteriormente la posizione di Bruti. Il dispositivo resta lo stesso - la I archivia l'esposto dell'Aggiunto Alfredo Robledo ma dispone la trasmissione ai titolari dell'azione disciplinare nonché alla V commissione, competente a confermare o meno entrambi nei rispettivi incarichi; la VII trasmette solo alla V commissione e non più ai titolari dell'azione disciplinare «essendo già informati» ed essendo già investiti dalla I commissione - ma le motivazioni cambiano decisamente tono, e anche contenuto. Le hanno illustrate i due relatori.
Giuseppina Casella, per la VII, ha spiegato che la marcia indietro non è dipesa dalla lettera di Napolitano ma semmai dal fiorire di proposte alternative, come quella di Nappi e Zanon, in cui si chiede l'archiviazione netta per Bruti e il trasferimento d'ufficio per Robledo sulla base di considerazioni che ruotano intorno al ruolo del Procuratore della Repubblica e ai suoi rapporti con i sostituti, così come definiti dalla riforma dell'ordinamento giudiziario del 2006. Riforma a cui Napolitano si richiama nelle due cartelle inviate a Vietti, citando un suo intervento al Csm del 2009 e, in particolare, una sentenza delle sezioni unite della Cassazione dello stesso anno (pubblichiamo un passaggio di quell'intervento in questa pagina).
MICHELE VIETTI E GIORGIO NAPOLITANO AL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA
Nel nuovo sistema, dice Casella, il Procuratore è titolare esclusivo del potere organizzativo, anche se ciò «non vuol dire che sia legibus solutus». Ma gli anticorpi esistono già e sono nelle risoluzioni del Csm del 2006-7. Il "progetto organizzativo" di Milano risale al 2006 e il Csm ne ha preso atto nel 2009 ma «non è stato attualizzato da Bruti», il che «ha lasciato prosperare alcune prassi disomogenee all'interno dell'ufficio».
Resta il fatto - ribadito da Casella e da Mariano Sciacca, relatore della I - che nessuno dei fatti denunciati da Robledo ha «pregiudicato» l'azione giudiziaria della Procura né «ha leso il fondamentale principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge». E che «gli esiti» delle iniziative dei magistrati assegnatari dimostrano che «la risposta impersonale dell'ufficio» è stata comunque «efficace e tempestiva».
Se la maggior parte dei togati si compatterà su queste due nuove delibere, non lo farà Racanelli che, con il suo gruppo, considera i nuovi testi «risciacquati nel Tevere», sostiene che «la vera posta in gioco è la normalizzazione delle Procure» e chiede la riapertura dell'istruttoria. A suo giudizio, inoltre, la lettera di Napolitano sarebbe «una pressione» che ha reso «opaca» la discussione del Csm.
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