casini trump meloni

“CON LA GUERRA IN IRAN SI RISCHIA UNA SITUAZIONE DA COVID BIS. SE GIORGIA MELONI RESTA ATTACCATA A TRUMP SARÀ LA SUA ROVINA” - L’EX PRESIDENTE DELLA CAMERA PIER FERDINANDO CASINI: “LA CONDUZIONE DEL CONFLITTO IN IRAN È STATO UN DISASTRO POLITICO TOTALE. IL VIAGGIO DELLA PREMIER NEL GOLFO? TEMO ABBIA AVUTO UN’UTILITÀ MARGINALE. MI CHIEDO COME FACCIA MELONI A NON RENDERSI CONTO CHE SOSTENERE LA CAMPAGNA ELETTORALE DI ORBAN METTENDOSI AL FIANCO DEI PIÙ IMPRESENTABILI D’EUROPA È QUALCOSA DI AVVILENTE. LA RICHIESTA DEL MINISTRO DELL’ECONOMIA GIORGETTI DI SOSPENDERE IL PATTO DI STABILITÀ? PENSO CHE NON CI SARÀ ALTERNATIVA..."

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PIER FERDINANDO CASINI A REALPOLITIK

Francesca Schianchi per la Stampa - Estratti

 

Davanti all’altalena di dichiarazioni di Donald Trump degli ultimi giorni – dal parlare di negoziato alla minaccia di scatenare l’inferno contro gli iraniani «pazzi bastardi» -, commenta l’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, oggi senatore eletto come indipendente nelle liste del Pd: «Fino a qualche tempo fa, si poteva pensare che l’inaffidabilità di Trump fosse calcolata, nascondesse un disegno. Ora invece mi pare chiaro che l’inaffidabilità è tale, punto e basta».

MELONI TRUMP QUARTA REPUBBLICA

 

Si fatica a scorgere una strategia dietro la conduzione di questa guerra all’Iran.

«Trump l’ha gestita in modo pernicioso, per l’America prima di tutti. Al netto dei suoi giochi di Borsa, è stato un disastro politico totale: il regime iraniano, riuscendo a tenere testa allo strapotere americano e israeliano, anziché indebolirsi si è rafforzato».

 

Trump si lamenta degli alleati e minaccia di lasciare la Nato: c’è da credergli?

«È incredibile che prima imponga agli alleati questa guerra, e poi pretenda solidarietà. Ma credo che la minaccia di lasciare la Nato sia solo una sceneggiata: in realtà, si indebolirebbe l’America per prima».

 

pier ferdinando casini

Di certo ci sono i problemi energetici, con l’aeroporto di Brindisi senza carburante e altri costretti a limitazioni: quanto dobbiamo preoccuparci?

«Molto. Giorgia Meloni ha fatto bene ad andare nel Golfo persico, è un’iniziativa lodevole, purtroppo però il nostro problema non è l’aumento di forniture in futuro, ma far arrivare quelle presenti».

 

 

 

Per via della chiusura dello Stretto di Hormuz. Quindi il viaggio della premier non è stato utile?

«Temo abbia avuto un’utilità marginale. Il guaio del nostro governo è che finora è stato il più timoroso a spiegare a Trump cose ovvie: e infatti siamo stati gli unici, dei Paesi più importanti, a partecipare, sebbene defilati, al Board of peace per Gaza».

 

Ora però Meloni lo ha detto chiaramente: sulla guerra in Iran non siamo d’accordo con gli Usa.

«Deve fare questo sforzo, per lei è fondamentale! Se resta attaccata a Trump sarà la sua rovina, diventerà per lei un problema politico gigantesco. Guardi, sarà per l’età che ho, ma provo sempre a giudicare libero da schemi partitici: considero Meloni una che sa il fatto suo, ma proprio per questo mi chiedo come faccia a non rendersi conto che sostenere la campagna elettorale di Orban mettendosi al fianco dei più impresentabili d’Europa è qualcosa di avvilente».

PIER FERDINANDO CASINI A REALPOLITIK

 

Dovrebbe prendere le distanze da Trump e dalla destra estrema europea?

«Certo! Silvio Berlusconi ha fatto tanti errori, ma fu molto attento a non farsi risucchiare dalla destra estrema. Con l’aiuto fondamentale di Helmut Kohl, che fece arrabbiare il suo amico Prodi, scelse giustamente di collocare Forza Italia nel Partito popolare europeo. Come fa ora Meloni, che è sempre stata coerente sull’appoggio all’Ucraina, a sostenere Orban che è il principale nemico in Ue di Zelensky?».

 

PIER FERDINANDO CASINI A REALPOLITIK

Se è per quello, il suo alleato di governo, la Lega, chiede all’Europa di tornare al petrolio e al gas russi…

«Infatti la cosa triste è che tutte le coalizioni, di maggioranza e di opposizione, sono divise al loro interno sulla politica estera. In passato non sarebbe potuto capitare».

 

Perché secondo lei Meloni fa così fatica a distaccarsi da Orban e Trump?

«Credo sia convinta che rimarcare la sua diversità rispetto a una destra più spostata al centro l’aiuti. Io penso esattamente il contrario. E il referendum qualcosa ha detto: il 90 per cento di chi ha votato No l’ha fatto non pensando alla separazione delle carriere dei magistrati, ma a Trump e a tutto quello che sta succedendo nel mondo».

DONALD TRUMP - GIORGIA MELONI - MEME BY EDOARDO BARALDI

 

Condivide la richiesta del ministro dell’Economia Giorgetti di sospendere il patto di stabilità?

«Vedremo che sviluppi ci saranno oggi, ma se la situazione va avanti così, anche altri lo chiederanno, con più o meno forza a seconda della situazione dei propri conti pubblici. E penso che non ci sarà alternativa a sospenderlo: rischiamo una situazione da Covid bis».

 

 

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Cosa si aspetta che verrà a dire Meloni giovedì in Parlamento?

«Non è importante quello che mi aspetto ma quello che farà. In una condizione così difficile bisognerebbe richiedere uno sforzo di coesione nazionale, superare le divisioni laceranti di questi mesi e procedere insieme almeno nel definire le priorità per affrontare questa terribile crisi internazionale».

 

pier ferdinando casini (2)

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Ha ragione la premier quando dice che le opposizioni criticano dal divano mentre lei lavora?

«È una modalità che purtroppo riguarda tutte le opposizioni del mondo. Non c’è dubbio che è più semplice criticare che governare. E questo vale anche per lei quando è stata all’opposizione».

 

Dopo il referendum è il momento per il centrosinistra di lavorare alla cosiddetta alternativa?

«Lo è sicuramente: ma è necessario parlare di piattaforme politiche più che di scelta del leader».

 

Meglio non parlare di primarie?

«Una discussione intempestiva: in questo momento, con le bollette che esplodono e il potere d’acquisto che scende, parlare di primarie mi sembra fuori dal mondo».

casini franceschini