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Maurizio Molinari per “la Stampa”
NEGOZIO DI PRODOTTI ISRAELIANI
La decima città britannica per numero di abitanti, Leicester, è la prima del Regno Unito, e dell’intera Unione Europea, a mettere al bando tutti i prodotti “made in Israel”: la decisione è stata adottata dal consiglio comunale a schiacciante maggioranza nonostante l’opposizione del partito laburista, che conta 51 dei 55 consiglieri.
Sulla fedeltà di partito hanno prevalso gli equilibri locali: il 20 della popolazione di circa 330 mila abitanti è composta da immigrati, in gran parte musulmani, e alcune organizzazioni cittadine, rappresentanti immigrati o di orientamento islamico, sono state molto attive nel condurre la campagna che proibisce la distribuzione di qualsiasi prodotto realizzato nello Stato Ebraico. A Leicester risiede anche una comunità ebraica estremamente ridotta, appena 295 anime pari allo 0,1 per cento della popolazione.
A proporre la mozione sul boicottaggio anti-israeliano è stato il consigliere Mohammed Dawood presentando un testo che definisce Leicester “città tollerante, accogliente nei confronti di chiunque” ed al tempo stesso determinata a “battersi contro intolleranza e discriminazioni che colpiscono il popolo palestinese” e dunque proclama il boicottaggio totale del “made in Israel”, pur riconoscendo agli israeliani “il diritto di difendersi dalle incursioni”.
Il leader labourista Ed Miliband si era detto contrario al boicottaggio “perché il partito laburista non lo ritiene uno strumento capace di far avanzare negoziati e dialoghi di pace”. Un’altra città della regione di Midlands, Dudley, ha in calendario la discussione nel consiglio comunale di un’analoga risoluzione.
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