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Goffredo De Marchis per ‘La Repubblica’
Pippo Civati è il punto di riferimento di tre dei 14 senatori autosospesi del Pd: Tocci, Ricchiuti e Casson. La minoranza di una minoranza. È convinto che nessuno uscirà dal gruppo del Pd, ma considera la questione tutt’altro che chiusa. «Quei senatori saranno chiamati a votare in aula. Non credo che Renzi li abbia messi nella migliore disposizione d’animo».
Il capogruppo del Pd Zanda ha annullato la riunione del gruppo fissata per stamattina. Considera il caso chiuso?
«Io temo di sì. Che ci sia una chiusura dei vertici del Pd è sicuro, c’è il tentativo di rivendicare una posizione molto dura. Ho cercato una mediazione prima del-
l’assemblea nazionale, ma non è andata a buon fine».
Cosa rimprovera al segretario?
«È stato un errore drammatizzare. Oltre tutto senza avere un testo definitivo su cui discutere, come dice Bersani. Sarebbe il colmo se alla fine si arrivasse al punto posto da Chiti e dagli altri».
I 14 però sono apparsi ancora più isolati dopo l’apertura di Grillo.
«Semmai è vero il contrario. Quella del M5S è un’apertura alle nostre proposte sulla legge elettorale e sul Senato sono d’accordo con Chiti».
Ma adesso vogliono trattare con Renzi.
«Certo e fanno bene. Ma partono dalle loro proposte».
Però non vogliono creare una maggioranza alternativa.
«I fuoriusciti avevano firmato il testo Chiti sul Senato elettivo. Gli altri no, ma hanno espresso idee simili alle nostre. Sono curioso di vedere questa trattativa ».
CORRADINO MINEO - copyright Pizzi
I problemi personali sono comunque cancellati?
«Con Renzi sì. Con Zanda, non lo so. È un tipo sorprendente, due anni fa fece una battaglia contro Schifani quando fu sostituito il senatore Amato nella commissione Rai. Lo potremmo ribattezzare SmemoZanda. I renziani dicono: state facendo una guerra per indebolire il capo. È vero il contrario: è Renzi che vuole rafforzarsi approfittando del Senato».
Alla fine uscirà qualche senatore.
«Nessuno vuole fare la fine di Fini. Ma è sbagliato impostare il dibattito “o così o fuori”. In aula quei senatori trattati a pesci in faccia voteranno. Con quale spirito?
Insomma, non è una pace quella di ieri.
«La tensione in quel gruppo è aumentata, non è una mossa intelligente per chi vince le elezioni. Senza contare che si vota una riforma costituzionale non un provvedimento del governo. Quindi, cambierà anche l’atteggiamento dei senatori».
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