FLASH – MANCA SOLO L’UFFICIALITÀ: GIAN PIERO CUTILLO SAREBBE STATO SCELTO DAL GOVERNO COME NUOVO…
CONSIDERATE LA VOSTRA INGERENZA – JD VANCE VOLA A BUDAPEST PER UN COMIZIO A FAVORE DI VIKTOR ORBAN TENTANDO DI RIBALTARE I SONDAGGI E HA IL CORAGGIO DI PRENDERSELA CON LE “INGERENZE DEI BUROCRATI DI BRUXELLES”. E CHIAMA TRUMP IN DIRETTA PER PORTARE LE SUE, DI INGERENZE – LO STESSO OBIETTIVO DI PUTIN, CHE IN UNA CHIAMATA CON IL “VIKTATOR” UNGHERESE SI È SENTITO DIRE: “SONO AL TUO SERVIZIO, IN QUALSIASI MODO” – MOSCA E WASHINGTON SONO UNITE CONTRO BRUXELLES E ORBAN È IL CAVALLO DI TROIA PER INDEBOLIRE E DESTABILIZZARE L’UE DALL’INTERNO. MA GLI ELETTORI UNGHERESI SI SONO ROTTI LE PALLE DEL PREMIER, E DEL SUO “TRUMPISMO”, CHE ORMAI SCACCIA PIÙ VOTI DI QUANTI NE PORTI – JD VANCE CHIAMA TRUMP. LA PRIMA VOLTA RISPONDE LA SEGRETERIA. LA SECONDA IL TYCOON DICE: “JD, DAMMI UN SECONDO, MI STO…”
JD VANCE TIRA LA VOLATA A ORBÁN «NON VOTATE ASCOLTANDO BRUXELLES»
Estratto dell’articolo di Alessandra Muglia per il “Corriere della Sera”
viktor orban jd vance budapest
Quale sia la posta in gioco nel voto di domenica in Ungheria l’ha indicato chiaramente JD Vance ieri quando, arrivato a Budapest per spingere la corsa in salita dell’amico Viktor Orbán, ha lanciato i suoi strali contro l’Europa.
«I burocrati a Bruxelles hanno provato in tutti i modi a fermare il popolo ungherese perché non apprezzano il suo leader», ha tuonato il vice presidente Usa davanti ai giornalisti […].
Del resto Orbán è stato il primo europeo a sostenere Trump fin dal 2016 e la sua autoproclamata «democrazia illiberale» ha ispirato l’ America First […].
Proprio mentre da Budapest spalleggiava un candidato, il vice di Trump ha accusato l’Ue di interferire nel voto in Ungheria e ha preso di mira il nuovo regolamento europeo sulla trasparenza che impone vincoli rigorosi alla pubblicità politica. […]
Ma per Vance sono Usa e Ungheria «sotto la leadership di Viktor e del presidente Trump» i baluardi «a difesa della civiltà occidentale». Evidentemente a spese di un’Unione europea forte, visto che vagheggiano di una Ue indebolita in nome del sovranismo
[…] nel pomeriggio allo stadio della Mtk gremito, il vicepresidente Usa — accolto da una standing ovation, tra lo sventolio di bandiere — ribadiva il messaggio: «Vogliamo che scegliate il vostro futuro senza che forze straniere vi dicano cosa fare. Non vi dico per chi votare, ma di non ascoltare i burocrati di Bruxelles». Salvo poi incitare: «Dobbiamo far sì che Viktor Orbán venga rieletto, non è vero?».
viktor orban jd vance budapest
C’è stato anche uno show nello show quando Vance sul palco ha tirato fuori lo smartphone e ha composto in diretta il numero di Trump. La voce del presidente Usa è risuonata nell’arena, tra applausi scroscianti. «Mr. President, sta parlando con 5 mila patrioti ungheresi». «Amo l’Ungheria e amo quel Viktor — ha risposto Trump elogiando il suo operato — ha impedito che il Paese venisse invaso».
Non si sa se le intromissioni Maga alla fine pagheranno, oppure se di questi tempi siano controproducenti, vista l’impopolarità della guerra in Iran e i rincari alla pompa: il premier magiaro dà la colpa all’Ucraina che blocca il carburante della Russia non riparando l’oleodotto Druzhba ed escogitando «sabotaggi» come quello «sventato» a Pasqua a TurkStream, ma finora questa narrativa non è riuscita a risollevare le sorti di Orbán nei sondaggi.
Secondo Magyar Washington sa bene che il premier in carica perderà, quindi insinua che la visita di Vance debba avere anche un altro scopo. A sostegno di questa ipotesi un’indiscrezione di Bloomberg secondo cui Vance a Budapest strapperebbe a Orbán un’intesa per l’acquisto di 500 mila tonnellate di petrolio per 500 milioni di dollari.
VIKTOR, L’UE E L’UCRAINA LE FRASI CHOC ALL’AMICO PUTIN: «SONO AL TUO SERVIZIO»
Estratto dell’articolo di Paolo Valentino per il “Corriere della Sera”
[…] perfettamente che tra Vladimir Putin e Viktor Orbán ci fosse un legame di ferro, un rapporto scellerato tra padrone e servo, dove il tribuno magiaro fungeva da «utile idiota», quinta colonna del dittatore russo nel cuore dell’Unione europea. Lo abbiamo sempre saputo, ma non avevamo le prove.
Non più. Conferma i peggiori sospetti la trascrizione della telefonata, avvenuta il 17 ottobre 2025 tra Putin e Orbán e svelata da Bloomberg , dove il premier ungherese gli dice di essere al suo servizio e promette di aiutarlo per risolvere la crisi ucraina, iniziando dall’organizzazione di un vertice tra lui e Trump a Budapest, summit poi cancellato dal presidente americano.
È un documento inquietante, non solo per la sostanza criminale di un capo di governo dell’Ue che fa aperta intelligenza col nemico, fra l’altro perseguito da un mandato di cattura della Corte penale internazionale. Ma anche per il tono servile e untuoso, col quale Orbán si rivolge al suo «master», che risponde con studiata condiscendenza.
VIKTOR ORBAN E DONALD TRUMP A DAVOS - FOTO LAPRESSE
«Vladimir, prima di tutto è un grande onore per noi. Siamo amici naturalmente», dice il premier notando che l’affinità inizia dall’incontro del 2009 a San Pietroburgo. «Ma ieri la nostra amicizia è salita a un livello tale che io posso aiutarti in qualunque modo», aggiunge Orbán citando una favola ungherese «dove un topo aiuta un leone». E conclude: «Sono pronto ad aiutarti immediatamente… In qualsiasi modo posso essere utile, sono al tuo servizio».
Putin suona compiaciuto: «Donald dice che Budapest è una sede adatta per un vertice, poiché Viktor Orbán è amico di entrambi. Non appena Rubio e Lavrov fisseranno una data, il tuo ministro degli Esteri sarà coinvolto per i dettagli. Naturalmente caro Viktor sono sempre a tua disposizione. Grazie. Attribuisco grande valore ai nostri rapporti».
viktor orban jd vance budapest
[…] Orbán parla di «avversari comuni»: «Più siamo amici, più possibilità abbiamo di fare resistenza». Putin risponde dicendo di «apprezzare molto l’atteggiamento indipendente e flessibile dell’Ungheria e tuo personale sull’Ucraina», […]
Come sappiamo, il cosiddetto «atteggiamento flessibile» di Orbán sull’Ucraina è consistito nel blocco di tutti i round di sanzioni dell’Ue nei confronti di Mosca, mercanteggiando per strappare vantaggi; nell’aver preteso di mantenere la dipendenza del suo Paese dal gas russo; nell’aver sempre offerto una sponda politica e diplomatica a Putin.
Nella telefonata i due compari lodano a profusione Trump, che ha appena mediato la crisi di Gaza. Putin gli attribuisce una «sorprendente abilità» a confrontarsi con diverse crisi: «Come dicono, si muove come un carro armato». Anche Orbán è sorpreso, nonostante, dice, «conosco Donald da molto tempo»: «Il suo approccio non lascia problemi insoluti: ne guardo con ammirazione il successo. Il suo stile, quasi come un tornado, produce risultati».
Il colloquio è scandito da scoppi di risate di entrambi. Congedandosi, Orbán si informa sulla salute dello zar, non fosse mai che stesse male. Putin risponde dicendo che sta bene, fa esercizio e perfino scia. Poi ricambia accennando alla passione dell’ungherese per il calcio: «So che giochi». «Ci provo», si schermisce Orbán, che chiude la telefonata sfoggiando un po’ di russo: «Spasibo. Do svidaniya». Grazie, arrivederci. […]
VIKTOR ORBAN - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE
IL CONTO ALLA ROVESCIA PER IL VOTO IN UNGHERIA
Estratto dell’articolo di Micol Flammini per “il Foglio”
[…] Perdere le elezioni per Orbán vorrebbe dire rinunciare a un regno costruito in sedici anni. Per il Cremlino vorrebbe dire perdere un cavallo di Troia dentro all’Unione europea e un alleato al confine con l’Ucraina, per questo diversi analisti temono che fino all’ultimo il primo ministro farà di tutto per evitare il voto o assicurarsi la vittoria: sia per la propria volontà di rimanere al potere sia per le pressioni di Mosca.
A Budapest sono arrivati degli specialisti russi per aiutare Fidesz, il partito del premier, a vincere le elezioni e la scorsa settimana, un gruppo di testate investigative ha pubblicato un’inchiesta sulle telefonate fra Szijjártó e vari funzionari di Mosca, in cui il ministro degli Esteri assicurava in tono servile che avrebbe agevolato il Cremlino in sede europea.
viktor orban jd vance budapest
In questa atmosfera, la notizia dell’ordigno ritrovato in Serbia vicino al TurkStream è suonata come un altro del tentativi di Orbán di creare un clima di paura, accusare gli ucraini, la loro spia Magyar, assicurare che soltanto con Fidesz l’Ungheria potrà sentirsi difesa e quindi rimandare il voto per ragioni di sicurezza.
[…]In questo momento, in Ungheria sia Putin, che manda la sua squadra di esperti di manipolazione elettorale a sostenere il primo ministro ungherese, sia Trump, che manda Vance a celebrare l’amicizia con Budapest, hanno lo stesso candidato alle elezioni del 12 aprile.
jd vance viktor orban budapest
al bano con viktor orban e vladimir putin
donald trump e viktor orban alla casa bianca
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