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IL CONSIGLIO DI MATTARELLA A DRAGHI - MARZIO BREDA: "UN NEGOZIATORE CRESCIUTO ALLA SCUOLA DI MORO COME SERGIO MATTARELLA HA SUGGERITO A DRAGHI (FERMO RESTANDO CHE UNA MAGGIORANZA ORMAI L'AVREBBE ANCHE SENZA I 5 STELLE): PIÙ È VASTA L'ALLEANZA CHE SOSTIENE IL GOVERNO, PIÙ SI ANNACQUANO LE RECIPROCHE ESTRANEITÀ E INCOMPATIBILITÀ, E SI DILUISCONO I VETI E GLI OSTRACISMI. L'IMPORTANTE È NON CADERE NELLE PROVOCAZIONI"
Marzio Breda per il "Corriere della Sera"
Ci sono ancora alcune incognite, a condizionare i lavori del cantiere che Mario Draghi ha aperto otto giorni fa per formare il suo governo. La principale è legata ai tormenti dei 5 Stelle, in bilico tra il sì di Beppe Grillo e il no degli irriducibili alla Di Battista. Uno scontro aspro, per il Movimento. Tanto che ne è lievitata l'ansia di ritardare strategicamente il voto online dei militanti. Uno slittamento di 24 ore, alla fine.
MARIO DRAGHI ARRIVA AL QUIRINALE
Dal quale sono dilagati comunque parecchi malumori dei partiti perché, tenendo l'Italia «appesa a quel rito», si rallentava in modo «insopportabile» - eccessi del draghismo - la nascita dell'esecutivo, per il quale il Quirinale avrebbe voluto tempi strettissimi. In realtà Mattarella non ha posto termini, al premier incaricato. Così come non gli ha messo vincoli su composizione della maggioranza e scelte dei ministri. La cosa principale che ha consigliato a Draghi è pazienza e senso del realismo.
Certo, sul Colle si è sperato, e si spera sempre, che Draghi chiuda entro questa settimana. Ma se dovesse presentarsi lassù all'inizio della prossima non se ne faranno un problema. Insomma, il caso 5 Stelle viene sdrammatizzato, dagli intimi del presidente, anche perché si è consapevoli della difficoltà che il M5S deve assorbire e superare. Infatti, sta cercando un altro modello e maturando una diversa idea di sé. Ha perso il proprio uomo a Palazzo Chigi, oltre a vari ministri.
MARIO DRAGHI E SERGIO MATTARELLA
E avverte il disagio di entrare in un'alleanza con presenze scomode, per i militanti, da Berlusconi a Renzi e Salvini. E qui vale una considerazione, che un negoziatore cresciuto alla scuola di Moro come Sergio Mattarella conosce bene e probabilmente ha suggerito a Draghi (fermo restando che una maggioranza ormai l'avrebbe anche senza i 5 Stelle): più è vasta l'alleanza che sostiene il governo, più si annacquano le reciproche estraneità e incompatibilità, e si diluiscono i veti e gli ostracismi. L'importante, in questi passaggi critici, è non cadere nelle provocazioni. Che di sicuro non mancheranno .
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