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Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera
Mai visto un discorso d’insediamento così grigio, monocorde, spento. Mai un sussulto, mai un applauso, se non sul «rispetto delle istituzioni», sai che brivido.
Venti minuti di sussurri. Non un’annotazione personale, non un’asperità polemica; del resto l’opposizione con cui polemizzare non c’era. I grillini sono sull’Aventino; Forza Italia è presente, ma con loro non si deve litigare, si vedono fare accordi; per ora sulla legge elettorale, poi si vedrà. E comunque i veri leader - Renzi Grillo Berlusconi Salvini - non siedono in Parlamento.
Paolo Gentiloni Silveri, che ormai qui a Montecitorio chiamano «il conte», ha chiesto la fiducia nel modo più dimesso possibile, nell’indifferenza dei deputati che gli riconoscono un solo merito: non essere Renzi. Il sollievo per non avere più tra i piedi l’uomo di Rignano è palpabile, non solo tra i bersaniani. Neppure un applauso quando il suo successore ne loda la coerenza.
tre grazie di gentiloni: boschi, madia, lorenzin
La composizione del governo è la stessa; lo stile del premier non potrebbe essere più diverso. Terremoto, banche, Europa, migranti: il lavoro non manca. Gentiloni, terzo classificato alle primarie romane dietro statisti del calibro di Ignazio Marino e David Sassoli, è la persona giusta? L’unico punto a suo favore è che un governo non si giudica da quello che dice, ma da quello che fa.
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