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“IL DISCORSO DI GIORGIA MELONI ALLA CAMERA? E’ IL PRIMO COMIZIO DELLA CAMPAGNA ELETTORALE PER LE ELEZIONI DEL 2027” – DE ANGELIS: “AVREBBE POTUTO TENERE UN DISCORSO DI VERITÀ RIVOLTO AL PAESE, IN CUI PRENDERE ATTO DEL “PERCHÉ” DELLA SCONFITTA, DENTRO CUI CI SONO TANTE INQUIETUDINI DEL PRESENTE (VAI ALLA VOCE: DONALD TRUMP). E, TRAENDONE UNA LEZIONE, ILLUSTRARE UN “CHE FARE” DI QUI ALLA FINE DELLA LEGISLATURA, MAGARI CON L’IDEA DI UNIRE IL PAESE IN QUESTA FASE DIFFICILE. E INVECE GIORGIA MELONI HA SCELTO L’ARMA DELL’ORGOGLIO FERITO. UN DISCORSO DIVISIVO E TUTTO RIVOLTO AL SUO MONDO. DA CAPO FAZIONE, PIÙ CHE DA PREMIER DI UNA NAZIONE, CHE PREFERISCE L’AUTOESALTAZIONE ALL’AUTOCRITICA”

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Estratto dell’articolo di Alessandro De Angelis per www.lastampa.it

 

informativa di giorgia meloni alla camera 1

Avrebbe potuto tenere un discorso di verità rivolto al Paese, in cui prendere atto del “perché” della sconfitta, dentro cui ci sono tante inquietudini del presente (vai alla voce: Donald Trump). E, traendone una lezione, illustrare un “che fare” di qui alla fine della legislatura, magari con l’idea di unire il Paese in questa fase difficile.

 

E invece Giorgia Meloni ha scelto l’arma dell’orgoglio ferito. Un discorso divisivo e tutto rivolto al suo mondo. Da capo fazione, più che da premier di una nazione, che preferisce l’autoesaltazione all’autocritica, lo sventolio di bandiere all’analisi pacata, il culto di sé da alimentare alla cultura di governo da praticare, l’idolatria dell’io alla fatica del noi. Diciamocelo: è stato il primo comizio della lunga campagna elettorale per le elezioni del 2027.

 

informativa di giorgia meloni alla camera 2

Tutti i topoi del melonismo in purezza sono rispettati senza alcuna soluzione di continuità: evocazione del nemico, polemiche, anche gratuite con la sinistra, dribbling su Trump pressoché innominato come Netanyahu, coerenza col mandato ricevuto dal popolo nel 2022, zero rimpasti, nessuna «ripartenza» perché questo implicherebbe ammettere una debolezza, parole d’ordine consumate, schiene dritte e teste alte, retorica del coraggio e del «metterci la faccia», «vi sfido» e ci mancava solo un «boia chi molla». Non c’è la gravitas del momento di un mondo terremotato dalla logica degli imperi, ma l’ansia di un potere domestico che, turbato dalla scossa subita, si rinchiude in un orizzonte egoriferito: rivendicazione, non visione.

informativa di giorgia meloni alla camera 4

 

[…] tecnicamente si chiama “rimozione”, quest’idea che si possa beatamente riproporre, in nome del mandato popolare del 2022, ciò che il popolo ha bocciato venti giorni fa. E l’effetto è davvero straniante quando Giorgia Meloni elenca […] tutti i presunti record del suo governo. Non c’è un nuovo inizio e un nuovo giudizio, ma il ritorno, se possibile più testardo e rabbioso, dell’uguale. […] L’esito è una difficoltà mal celata, propria di chi, per cultura, formazione e indole, è incapace, a fronte di un contesto che cambia, di una discontinuità con se stessa. Una gabbia, ideologica e psicologica. La chiamano coerenza, in verità è incapacità di strambare e andare in mare aperto. […]