DAGOREPORT - TRUMP E’ COSI’ INCAZZATO CON I PAESI EUROPEI PER IL MANCATO APPOGGIO ALLA GUERRA IN…
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Sono le 19,30 di domenica 4 dicembre. A Palazzo Chigi, il clima è funebre. Il governo ha già gli exit poll dei principali sondaggisti. E tutti concordano con una chiara vittoria del “no”. Matteo chiama il Colle. Annuncia a Mattarella i “suoi” exit poll (che coincidono a quelli già in possesso del Colle). Il Capo dello Stato, forse immaginando le reazioni, gli dice: “mi raccomando non dire cose definitive”. Renzi lo sta talmente a sentire che a mezzanotte annuncia le dimissioni.
Piccolo passo indietro. I sondaggi sono quelli che sono, che faccio? si chiede il premierino, dopo la telefonata con il Quirinale. Luca Lotti e Filippo Sensi lo spingono a fare un discorso che lasci il segno. Maria Elena Boschi è contraria, ma ormai non la ascolta più nessuno. Tant’è che nella giornata tragica di domenica scorsa Matteo ha tempo solo per due rapide telefonate con la ministra delle Riforme. Come se fosse un Angelino Alfano qualunque.
Anche il ministro dell’Interno riceve una chiamata dall’inquilino (ancora per poco) di Palazzo Chigi. Gli garantisce il pieno sostegno ad ogni scelta che vorrà fare. E per dargli supporto, annuncia di essere a favore di elezioni anticipate: appena pronunciate, l’Udc esce dall’Ncd.
Nella serata di domenica, Sensi dice a Matteo: ok per il discorso “storico”, ma chi lo scrive? Ci vorrebbe uno scrittore di spessore. E la mente corre subito ad uno scrittore torinese, frequentatore della Leopolda. Immediatamente, Alessandro Baricco viene incaricato di scrivere il discorso sulle dimissioni che Renzi poi leggerà sommariamente a mezzanotte.
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