DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO…
DONALD SA COME FARSI ODIARE DAGLI ALLEATI - LA DECISIONE PRESA DA TRUMP SULLA RIDUZIONE DELLE ESERCITAZIONI CONGIUNTE CON LA COREA DEL SUD E L’OFFERTA DISPERATA DI DIALOGO LANCIATA A CICCIO-KIM HANNO AVUTO UN UNICO RISULTATO: FAR INCAZZARE SEUL - IL PARLAMENTO DEL PAESE ASIATICO NON E’ STATO NEMMENO INFORMATO IN ANTICIPO DAL TYCOON - I DUE ALLEATI NON SONO NEMMENO D'ACCORDO SUL NUMERO DELLE TESTATE NUCLEARI POSSEDUTE DAL REGIME NORDCOREANO. TRUMP DICE CHE SONO 57, SEUL SOSTIENE CHE SIANO 80 O 120 - SECONDO UN SONDAGGIO SOLTANTO IL 40% DEI CITTADINI SUDCOREANI RITIENE WASHINGTON UN ALLEATO AFFIDABILE...
Estratto dall’articolo di Guido Santevecchi per il “Corriere della Sera”
L’esercito degli Stati Uniti, sotto la bandiera dell’Onu, ha combattuto e perso migliaia di uomini per difendere la Sud Corea dall’aggressione nordcoreana tra il 1950 e il 1953. Da allora, per più di 70 anni, il contingente americano schierato intorno a Seul ha condotto centinaia di manovre militari congiunte con le forze del Sud, per mantenersi pronto a proteggere l’alleato e per avvisare la dinastia Kim delle rovinose conseguenze di una nuova avventura.
Eppure, il governo amico ha saputo solo dal social trumpiano Truth, domenica 16 agosto, che il presidente aveva ordinato al Pentagono di ridurre drasticamente le imminenti esercitazioni Ulchi Freedom Shield (Scudo di libertà) che ogni anno impegnano a sud del 38esimo parallelo fino a 17.000 militari Usa e 50.000 sudcoreani. «Non siamo stati informati in anticipo», ha detto al parlamento di Seul il ministro degli Esteri Cho Hyun. Lodi per Pyongyang
Per Trump, quei giochi di guerra che dovrebbero garantire efficienza operativa al dispositivo di deterrenza «convenzionale» dei due eserciti alleati sono «troppo costosi (e il conto lo paghiamo sempre noi!) e inopportuni perché mandano alla Nord Corea un segnale ostile, mentre Kim Jong-un è stato sempre non minaccioso e rispettoso nei miei confronti» [...].
Il presidente sudcoreano Lee Jae-myung non ha potuto fare altro che lodare in pubblico la mossa di Trump sul ridimensionamento delle esercitazioni, definendola «un’importante decisione che riflette la sua profonda intenzione di creare pace oltre l’ostilità nella penisola».
Ma curiosamente non c’è consenso tra i due alleati nemmeno sul numero delle testate nucleari nordcoreane: Trump ha detto che sono 57 e non parla più di una (irrealistica) rinuncia all’arsenale proibito da parte di Kim. Il ministro della Difesa sudcoreano sostiene invece che gli ordigni nordisti sono tra 80 e 120. I numeri contano poco, il dato di fatto è che la Nord Corea è diventata una potenza nucleare.
Il dialogo resta l’obiettivo dichiarato del liberale Lee, eletto presidente nel 2025 dopo il fallito golpe del suo predecessore di destra Yoon che nel 2024 aveva giocato la carta della legge marziale per schiacciare l’opposizione, montando come copertura un’inesistente minaccia imminente dal Nord. [...]
Negli ultimi mesi a Sud hanno cercato di accontentare Trump anzitutto sul fronte commerciale, promettendo 350 miliardi di dollari di investimenti per spingere i progetti Usa nei semiconduttori, nelle batterie elettriche, nei veicoli senza combustione e soprattutto nella cantieristica navale, che negli Stati Uniti è boccheggiante mentre in Sud Corea è un’industria poderosa.
Seul è conciliante anche sulle spese militari: per il contingente Usa di circa 28.500 soldati tra il 2026 e fino al 2030 è stato concordato un pagamento sudcoreano di 1,1 miliardi di dollari all’anno.
In un sondaggio dell’East Asia Institute rilanciato dall’Ispi emerge lo sconcerto dell’opinione pubblica sudcoreana. Alla domanda: «Gli Stati Uniti sono un alleato affidabile?» ha risposto sì poco più del 40%, la stessa percentuale dei no. Nel 2017 i fiduciosi erano all’80%.
Oltre che con la bellicosità di Pyongyang, che ha scritto la sua «inimicizia inconciliabile» nella Costituzione, il Sud deve fare i conti con la Cina. Per coincidenza, proprio nei giorni scorsi è andato a Seul il capo della diplomazia cinese Wang Yi. [...]
i capelli di trump 9
DONALD TRUMP E KIM JONG UN
trump kim jong un
DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO…
DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA…
DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL…
FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI…
DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA…
DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA…