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ECCONE UN ALTRO CHE “TEME L’OCCIDENTE PIÙ DI PUTIN” (COME BUTTAFUOCO) – GIORGIO STARACE, EX AMBASCIATORE ITALIANO A MOSCA, HA CELEBRATO IL 9 MAGGIO (IL “GIORNO DELLA VITTORIA” DELL’URSS NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE) A VILLA ABAMELEK, RESIDENZA DELL’AMBASCIATORE RUSSO A ROMA: HA PIANTATO UN ULIVO ASSIEME AL PADRONE DI CASA, L’AMBASCIATORE ALEXEY PARAMONOV – STARACE ERA AMBASCIATORE QUANDO A MOSCA, COME ADDETTO MILITARE, ARRIVÒ IL GENERALE ROBERTO VANNACCI, CHE SI LANCIÒ IN DUE PREVISIONI ARDITE. LA PRIMA: “NON CI SARÀ UN CONFLITTO IN UCRAINA”. LA SECONDA: “I RUSSI IN UN PAIO DI SETTIMANE OTTERRANNO LA CAPITOLAZIONE DI KIEV”
PIETRANGELO BUTTAFUOCO AL "FIENILE" DI ZAIA: “TEMO L’OCCIDENTE PIU’ DI PUTIN”
PUTIN, VANNACCI E LA DIPLOMAZIA DEGLI ULIVI NELLA «ROMA RUSSA»
Estratto da “Strategikon”, la newsletter di Gabriele Carrer per www.linkiesta.it
roberto vannacci a soldati ditalia 3
Ci era stato spiegato che a capire poco di Russia [...] in quel dell’ambasciata italiana a Mosca, poco prima dell’invasione, era una persona in particolare: l’addetto militare, [...] Roberto Vannacci, [...] diventato poi politico, numero due nella Lega di Matteo Salvini e oggi leader di Futuro nazionale.
Vannacci, prima che i carri armati di Putin varcassero i confini ucraini, si diceva convinto che non ci sarebbe stato «un conflitto di vaste proporzioni».
Giorgio Starace e Alexey Paramonov insieme a villa Abamelek per il giorno della vittoria
E quando, pochi giorni dopo, Putin annunciò la sua «operazione militare speciale», sceglieva «un’espressione colorita: i russi entrano in Ucraina “come un coltello nel burro”», prevedendo che «in un paio di settimane» avrebbero raggiunto Kyjiv e «ottenuto la capitolazione» del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
A raccontarlo è stata, nel suo libro “La pace difficile. Diari di un ambasciatore a Mosca” (Mario Pagliai Editore) pubblicato l’anno scorso, Giorgio Starace, che al tempo era l’ambasciatore italiano a Mosca.
Giorgio Starace - La pace difficile. Diari di un ambasciatore a Mosca
Uno che ha un fratello, Francesco, che nello stesso periodo era amministratore delegato di Enel, azienda energetica di cui lo Stato italiano è ancora principale azionista e che aveva diversi affari proprio in Russia, tanto da aver deciso di cedere i suoi asset a Gazprom e Lukoil pochi mesi dopo l’invasione dell’Ucraina grazie a una deroga [...] a un decreto presidenziale che vietava qualunque cessione di asset russi da parte di società estere.
Il 9 maggio Starace era a Villa Abamelek, residenza dell’ambasciatore russo a Roma, a celebrare l’81° anniversario della vittoria dell’Unione Sovietica nella Seconda guerra mondiale.
[...]
A Villa Abamelek Starace ha piantato un uliveto assieme al padrone di casa, l’ambasciatore Alexey Paramonov – uno che prima dell’inizio del suo mandato a Roma aveva minacciato l’allora ministro della Difesa Lorenzo Guerini e in meno di tre anni nel ruolo di capo missione ha inanellato vari affondi al governo Meloni e perfino al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e ha pure ospitato eventi in cui viene paventato l’utilizzo della bomba atomica sull’Italia.
Con loro Fabio Saccoccio, presidente della società italiana 2G Olearia, sulla cui pagina Facebook campeggia una foto con il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida.
Paramonov ha raccontato questo gesto sulla sua pagina Telegram, dicendo che loro vogliono andare «contro la tendenza dominante in Europa a militarizzarsi e a preparare la guerra. Un altro forte segnale al Quirinale e a Palazzo Chigi da parte della “Roma russa”».
A questo punto, forse, il problema non era soltanto chi all’ambasciata sbagliava previsioni sui carri armati russi. Ma anche chi, mentre Mosca invade l’Ucraina, continuava serenamente a piantare ulivi e coltivare relazioni come se nulla fosse.
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