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“IN SICILIA, COME ALLE POLITICHE DEL 2018, SARA’ SCONTRO TRA DESTRA E M5S" - MACALUSO: “IL PD E’ SPAPPOLATO. SI VANTA DI AVER CONQUISTATO IL COMUNE DI PALERMO MA NEL CAPOLUOGO HA VINTO ORLANDO, IL PD NON HA PRESENTATO NEMMENO IL SUO SIMBOLO E I CONSIGLIERI DEM ELETTI SONO SOLO DUE…”
Mauro Favale per “la Repubblica”
La Sicilia come laboratorio politico?
«Sì, ma un laboratorio scadente, grazie al quale si vedono i malanni che attraversano la regione e un sistema politico italiano ormai spappolato».
Emanuele Macaluso, 93 anni, originario di Caltanissetta, in Sicilia è stato tante cose: segretario della Cgil locale, segretario regionale del Pci, parlamentare dell'assemblea regionale. Cariche rivestite in anni in cui «esisteva una classe dirigente».
Sottinteso: ora non esiste più?
«No. Prendiamo il Pd, un aggregato politico elettorale che si vanta di aver conquistato il Comune di Palermo. Ma nel capoluogo ha vinto Orlando, il Pd non ha presentato nemmeno il suo simbolo e i consiglieri Dem eletti sono solo 2».
A novembre si vota in Regione e il Pd punta a replicare l'alleanza larga che ha portato alla vittoria di Palermo.
«Da un lato tentano l'accordo con Mdp ma dall'altro vogliono che ci sia anche il partito di Alfano. E il ministro degli Esteri cosa fa dire al suo uomo in Sicilia, Giuseppe Castiglione? "Stiamo aspettando che da Berlusconi arrivi un segnale, intanto il dialogo avviato col Pd mi sembra abbastanza serio". Che è come dire: "Questo o quello, per me pari sono"».
A sfruttare questo clima potrebbero essere i 5 Stelle
«Che, a loro volta, sono modestissimi personaggi che non hanno né stoffa né cultura politica, un gruppo radunato attraverso il web, senza una radice, una storia o un progetto. Si è visto a Roma: la capitale doveva risorgere con loro è stata affossata».
Un pronostico secco?
«Se le cose restano così credo che la competizione sarà tra M5S e la destra. È questo il laboratorio di quello che potrebbe accadere alle Politiche».
Renzi, però, ha già detto che il voto in regione non sarà un test nazionale.
«Come fa il segretario di questa specie di partito a dire così? Come fa un voto in Sicilia a essere derubricato a voto locale? Manco fosse l' elezione di un piccolo comune».
Il centrosinistra non ha ancora un candidato.
«Ci hanno provato con Grasso, ma bene ha fatto il presidente del Senato a rifiutare. Lo trovo un passo inaudito da parte di Renzi. Segno di come vengono considerate le Istituzioni».
Il centrosinistra, insomma, è destinato alla sconfitta?
«Sono amareggiato e preoccupato. Se anche Rosario Crocetta si presenterà con la sua lista, seppure da sconfitto, toglierà voti al centrosinistra, non alla destra o ai grillini. Nessuno parla di programmi, di problemi da affrontare, di scelte economiche e sociali, di un progetto politico su cui dividersi, di un' autonomia regionale nata per colmare le distanze tra i giovani della Sicilia e quelli del nord e che, invece, ha portato ad allargare la forbice delle differenze. C' è solo una marmellata in cui navigano tutti, uno spappolamento del sistema politico, specchio di quello nazionale».
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